Monna Lisa Vittozzi e l’oro che io sognavo da ben 38 anni

               16+1 febbraio 2026, martedì                    Le mie Olimpiadi sono finite domenica. Parlo sul serio e non cambierò idea. Spero. Con questo non è detto che non le seguirò più da qui alla cerimonia di chiusura dei Giochi dall’Arena di Verona. Che, se fossero ancora commentati dal direttore di Raisport, probabilmente già ex, Paolo Petrecca, sarebbe scambiata per il Colosseo di Roma capitale. Capitale de che? mi chiederebbe quello che io chiamo satiricamente Meo Petrecca. O anche Paolo Patacca. Insomma ci siamo capiti. Il mezzo milione di capitale che hai fatto spendere, caro il mio Patacca, per le collaboratrici esterne, tutte per carità molto carine, all’azienda che da viale Mazzini si è dovuta trasferire in via Alessandro Severo, al civico 246, non riuscendo più a pagare il vecchio affitto troppo oneroso. In verità, al posto dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi, io per assurdo, portando in tasca la tessera del Pd, avrei risparmiato mandando anche domani in pensione Bruno Vespa o Antonella Clerici  che i 61 anni per la pensione anticipata li ha già compiuti nel 2024 ed è dalla Prova del cuoco del 2000 che sbaglia a fare la carbonara che è sempre troppa scotta o scotta. Dipende dagli impegnativi indovinelli che la mattina si deve inventare. Volendo essere più brava di Stefano Bartezzaghi. Che è il preferito di DindonDan e della mia Tigre. Come oggi dopo mezzogiorno quando ha domandato ad una casalinga che aveva fatto sì e no gli esami di terza media: “Quanti sono i sette re di Roma”. E proprio a me lo devi chiedere?

La vostra Giorgina, da non confondere con la mia che è la mamma di Rocco, mio nipote, in verità si sarebbe liberata del Patacca fa un bel pezzo, ma piuttosto che dare ragione a quei comunisti di Raisport che si sono messi in agitazione togliendo tutte le loro firme dai Giochi invernali in corso e programmando molto presto pure tre giorni di sciopero, avrebbe persino riso alla barzelletta sul suo governo. Che ha ridotto non dico la pressione fiscale, che è salita invece alla quota record del 42,8 per cento sotto l’albero dello scorso Natale, ma almeno il prezzo della benzina e del gasolio togliendo le accise. Campa cavallo. E comunque, come vi avevo anticipato da tempo, ha intanto deciso che Auro Bulbarelli, in quota alla Lega di Matteo Salvini  sostenuto dall’Ossimoro, ovvero LaVerità di Maurizio Belpietro, che mi è più simpatico di un manico di scopa, racconterà alle 20, quando sarò già a letto senza cena, la cerimonia di chiusura di domenica dal palco dell’anfiteatro veronese. Dove si esibirà anche Achille Lauro. Un esempio olimpico per tutti i giovani del mondo. Pèso el tacòn del buso. Devo tradurre? Spero che almeno questo sappiate fare.

Dicevo che le mie Olimpiadi sono davvero finite domenica con l’oro di Monna Lisa Vittozzi nella 10 chilometri d’inseguimento del biathlon, la più pregiata medaglia azzurra in questi Giochi di Cortina e Anterselva dopo l’incredibile doppietta di Federica Brignone nel superG e nel gigante. Ma non potrò mai perdonarmi di non aver seguito in diretta su Eurosport insieme a Dario Pupo e Max Ambesi un oro olimpico che rincorrevo col cuore in mano da quando a Calgary 1988 il Decano dei decani, il meraviglioso Carlo Gobbi della Gazzetta dello sport, mi prese per mano e mi spiegò per filo e per segno con una pazienza infinita cosa mai fosse questo benedetto sport della neve con gli sci da fondo e lo schioppo in spalla. Nel quale proprio in quella edizione dei Giochi, e del doppio oro di Alberto Tomba in gigante e speciale dopo il quinto posto ottenuto in superG, Johann Passler conquistò il bronzo nella 20 chilometri e, con lui, pure Gottlieb Taschler, Andreas Zingerle e Werner Kiem in staffetta 4X10 km.

