
16 gennaio 2026, venerdì Erano non so quanti giorni che non prendevo in mano un quotidiano. Forse una settimana. Di sicuro da domenica per non avere ancora notizie dell’esibizione di sabato scorso tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz che sul cemento di Seul si sono beccati un paio di milioni di dollari a testa. Pazzesco. Ma non sono tanto scandalizzato per i loro inestimabili guadagni, quanto per la mia sconsiderata e immensa follia. E così magari anche capirete perché non posso più andare avanti di questo passo soltanto per vincere una prestigiosa scommessa con Focherello Fuochi. “L’hai promesso tante volte di scrivere quasi tutti i giorni”, mi ha sfidato quando ci siamo scambiati gli auguri di Natale. E ho abboccato all’amo come una triglia affamata di narcisismo. Difatti avrò anche scritto nelle prime due settimane del 2026 una dozzina di quelli che io chiamo pezzi, qualcuno dei quali anche esageratamente lunghi e di sinistra. Pure a Capodanno e la Befana. Ma adesso basta! Così dal Corriere della sera d’oggi ho potuto finalmente leggere un’intervista sincera della mia amica Paola Pollo, bella quanto brava, a Leo Dell’Orco che parla del suo amore tosto con Giorgio Armani. Che vi riproporrò al più presto.
Intanto mi sono rovinato la vita con le mie mani. Dal momento che, per non sapere niente di niente di quello che poi avrei potuto vedere in registrata televisiva, non solo non ho più sfogliato i quattro o cinque giornali che compro ogni santo giorno, però soprattutto in totale ignoranza sportiva devo ancora seguire alla tivù Sinner-Alcaraz. E passi: in fondo era solo un’esibizione come quella di stamattina a Melbourne tra Pel di carota e Felix Auger-Aliassime, finita 6-4 4-6 10-4 per il nostro campionissimo. Ma soprattutto non so come si sia conclusa Juventus-Cremonese di lunedì che ho lasciato al termine del primo tempo sul 3-0 per i bianconeri di Lucian(in)o Spalletti facilitati da una deviazione casuale di Bremer, da una rete che non conta (e non conto) di Diaz, da un rigore che Yildiz aveva sbagliato e dalla presunzione di Davide Nicola che pure è un allenatore che non mi dispiace ma non poteva pensare d’andare a conquistare i tre punti a Torino all’Allianz Stadium con una truppa d’assalto. Va bene tutto, però non facendo il gradasso.
Il basket è il mio pane quotidiano e quindi l’ho seguito non certo come voglio io, cioè gustando sempre la partita dal vivo, assaporandone le voci e i sospiri, ma comunque abbastanza da vicino. Domenica per esempio ho fatto la doppietta come quando con la Tigre ho stampato Giorgia e Bicio, i miei fantastici gemelli: prima al Palaverde e poi al Taliercio. Confidandovi che da Villorba a Mestre non ci ho messo poi molto in Jaguar. Treviso ha vinto la partita già persa con la Varese di uno straordinario Stewart (34 punti) per merito soprattutto di chi non è stato abbastanza elogiato come si sarebbe invece meritato: Matteo Chillo. Mentre lascio al Maestro Eleni, che chiamò Dan Peterson illo tempore Nano ghiacciato e non gli è stato nemmeno questo da nessuno riconosciuto, il compito di spiegare sapientemente, molto meglio di me, come “la Virtus degli spartani Pajola e Hackett ha rimontato 18 punti alla Reyer diventando squadra appena ha messo in panchina il goloso Edwards e sfruttato Morgan ritrovando il gioco. E perdonandogli persino il suo zero su cinque da tre perché lui almeno gioca come vorrebbe Nikola Ivanovic e non l’agente che controlla le statistiche per venderti al miglior offerente”. Applausi!
