Grazie Livorno: Allegri, De Raffaele e il derby di basket

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Giorgia ha voluto che l’accompagnassi al cinema a vedere Forever Young – Les Amandiers di Valeria Bruni Tedeschi in concorso (con poco successo) lo scorso fine maggio al Festival di Cannes. Un film di cui non posso nemmeno dir male, anche perché non ho la presunzione di poterlo fare, altrimenti sarei uguale all’Ettore il Messi(n)a che s’arroga il diritto di mettere il becco su qualsiasi cosa della nostra palla nel cestino dimenticandosi che era un bravissimo allenatore e che questo è ancora oggi il suo vero e unico mestiere, non certo quello del presidente operativo dell’Armani che in soldoni svende e compra giocatori che strapaga, eccezione fatta per gli impagabili Shavon Shields, Kyle Hines e (forse) Nicolò Melli. E che ha le mani in pasta un po’ dovunque, nella federazione di Giannino come tra gli arbitri di Citofonare LaMonica, nei giornali di regime o nella Lega del povero Gandini, quando invece dovrebbe tenerle ben sprofondate in tasca e senza fischiettare. Spiegandoci piuttosto come mai con dieci stranieri di qualità e sette azzurri in squadra è vergognosamente ultimo in classifica in EuroLega con otto sconfitte nelle ultime otto partite non giustificabili con l’assenza di quattro cinque stelline. O affidando questo proibitivo incarico a Ciccioblack Tranquillo che in un’intervista a una radio satellite sulla (presunta) crisi dell’Olimpia ha parlato per trequarti d’ora d’aria fritta nemmeno lontanamente ipotizzando una minima colpa del Trinacriciuto di Catania. Il quale per la verità avrebbe anche fatto finta quindici giorni fa di dimettersi proponendolo allo specchio delle sue brame che gli ha risposto meravigliato: “E a me lo domandi? Tu sei il presidente e l’allenatore. Tu tutto comandi e decidi. Ma rinunciare a due simili contratti milionari è, scusami, da scemi per non dire da folli. A meno che non ti dia un calcio sul sedere il Supremo, ma a Giorgio Armani, che è innamorato di te e ti lascia sparare in panchina persino le parolacce più oscene, questa eventualità non gli passerà per l’anticamera del cervello nemmeno se non ti riuscisse di rivincere lo scudetto pur col doppio del budget di Don Gel Scariolo”.

Avevo promesso a me stesso, avvicinandosi il Natale, che non avrei più parlato di Messi(n)a e di Armani. Perché anch’io sarei stanco di questo tormentone, anche se è il sale della mia satira, e infatti non mi curerò più di Milano – lo giuro – da qui al prossimo anno. Qualsiasi cosa nel frattempo succeda. Ovvero, più precisamente, sino al primo lunedì del 2023 quando alla Segafredo Arena, il 2 gennaio, la Virtus riceverà la visita della squadra dell’allenatore che aveva tanto amato all’inizio del secolo e che adesso invece non vuole più vedere neanche dipinto su un quadro dimenticato nello sgabuzzino in soffitta come quello che ha fatto togliere Luca Baraldi dal corridoio dei trofei della palestra Porelli. Anzi, siccome in fondo in fondo gli voglio bene come mestrino acquisito e bravo ragazzo cresciuto nel campetto dell’oratorio di via Aleardi, gli regalo questa dritta per le prossime sfide al Forum o all’estero: non le faccia più raccontare in diretta da Ciccioblack perché non so se se ne sia accorto, ma l’amico fraterno, che sempre lo tratta coi guanti di seta, non ha ancora vinto una sola partita da lui urlata su Sky nelle prime dodici giornate d’EuroLega. Comprese quelle della Segafredo. Tanto che Massimo Zanetti, non so se sia vero, ne raccontano tante nei bar di Bologna, ma ogni qual volta sente Tranquillo strillare in televisione “sublime, straordinario, clamoroso assist di Milos Teodosic” s’affretta a toccar subito ferro e pure qualcos’altro. Anche se ieri sera la disarmante partita delle vu nere al Pireo è stata commentata, per altro assai bene e a ruota libera, da Geri De Rosa e Andrea Meneghin, e in questo caso la buona fortuna o la malasorte, quando ne prendi 117 dall’Olympiacos e perdi di 46 punti, non sono state dal re del caffè molto arrabbiato (e senza zucchero) nemmeno tirate in ballo di striscio.

