Povero Christos, ce l’ha con gli arbitri ma in quale film?

stavropoulos

L’altra sera, in gara 4 di finale, alla Segafredo Arena, Christos Stavropoulos era vestito di tutto punto. In giacca e cravatta. Elegantissimo. Come a teatro. E come abitudine. Appena defilato rispetto alla panchina delle sudaticce scarpette rosse, ma sempre presente. Seduto gomito a gomito al fianco di Claudio Limardi, da undici anni direttore della comunicazione dell’Olimpia con Sergio Scariolo, Luca Banchi, Gelsomio Repesa, Simone Pianigiani e Ettore Messi(n)a: quattro playoff vinti tanti quanti i (suoi) figli. E un quinto in arrivo, di scudetto, lui spera. Insieme alla terza stella di Milano. Zitto e buono per non dire “tranquillo” visto che non voglio fargli subito uno sgarbo accostandolo a Ciccioblack, l’indiscusso capo della Banda Osiris, quello che predicava onestà prima di confessare d’aver preso pure lui il nero di seppia da Siena. Greco ovviamente con un cognome che non solleva dubbi, il general manager dell’Armani è uomo di poche parole che ha fatto l’università a Trieste e si è laureato, credo, in farmacia, ma potrei anche sbagliarmi. E comunque mi sarebbe piaciuto una volta conoscerlo. Magari davanti ad un bel piatto di jota, una zuppa di fagioli e crauti per la quale si racconta che diventasse matto persino Carlo Magno. Voi ci credete? Io no. Ma non importa. I muli di Trieste per me possono inventarsi ciò che vogliono: sono troppo allegri e divertenti, generosi e simpatici. Peccato che per raggiungere quel Povero Christos, il nuovo nomignolo che gli ho dato, dovessi anche l’altra sera in Fiera attraversare la zona minata da Messi(n)a e quindi ci ho rinunciato. Forse anche per sempre. Dal momento che mi è proprio andata di traverso la sparata di Stavropoulos (nella foto, ndr) dopo i due tempi supplementari di una partita che non sarà stata nemmeno bellissima, ma senz’altro elettrica e palpitante come solo il basket ti può offrire.

Non è stata neanche tutta farina del suo sacco. Anzi. “Siamo scioccati per il metro arbitrale e per due chiamate sospette contro Shields: prima l’infrazione di passi, poi il quinto fallo. Il miglior giocatore è stato in campo 44 minuti e ha potuto tirare solo due tiri liberi. Vogliamo essere rispettati”. Ha tuonato il Povero Christos, costretto a farlo da chi non è difficile immaginarlo, sfogandosi tra cento con un solo giornalista, guarda caso della Gazzetta, il buon Matteo Dalla Vite, figlio d’arte, che s’occupa abitualmente di calcio e che non ricordo abbia scritto una riga di pallacanestro negli ultimi due o tre lustri. Quindi dubito che conoscesse anche soltanto di faccia Stavropoulos. O non sarà piuttosto che qualcuno gli ha passato una telefonata? Sia quel che sia, il greco che ha lavorato per quindici anni nell’Olympiacos avendo sempre a che fare con i famosi e incorruttibili fischietti ellenici, non può prendersela adesso con i tre nostri. Che erano Bobo Begnis, Beniamino Manuel Attard e Valerio Grigioni. Ora Begnis, lo sanno tutti, è l’occhio destro del Messi(n)a. Mentre Attard è per me il miglior arbitro italiano assieme a Manuel Mazzoni. Solo Grigioni per il momento vale poco più di una ruota di scorta. E comunque nello specifico se a Begnis ho dato 6- e a Grigioni 5+, Attard si è meritato un 7 e mezzo anche perché con Ettore ha dialogato e non si sono mai guardati come al solito in cagnesco.

Nello specifico invece Stavropoulos ha pestato una cacca. Perché di balletti sul parquet Shavon Shields ne ha fatti più di uno e non soltanto quello per il quale gli è stato giustamente fischiato “passi”, ma pure in occasione di un canestro da due punti che gentilmente Begnis gli ha regalato. Quanto al quinto fallo del magnifico danese di Kansas City purtroppo per lui l’ha commesso cinturando a più riprese Milos Teodosic ad un metro da Begnis e dal suo president-coach che si è più preoccupato che non prendesse anche un tecnico (che ci stava) piuttosto di contestare l’arbitro-amico che assolutamente non poteva nell’occasione ingoiare il fischietto. Che poi l’Armani contesti l’arbitraggio di gara 4 quando nella prima Carmelo Paternicò e nella seconda Saverio Lanzarini assieme a Guido Giovannetti ne hanno combinate di cotte e di crude in sfavore della vu nere, e la Segafredo non se ne è lamentata, ci vuole davvero un coraggio da vendere. Come quello degli sfrontati che hanno una spanna di pelo sullo stomaco.