Grande Orso. Che sull’Indiscreto, peccaminosamente intertriste, ha dato 10 in pagella alla Virtus e 3 alla Reyer che “ha segnato soltanto 8 punti nell’ultimo quarto cercando poi la scusa d’essere stata picchiata mentre perdeva la mira e palloni decisivi. Una malattia che a Venezia non riescono proprio a curare come succedeva con l’acqua alta. Anche se certi smemorati meriterebbero i piombi come recidivi. Tipo Cole, Horton e l’ultimo Wiltjer che aveva incantato nella prima parte della sfida”. A volte lo chiamo Gesù Cripto perché non capisco con chi se la prende. Per esempio chi è l’agente che controlla le statistiche per poi venderti al miglior offerente? Ne conosco almeno una decina. E Oscar sarebbe stato perfetto, oltre che grande, se avesse dato 1 (uno) o 0 (zero) a Olivetta Spahija. Ma lui difende sempre ad oltranza gli allenatori di qualsiasi specie e razza. E poi stavolta lo zero se lo è meritato tutto Valerio Antonini e la Federazione di Giannino Petrucci e Federico Casarin in qualità di vicepresidente federale vicario che abusivamente si siede in panchina. Scusate se insisto, ma pare che sull’argomento Maurizio Gherardini proprio non ci senta da entrambe le orecchie.
La nuova Lega della Banda Osiris sinora ha fatto con me una cosa sola: mi ha tolto la rassegna stampa nazionale di palla nel cestino della Sifa. Grazie. Dove per carità leggevo con avidità solo Fuochi. E la Repubblica di Bologna non arriva in laguna. Forse Maurizio Bezzecchi, che dal 31 dicembre è andato in pensione, mi viziava oltre i miei meriti, ma non mi lamento. Anche Stefano Valenti è bravo, e lo ha dimostrato in A2, ma forse gli è scocciato che abbia anticipato per primo la sua nomina a capo ufficio stampa della Lega maggiore. Però almeno il nuovo numero di telefonino poteva anche comunicarmelo così non disturbavo Jacopo Cavalli, ex Virtus, al quale Valenti ha passato il vecchio cellulare. A Focherello invece devo fare i complimenti. Ha vinto la scommessa di Natale. Infatti domani non scrivo e neanche dopodomani. E forse nemmeno per tutta la prossima settimana. Avendomi Facebook pure continuamente boicottato da quando ha capito che i suoi amici virtuali, seppur nerazzurri e non certo comunisti, mi apprezzavano lo stesso. Mentre a me Fb sta proprio – detto pari pari – sulle scatole. Continuerò comunque a rompervele su MorstuavitaPea, alias www.claudiopea.it, che va alla grande ed è più libero dell’aria buona che respira. Con l’obiettivo annunciato che anche ai vertici della Federbasket ammettano di leggere la mia satira che invece dice di non digerire soprattutto il Pesciolino Rosso. Che, se non sapete ancora chi sia, chiedetelo al suo caro figliolo che è tornato alle medie della passata stagione (3,2 punti a partita in un quarto d’ora giocato). Difatti a Udine, dove il cittadellese Pierluigi Brotto, a cui non riesce più il botto, l’ha tenuto sul parquet anche troppo, il giovanotto ha avuto un fatturato di ben 5 punti con uno straordinario 1/6 da due e uno 0/3 nelle triple Però! E’ sicuramente un giocatore indispensabile alla nazionale di Luca Banchi, più sfacciato tifoso delle Juve e d’Acciuga Allegri di me, se è possibile.
Come vedete non ho perso la voglia di scrivere divertendomi un sacco se ho già buttato giù un paio di cartelle e non ho ancora finito. Difatti arriverò oltre le tre abbondanti. Vi ho del resto ieri promesso di raccontarvi qualcosa del recupero di A2 del Taliercio e adesso lo faccio. Intanto va detto subito che la Gemini ha perso la terza partita di fila del 2026 dopo Cividale e con Forlì in casa. Stavolta contro Bergamo di cinque punti (85-90). E così ora dovrei farmi frate. Perché alla fine del terzo quarto, con Mestre meravigliosamente avanti di 9 punti (64-55), m’è scappato di dire: “Entro in convento se questa la perdiamo”. Boccaccia mia. Dal momento che Alessandro Ramagli, il tecnico specializzato nelle promozioni in serie A ottenute con Biella nel 2001, con Pesaro nel 2007, con la vu nere di Bologna nel 2017 e con Verona nel 2022, aveva anche perso il nervosissimo Williams (espulso per doppio tecnico). Mentre per Mattia Ferrari il capitano Simone Aromando (19 punti) aveva persino infilato una tripla da più di dieci metri alla scadere del terzo periodo.