E’ da quel febbraio di 38 anni fa che aspettavo una domenica così nell’emozionante disciplina che ho sempre messo sul podio delle mie preferite nelle gare dei Cinque cerchi invernali. Dopo aver imparato che nel biathlon non esistono i “se” e i “ma”, altrimenti chissà di quanti titoli olimpici l’Italia si sarebbe appropriata ancora con Zingerle a Les Saisies e Lillehammer, ma soprattutto con Nathalie Santer e Dorothea Wierer, oltre a Pieralberto Carrara, argento a Nagano, prima che con la fantastica sappadina metà veneta e metà friulana centrasse la medaglia più sognata. Almeno dal vostro scriba con la pessima abitudine che ha, e che devo assolutamente perdere, di vedere in registrata tutti gli eventi della terra che mi voglio gustare. Così finisce che domenica sul calar della sera la Tigre mi piombi nello studiolo felice d’annunciarmi che oltre a Federica e Monna Lisa avevamo vinto altre due medaglie: d’argento nello snowboard di coppia con Michela Moioli e Lorenzo Sommariva e di bronzo persino nello sci di fondo a Tesero con la staffetta alternando la tecnica classica allo skating. Come andava prevedendo da mesi Federico Pellegrino. E io che non volevo credergli. Con chi, di grazia? gli domandavo scettico. E lui con Martino Carollo, per esempio, in terza frazione che mi passa il testimone per lo sprint finale. Indovinando tutto in pieno. Come avesse già vissuto la 4X10 in sogno.

Domenica è stata l’ultima volta che ho visto una gara dell’Olimpiade che m’interessa o una partitissima in registrata. L’avevo giurato. E difatti sono ricaduto oggi nello stesso grossolano e mi auguro non patologico errore. Non si deve mai giurare, aveva raccomandato Don Gianni nella predica della messa a San Girolamo, la piccola chiesa di Mestre a cui sono molto affezionato. E infatti ho di nuovo peccato. Però stavolta, prima di sedermi al computer, ho almeno spento il telefonino e pregato la Tigre di non dirmi nulla della Milano Cortina 2026 e soprattutto della 4×7,5 di biathlon con Braunhofer, Hofer, Giacomel e Romanin in quest’ordine di frazioni che spero di sbagliarmi ma non mi sfagiola molto. Oltre che di Galatasaray-Juventus di Champions.  Ma da domani si volta pagina. Mi vedrò in diretta le due manche dello slalom delle azzurre e nel pomeriggio la staffetta di Wierer e Vittozzi (nella mia foto, ndr), spero con Auchentaller e Passler. E non di sicuro, nemmeno in differita, l’Inter di Chivu e Mar(m)otta che mi hanno disgustato nella loro patetica difesa di quell’imbroglione patentato di Bestioni. Che ho provveduto a cancellare assieme al Ringhio Gattuso che blaterà e blaterà onestà a fiumi e poi convoca Bastoni in nazionale. Nemmeno fosse Chiellini o Barzagli. Tutti eguali.

P.s. 1: basta con le Mie Olimpiadi. Lo ripeto. Se non a spizzichi e bocconi e solo per il conto lusinghiero delle medaglie italiane. Confermando che la pista del bob è stata una spesa inutile e più che altro un capriccio di Luka Zaja. Come il ponte sullo Stretto del Salvini che per fortuna non si farà mai. A Doha sul cemento del Qatar (senza la u) è tornato a giocare Yannik Sinner che ha asfaltato Tomas Mach (6-1 6-4) e domani negli ottavi penso che farà lo stesso alle 17.30 con l’australiano Popyrin. Mentre Tommaso Berrettini nell’Atp 500 di Rio de Janeiro ha battuto sulla terra rossa il cileno Barrios Vera con un cinin più di fatica (7-6 7-5). Il tennis, la mia passione. Però non più della pallacanestro che negli ultimi tempi mi è andata parecchio di traverso e che comunque ho sempre seguito di straforo. Da domani a Torino comincia la Final Eight di Coppa Italia con i quarti: Brescia-Udine alle 18 e Milano-Trieste alle 20.45. Che magari commenterò dopo cena. Quest’anno potrebbe essere la volta buona della Reyer come squadra a sorpresa che parte favorita dopo gli inattesi trionfi di Coppa Italia negli ultimi tre anni di Brescia, Napoli e Trento. E domenica la Reyer di Spahija è riuscita a perdere in casa con Reggio Emilia. Come di più non avrebbe potuto fare.

P.S. 2: Stasera non me ne posso di nuovo dimenticare. I tre aforismi allora di Francesco Sarti che piacciono molto pure ai mie aficionados. Dal libro A sogni in faccia. Conversazioni: “Se l’accento cade, non è il caso di rialzarlo”. “L’attenzione, una volta prestata, andrebbe restituita”. “Anche le battute pronte fanno falsa partenza”. Altro che il calendario geniale che di geniale offre davvero poco. Per non dire niente. Come la nostra nazionale di basket. Sperando che Luca Banchi convochi solo i migliori, non i raccomandati dagli agenti e dai parenti. Come non è proprio da lui.