Peggio o quasi del Povero Christos si è comunque comportato la prima firma del basket di Tuttosport, Piero Guerrini, con due erre e non con quattro come Leo Turrini, che a Bologna venerdì neanche si è fatto vedere, ma è ottimo amico di Limardi, il lupus in fabula di cui vi ho già parlato, e quindi oggi ha ritenuto opportuno di tornare ad occhi chiusi, e a valanga, sulla questione senza nemmeno essere interpellato titolando: “Milano ora non ci sta: Meritiamo rispetto”. Lo stesso che ha avuto domenica scorsa il pubblico dei vip milanesi nei confronti dei vinti Hackett e Teodosic nel sottopasso del Forum? Tiremm innanz, mi verrebbe da dire, se la famosa frase non fosse stata pronunciata dal patriota Amatore Sciesa dirigendosi verso il patibolo. Ed allora è meglio che tronchi qui il discorso ricordando che domani sera alle 20.30 si gioca la quinta finale e che gli arbitri di Armani-Segafredo saranno Lanzarini, Attard e Borgioni. Di nuovo Lanzarini? Non ha ancora capito Luigi LaMonica che il bolognese, che ha fischiato per tutta la stagione abbastanza bene, non può guastarsela proprio adesso dirigendo la partita di una squadra della sua città? Mentre nella sesta al palasport della Fiera di Bologna già mi metterei le mani nei capelli se fossi Don Gel Scariolo, e non è detto che non lo abbia fatto, pensando che la arbitreranno Bobo Begnis, Carmelo Paternicò e Guido Giovannetti, il trio più anti Virtus che esiste nel basket dello Stivale  e che permette all’Armani di pestare come i fabbri ferrai. E Manuel Mazzoni? Non sarà mica che è stato per caso giudicato male e quindi bocciato sempre da quel qualcuno che ha mandato avanti Stavropoulos non perché gli veniva da ridere ma perché lui avrebbe fatto ridere i polli?

Intanto pare che Sergio Scariolo abbia avuto un’altra offerta dalla Nba, ma non chiedetemi da quale squadra: nella Nba di Ciccioblack Tranquillo non voglio metterci il becco dopo che mi ha già rotto i timpani. In più c’è sempre il Real Madrid che stasera è stato sconfitto pure in gara 2 di finale in casa del Barcellona anche se di un solo punto (86-85), ma per Chus Mateo, l’ex vice di Pablo Laso, pur avendo vinto le Final Four d’EuroLega, nessuno nella Capital diventa matto. O il Monaco di Montecarlo che si è già preso Mouhammadou Jaiteh e non credo anche Isaia Cordinier (ben 14 rimbalzi venerdì) perché va bene ridimensionare la Virtus ma non sventrandola. Sia come sia, tempo una settimana sapremo tutto e di più, però mi sa tanto che le strade tra Segafredo Zanetti Massimo e Don Gel siano destinate comunque a dividersi magari venendosi incontro a metà strada. Niccolò Mannion, come mi ha confermato suo padre, l’indimenticabile Pace, ha firmato per Baskonia. Mentre non è detto che Er Monnezza Teodosic lasci Bologna avendo accettato un piccolo ritocco al suo contratto in scadenza.

Son contento d’aver indovinato per primo che il croato Igor Milicic, il cittì della Polonia quarta agli ultimi Europei, sarebbe stato il buon allenatore della ambiziosa Givova Napoli senza importunare Alessandro Dalla Salda che magari me l’avrebbe anche confessato però pregandomi di non dare l’annuncio. E allora non ci sarebbe stato più gusto. Così invece mi sono preso anche la citazione di merito da Pianeta Basket, che mi legge pure su Facebook e che ringrazio calorosamente. Dio mio, è quasi mezzanotte e domani vado in palestra molto presto. Ma come potrei andare a letto senza avervi prima raccontato quel che è successo giovedì tra un Segafredo-Armani e l’altro? Non so se Mario Fioretti fosse già in autostrada per raggiungere Reggio Emilia col suo manager Virginio Bernardi dal ritiro bolognese dell’Armani, e quindi con l’okay di Ettore Messi(n)a, per mettere nero su bianco al contratto che lo avrebbe legato nella prossima stagione alla UnoHotels. Fatto sta che Claudio Coldebella (costernato) l’ha chiamato al telefonino annunciandogli che Veronica Bartoli aveva di nuovo cambiato idea preferendo prendere il greco Dimitris Priftis dopo aver una volta per tutte rinunciato finalmente a Dragan Sakota. E poi non ditemi che sbaglio se penso che la presidentessa reggiana un po’ lunatica lo sia. Tanto da far arrabbiare lo stesso Messina che evidentemente aveva già altri piani per la testa e difatti l’ha sgridata dicendole che così non ci si comporta. Davvero? Non l’avrebbe mai detto di lui nemmeno Simone Pianigiani.