Evidentemente non avevo fatto i conti con il diavolo travestito da D’Angelo Harrison che dovevo aver già visto giocare da qualche parte. Ora ricordo: a Treviso nelle ultime due stagioni con Frank Vitucci e prima ancora a Brindisi sempre con l’allenatore veneziano. Come potevo essermelo dimenticato? Un terribile tiratore che, quando non si sveglia con la luna storta, fa canestro da tutti i cantoni. Ieri ha segnato la bellezza di 37 punti. Dei quali ben 17/18 dalla lunetta. Tanti. Troppi per non parlare dei tre arbitri Ursi, Chersicla e Giunta che in verità erano due, entrambi calvi (nella foto generica, ndr) che quando il loro ciuffo di capelli finiva sugli occhi, non vedevano che l’americano dell’Alaska li prendeva per i fondelli simulando un fallo quando non centrava il bersaglio e ottenendo sempre d’andare in lunetta per rifarsi.
Ora non dico che fossero in malafede, questo mai. Però che abbiamo vinto la partita i due direttori di gara pelatipiù che il Gruppo Mascio Man, il mitico gatto di Laura e Dan Peterson, questo è poco ma sicuro. Così come, al contrario, non è assolutamente vero che la Reyer ha perso con la Virtus per colpa di Giovannetti, Bartolomeo e Lucotti. Giovannetti, che pure è uno dei migliori arbitri del Bel Paese, ha permesso infatti che nei primi tre quarti gli orogranata picchiassero come fabbri ferrai ferendo persino a un braccio l’inutile e brutto Edwards e quindi non avrebbero potuto anche pretendere che negli ultimi cinque minuti Hackett e compagni non potessero fare altrettanto. Bene.
Se invece vi preme sapere come passerò il mio tempo nei prossimi giorni senza stancarmi al computer è presto detto. Mi sono abbonato ai distinti centrali per tutto il girone di ritorno del Venezia di Giovannino Stroppa che gioca il miglior calcio in Italia ed è secondo in classifica. Quindi domani sarò certamente a Sant’Elena per la rivincita con il Catanzaro che ha battuto i neroverdi all’andata come nemmeno Alberto Aquilani sa spiegarsi. Poi la sera c’è Cagliari-Juventus che potrei per una volta anche seguire in diretta e contemporaneamente l’anticipo del Paladozza tra la Fortitudo d’Attilio Caja, che difenderà per 40 minuti a zona salvo sorprese, e la Gemini che si è rinforzata con il playmaker Matteo Parravini da Rieti raschiando il fondo del pozzo. Anche se dall’A2 in B retrocederanno due squadre e non più tre e quindi Mestre dovrebbe agevolmente comunque salvarsi. Senza dimenticare che ho una montagna di giornali e riviste ancora da leggere e pure di buoni libri. In primis Scarpette Rosse, la storia dell’Olimpia Milano, che nemmeno sapevo che Werther Pedrazzi stesse scrivendo. Vatti a fidare degli amici.
E, ancora non bastasse, ho sempre da vedere ben quattro match d’EuroLega di cui ovviamente non conosco il risultato: Dubai-Virtus, Armani-Stella Rossa, Fenerbahce-Valencia e il Clasico, Real Madrid-Barcellona, che sta andando in onda. Uno più affascinante dell’altro. Ma soprattutto domenica dall’1.00 di notte per tutto il santo giorno Eurosport–Dazn trasmetterà sui suoi due canali in esclusiva le partite dell’Australian Open con Jashmine Paolini (n.7)-Sasnovich (Biel.) e Cobolli (20)-Fery (Gbr) subito al primo turno. E anche Alcaraz (1)-Walton (Aus). Mentre Sinner (2) scenderà in campo nella Rod Laver Arena solo martedì contro il francese Gaston, 94esimo nel ranking, prima di Lorenzo Musetti all’esordio come numero 5 al mondo contro il belga Collignon. Insomma mi verrà voglia di sprofondare sul sofà e di restare lì incollato per un paio di settimane. Rammentando che c’era volta un re, seduto sul sofà, che disse alla sua serva, raccontami una storia. E quella incominciò: c’era una volta un Re, Sinner o Alcaraz?, seduto sul sofà…
N.B.: da oggi un aforisma al giorno di Francesco Sarti dalla sua raccolta “A sogni in faccia“. Il primo pescato a caso tra trecento uno più gustoso dell’altro. “Se i muri potessero parlare, verrebbero subito abbattuti”. Carina, no? E allora ve ne regalo un altro paio: “Fatalismi: il destino ha le gambe accavallate” e “L’alba ha il cielo, il tramonto un viale“.