La Virtus vola, la Reyer scoppia, Udine c’è, Trapani è fuori…

                 12 gennaio 2026, lunedì                  Tutti in carrozza, si parte. E si torna a casa. Magari. Ma quando? Dalle 21.00 c’è lo sciopero dei treni e stavolta fanno sul serio. Per ventiquattr’ore. Se è contro il regime di Giorgia Meloni, mi sta anche bene. E s’incazzino pure i Salvini col Prezzemolo (Antonio Tajani) che sono immangiabili. Il churrasco del Porcao della Bovisa nella cena 90 anni di Dan Peterson era invece fantastico. Molto meno la samba ad altissimo volume, ma questo ve l’ho già raccontato ieri. Chiamando Danilo il grande Vittorio Gallinari e così un amico, si fa per dire, padovano di Fb mi ha chiesto se ho la teresina. Può darsi. Da buon veneziano comunque non impazzisco per i patavini perché sanno tutto loro con la puzzetta al naso. Ad eccezione del loro primo cittadino, Sergio Giordani, e di Giorgio Borile, che è dal secolo scorso che salta da una tv privata all’altra soffrendo da matti per i bianco-scudati, ma non ha ancora stufato. E’ mezzanotte, anzi lo era. Chiamo un taxista che mi porti alla stazione centrale. Mi scusi, mi fa molto educatamente, ma lo sa che c’è lo sciopero delle ferrovie sino alle 21? Certo, ma volevo vedere se un Italo magari parte sabato. Io l’avrei prenotato alle 14.09: carrozza 3, posto 35. “Non credo che lo prenderà mai. E comunque a quest’ora in stazione non le consiglio d’andare: c’è brutta gente, è molto pericoloso. Chiamo io Italo, se vuole”. Grazie, troppo gentile.

Sento anch’io la centralinista di Italo poco rassicurante col vivavoce: “Le posso garantire forse, sottolineo forse, un treno alle 19.35 che però non sarà a Venezia-Mestre prima delle 22.30 se le andrà di lusso visto che l’intercity dovrà che fare anche il giro per Bologna essendo interrotto il tratto ad alta velocità Brescia-Verona ”. Un disastro. Che Empoli 36 mi legge dallo specchietto subito in faccia. Difatti, svelto, mi propone di portarmi lui il laguna. Ad un buon prezzo. Che trattiamo. Ed intanto m’accompagna in albergo dove avevo lasciato la borsa e il computer per volare al cinema Arlecchino. Dove venerdì mi sono commosso alla proiezione della prima dell’appassionante docu-film costruito con grande semplicità e buon gusto: “Dan Peterson, per sempre numero uno”. Dal Cile a Nanni Loi. Passando per la Virtus dell’avvocato Porelli che venne a Mestre, nel piccolo palazzetto del Coni, con DinDonDan appresso, la chitarra e i calzoni a zampa d’elefante, per prendersi Renato Villalta che costava allora 400 milioni di lire e portarselo a Bologna.

Il film uscirà a marzo in 1200 sale d’Italia e poi su Prime Video. Realizzato da Luca Carcano. E intanto la vita d’inviato per oltre vent’anni al Giorno di Milano che mi scorreva davanti rapidamente: la Banda Bassotti, i tifosi greci che tiravano le dracme addosso a Meneghin gridandogli “Dino Dino Cicciolino” in ricordo della pornodiva Ilona Staller appena eletta alla Camera dei Deputati nelle file del partito Radicale. Amarcord e aneddotti a valanga: lrimonta con l’Aris Salonicco di 31 punti, gli scudetti dell’Olimpia di via Caltanissetta e le due Coppe dei Campioni nelle finali di Losanna e a Bruges, quando mi trattennero un paio d’ore all’aeroporto di Linate credendomi in possesso di stupefacenti. Con l’amico Acciughino Pittis che urlava scherzando: “E’ solo drogato di sonno: abbiamo fatto balla alta per tutta la notte”. Ma intanto mi sono ritrovato nudo davanti al capitano della finanza, poi trasferito in Barbagia, che mi ha infilato un dito in quel posto come si fa per la prostata e non ha trovato la cocaina che andava cercando.

