11 gennaio 2026, domenica Questa ve la devo proprio raccontare perché è troppo bella. Nonostante avessi giurato che non avrei scritto sul mio blog Mors tua vita Pea, alias www.claudiopea.it, prima di domani. Ma ne dico tante e non dovete sempre credermi. Anche che non sarei più andato a vedere la Reyer finché la Lega del basket avesse ancora permesso a Federico Casarin di sedersi in panchina tra Olivetta Spahija e il tavolo dei giudici. Non dovrebbero consentirglielo nemmeno i tre arbitri di oggi che saranno al fischio d’inizio delle 18.30 Guido Giovannetti di Barletta, che non mi dispiace, Antonio Bartolomeo di San Pietro Vernotico, che scusate l’ignoranza ma non so nemmeno dove cavolo si trovi, e Matteo Lucotti di Binasco che credo sia tra Milano e Pavia separate dall’alveo del Ticinello. Ne so una più del diavolo, altro che storie! E comunque non penso che Giovannetti, Bartolomeo e Lucotti abbiano un coraggio da leoni e facciano accomodare il Pesciolino Rosso in tribuna accanto al fedelissimo Eugenio Dalmasson come succede in EuroCup. In quanto il mestrino è, oltre che presidente dell’Umana senza portafoglio, pure vicepresidente federale vicario. Il che significa che se Petrucci dovesse lasciare il suo posto in Fip, alla quale è incollato col cemento armato da qualche lustro a questa parte, sarebbe Casarin il suo naturale successore. Per amor di Dio!
Ora che Giannino lasci la presidenza prima dei suoi primi novant’anni portati magari non così bene rispetto all’imbattibile Dan Peterson, ma quasi, credo sia un’ipotesi che non sta né in cielo né in terra. A meno che non sganci la mia bomba ad orologeria ed allora salterebbe in aria non solo Giannino, ma anche il Pesciolino Rosso e tutta la Lega della Banda Osiris. E non sto scherzando. Tempo al tempo. Però adesso devo scappare a Treviso perché non voglio assolutamente perdermi di vedere la Nutribullet del povero Marcelo Nicola che si gioca l’ultima chanche di salvezza alle 16.00 contro l’assatanata Varese della strana coppia Toto Bulgheroni–Luis Scola che vorrebbe disputare la prossima Final Eight di Coppa Italia a Torino.
L’ho promesso venerdì a Riccardo Pittis che oggi ci saremmo visti al Palaverde per fare due chiacchiere di pallacanestro. Nella churrascaria di Milano al Porcao, durante la cena del compleanno di Dan Peterson, c’era infatti troppo casino e la musica della samba troppo alta anche solo per dirsi “ciao”: difatti ho dovuto gridarglielo. E il mio Acciughino ha quasi perso la voce per presentarmi alla sua bella fidanzata trevigiana. Alla quale si unirà in matrimonio tra una decina di giorni. In verità mi sarebbe anche piaciuto dopo il primo mio scoop del 2026 (le nozze di Pittis) chiacchierare pure con Danilo Gallinari, con il quale ho fatto finalmente pace, parlando per esempio della famosa 1-3-1 del Coach, di cui lui era veramente l’uomo di punta. O ricordando a Franco Boselli, il gemello di Dino, di quella volta in cui si fece impeccabilmente la barba con la schiuma da barba e il rasoio nell’aeroporto di Mosca dopo una notte insonne di ritorno dalla trasferta di Kaunas. Ma per le identiche ragione non è stato possibile. Così come adesso non riesco più a raccontarvi la mia ultima follia di venerdì notte perché altrimenti arrivo tardi al salto della palla a due tra i titani Leon Radosevic e Nate Renfro. Meglio. Perché sono stato davvero un pazzo da legare.
N.B.: nella foto Acciughino Pittis, Danilo Gallinari e Franco Boselli con Laura Verga, la cara moglie di Dan Peterson e il Coach, come lei chiama il suo (in gambissima) sposo. Chiedendo scusa agli amici di Facebook se per un disguido con il mio blogger ho postato questo articolo solo stamattina. Ovvero alle 8.00 del nuovo giorno (lunedì 12 gennaio). Però già anticipandovi la chicca che oggi pomeriggio vi racconterò tutto e di più sulle due rocambolesche partite alle quale ieri ho assistito al Palaverde e al Taliercio. Una dopo l’altra. Con mio nipote Rocco che si è divertito da morire. Per la gioia sfrenata di Treviso e della Virtus. E il grande rammarico di Ioannis Kastridis, il tecnico della Openjobmetis, e di Luigi Brugnaro, il sindaco di Venezia. Che ora, se è onesto, e lo è, devi darmi ragione quando gli ho quest’estate consigliato che era arrivato forse il momento forse di cambiare in fretta registro prima di buttare altri dodici milioni (dichiarati) dalla finestra.