Saltando d’onta in onta è stata così per me una settimana di basket molto difficile da digerire soprattutto se appesantita dagli ultimi quindici giorni d’accuse odiose solo contro la Juve d’Andrea Agnelli e i suoi complici. Onde per cui mi era sul serio passata la voglia di scrivere persino dell’incomprensibile e mortificante esonero di Max Chef Menetti dalla piccola Reggio Emilia o della guerra che l’Anonimo Veneziano ha grottescamente scatenato contro la Reyer neanche gli avesse molestato la sorella o di Paolo Vazzoler che avrebbe tutte le ragioni di questo mondo per lasciare presto in mutande Treviso e il suo squattrinato consorzio. Né men che meno sono stato sfiorato dall’ipotesi di potermi insudiciare le mani con il pallone dei Ceferin o del Qatar perché dell’eventuale quanto improbabile esclusione dei bianconeri dalle coppe europee e dalla serie A non me ne importa proprio un fico secco. Decidano pure tutto quello che vogliono. Tanto a me va pure bene che la Vecchia Signora si ritiri anche subito in pensione godendosi finalmente gli ultimi nove scudetti che ha vinto di fila. O le volete rubare anche quelli? Ed è quindi scontato che per tutte queste ragioni mia figlia, vedendomi comunque giù di corda o volendomi allontanare dai cattivi pensieri, mi abbia chiesto d’andare insieme a lei al cinema e io non abbia saputo dirle di no, ma del film della sorella della bella moglie dell’ex presidente Nicolas Sarkozy, magari sbagliando, ho visto poco più di mezzora e poi sono scappato precipitevolissimevolmente con un’angoscia addosso che non vi dico. La stessa che ha condiviso in buona parte anche Adriano De Grandis nella sua recensione di Forever Youg – Les Amandiers che ha scritto durante il Festival di Cannes dandogli alla fin fine un crudele 6 in pagella che si capisce abbia anche tirato per i capelli.

E’ ovvio che tornerò presto a occuparmi di tutta la carne che oggi pomeriggio ho buttato sul fuoco anche perché a nessuno, mi conoscete, la lascio mai passar liscia. Men che meno alle Signore e Signori di Reggio Emilia o ai Cairo e ai De Laurentiis dei miei stivali, ma, se non voglio arrivar tardi alla partita del Taliercio tra la Reyer e la Germani Brescia di Alessandro Magro, riconfermato alla guida dell’Under 20 azzurra, devo affrettarmi a concludere l’articolo. E allora, a sommi capi, vi confesso subito chi è riuscito invece a farmi cambiar d’umore in settimana come vi avevo anticipato nel titolo. In una parola sola: Livorno. E i quasi ottomila paganti che hanno assistito al derby stracittadino di serie B (nella foto) che non importa se l’ha vinto la Pielle o la Libertas perché giovedì hanno comunque trionfato i suoi inguaribili appassionati tifosi di pallacanestro. Livorno e gli illustri figli: Max Acciuga Allegri del quartiere di Coteto e Walter Ray-ban De Raffaele di Ovosodo. Che alle ciance hanno sempre preferito rispondere con i fatti (e gli scudetti) e che, prima di Mancini e di Pozzecco, avrebbero meritato d’allenare la nazionale. Per non parlare del mio Basket Mestre, leader a sorpresa in B dopo aver battuto l’Orzinuovi di Marco Calvani, e della matricola Cividale del Pilla Pillastrini che in A2 mercoledì ha prevalso d’un punto sulla capolista Udine di Boniciolli. Due straordinari eventi che infatti hanno già provveduto a ricaricarmi a molla per il prossimo pezzo assolutamente da non perdere. Garantito al limone, dovete credermi.