Questa ve la devo raccontare perché è troppo bella era stato il mio incipit del pezzo di ieri, ma poi, come spesso m’accade, mi sono perso strada facendo come Claudio Baglioni: prima al Palaverde, dove non ho ancora capito come Treviso abbia potuto battere Varese mentre i suoi tifosi dalla curva tiravano dietro rotoli di carte igienica ai dirigenti della società e del consorzio. E poi al Taliercio, dove ad una manciata di minuto dalla fine del primo tempo, con la Reyer avanti di una quindicina di punti, che poi all’intervallo sono diventati anche diciotto, Napoleone Brugnaro si è alzato dalla sua sedia in prima fila ed è andato ad abbracciare e consolare Massimo Zanetti, il patron della Virtus. E pure qui ci ho capito poco. Fa niente. Fatto sta che come l’anno scorso nei playoff sono bastati gli ultimi tre minuti con Shengelia malandato sul parquet per eliminare l’Umana, così ieri ancora meno per passare dal 72-67 al 75-81 finale con il solo Morgan grande protagonista, sostenuto magari dai soliti Hackett e Pajola, ma soprattutto sempre con Olivetta Spahija in panchina che non sapeva su quali specchi arrampicarsi.

Su Venezia orogranata dovrei fare un lungo discorso, ma non ne è proprio voglia adesso. Certo è che mi piacerebbe davvero sapere in quale club di pallavolo è cresciuto Chris Horton prima di finire a Trapani. Che nel pomeriggio è stata esclusa dalla serie A con la conseguente perdita di tutte le partite disputate dalla squadra del magnificato Valerio Antonini. Che Giannino Petrucci e la nuova Lega della Banda Osiris non avrebbero quest’estate dovuto nemmeno iscrivere al campionato come andavo scrivendo da quasi un anno. In più appena una sarà la società che retrocederà in A2 in questa angosciante stagione. Oggi come oggi Cantù e non più Treviso. Da non credere.

Però adesso vi finisco di raccontare la mia follia di venerdì notte. Quando all’una con un uno dei miei per fortuna non abituali colpi da matto ho accettato la proposta di Empoli 36 che in taxi mi ha condotto da Milano a Mestre dopo aver pagato mezzo pernottamento di cinque minuti ad uno degli hotel della catena dei Melia. Quanto mi sono costati quei 280 chilometri a 130 all’ora in autostrada non ve lo dirò mai. Neanche sotto tortura. So che alle quattro ero già a letto e che così non mi sono perso al pomeriggio né Reggiana-Venezia 1-3 in diretta televisiva su Dazn con uno straordinario Kelvin Yeboah, che potrebbe benissimo giocare titolare nella Juve di Luciano Spalletti. Ma ci tenevo soprattutto a vedere la sera di sabato il duello tra la Mestre e Forlì che mai pensato potesse finire in quel modo: 55-83 per i romagnoli d’Antimo Martino, premio Reverberi nell’anno 2020 come Paolo Vazzoler e il vostro scriba. Meno 28: la sconfitta più pesante e brutta della stagione. Nonostante un solo canestro di Pietro Aradori. Devo preoccuparmi? Non credo e comunque una risposta l’avrà Mattia Ferrari giovedì nel recupero con Bergamo che ha gli stessi punti in classifica della Gemini e un presidente, Stefano Mascio, che sembra avere lo stesso difettuccio di Antonini: fa fatica a pagare gli stipendi. E per questo stamane Alessandro Ramagli avrebbe dato le dimissioni poi smentite o non accolte: la sostanza è la stessa.

N.B.: stavolta ho fatto davvero tardi e me ne scuso. Ma per darvi la classifica aggiornata del girone d’andata della regular season e la conseguente composizione dei quarti di finale delle Final Eight di Coppa Italia a Torino, m’è toccato spararmi il posticipo del dopo cena tra Napoli e Milano. E mi sono addormentato di brutto sulla poltrona. Allo sprint ha vinto comunque 71-77 l’Armani del predestinato e imbattuto in campionato Peppe Poeta. Onde per cui la classifica è ora: 1. Bologna 24 punti, 2. Brescia 24, 3. Milano 22, 4.Venezia 20, 5. Tortona 18, 6. Trieste 14, 7. Udine 12, 8. Napoli 12, 9. Cremona 9, 10. Trento 12, 11. Varese 10, 12. Sassari 10, 13. Reggio Emilia 8, 14. Treviso 6, 15. e ultima Cantù 6. Questi invece gli accoppiamenti di Coppa Italia: Virtus-Napoli, Brescia-Udine, Milano-Trieste e Venezia-Tortona. Mentre Trento, campionessa di Coppa Italia in carica, è stata esclusa per colpa di Trapani esclusa dalla serie A 2025-26: non mi sembra una cosa giusta. Soprattutto per il miglior presidente del Belpaese: Luigi Longhi.

N.B. bis: nella foto Derrick Alston vola dopo aver schiacciato la palla della vittoria della Virtus sulla Reyer ieri al Taliercio (foto MorstuavitaPea).