Gallo docet: Peric e Orelik fanno a pugni in allenamento

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Se quel grande fosse ancora vivo, e non ci avesse lasciato le penne sotto le ruote di un camion, ormai 36 anni fa, sulla Nomentana, alle quattro del mattino, ma forse era già morto d’un coccolone, probabilmente avrebbe così modificato il testo del suo brano più famoso e più sincero: Nuntereggae più. “Abbasso e alè, Biligha, avvocato Buffa, Tranquillo, Cicciobello, palleggia il Gallo che passa a Belinelli, So-na-lagna, Ellisse, con due elle e due esse, Gianni Petrucci, Minucci, Messina, Crespi, Mike D’Antoni, onorevole eccellenza, cavaliere senatore, Salvini, Grillo, Renzi, Berlusconi, auto blu, sangue blu, azzurri in blu, ladri di polli, rock and blues, Mamma Rosa, Papà Urbano, buffoni di corte, Murdoch, Vecchioni, Fazio, tette rifatte, Diletta Leotta, Caressa e Bergomi, intertristi, comunisti, poveri cristi, Sarri, Mammì, Spalletti, virtussini, vegani, ubriaconi molesti, sfascisti, cialtroni, ahi lo stress, Ciccioblack, Grande Fratello, Rosanna Fratello, di Belen fratello: nuntereggaepiù. E potrei andare avanti in eterno. Ma non valgo un’unghia di Rino Gaetano e quindi mi fermo qui. Chiedendo perdono a chi ho dimenticato. Non lo farò più. Titì nun ce lascia’. Ricordate? Riusciranno i nostri eroi a ritrovare il nostro l’amico misteriosamente scomparso in Africa? I più giovani non avranno di certo a mente la commedia agrodolce di Ettore Scola che mi è piovuta in testa stamattina sotto la doccia pensando proprio a Ciccioblack che su Facebook ha minacciato d’andarsene presto da Sky. Dove per la verità gli è rimasta ormai solo la Nba. E poi io che faccio? Con chi me la prendo tutti i santi giorni dell’anno? Il mio ossessionante tormentone diventerebbe rancido come una salsiccia del secolo scorso e la mia ironia ad un tanto al chilo non avrebbe il valore di una banconota da mille lire già fuori commercio. No, ti prego, nun me lascia’. E, come ha fatto Nino Manfredi, rituffatati nel mare nostrum del basket in tivù. E urla pure, se vuoi, ancora: “Biligha eccezionale, fantastico, meraviglioso: un patrimonio e un esempio per la pallacanestro italiana”. Massì, mandiamolo nella Nba. Pure lui. Se vuoi ti do anche del lei. Come rispettosamente tu lo dai a me. O anche del voi. Che problema c’è? Però non lasciarmi solo proprio adesso che Gianni Petrucci per una volta mi ha accontentato dando a Boscia Tanjevic quel che era di Cesare Rubini. Ovvero la nazionale. Di cui da ieri è il prestigioso direttore tecnico di tutte le squadre azzurre. Così ora mi aspetto soltanto che il Palazzo confermi nei prossimi giorni in un comunicato ufficiale anche un’altra mia indiscrezione sui nomi dei due assistenti di MaraMeo Sacchetti. Che saranno il Paisà, Lele Molin, e il veronese Massimo Maffezzoli. Come vi ho già raccontato ventiquattr’ore fa. E poi potrei anche chiudere bottega, baracca e burattini. Perché nunvereggae più. Però prima voglio vedere come andrà a finire la storia dell’Under 20. Che era di Fred Buscaglia ed è stata riofferta a Pino Sacripanti. Anche se Ettore Messina aveva raccomandato Piero Bucchi. E perché non Frank Vitucci, un altro disoccupato eccellente? Vallo a capire. Il Messi(n)a e Sacripantibus hanno passato un mese d’inferno da separati in casa e nessuno, a parte il vostro scemo del villaggio, ha voluto mettere un dito tra moglie e marito. Così come nessuno s’è azzardato di svelare quel che tra ponti e campielli è diventato ormai di dominio pubblico. Ovvero la lite della settimana scorsa, finita a cazzotti e poi a tarallucci e vino, tra Gediminas Orelik e Hrvoje Pero Peric durante l’allenamento non a porte chiuse sul parquet di Salzano. A due passi da Mirano-Spinea. Dove sono nati Napoleone Brugnaro e Federica Pellegrini. Però fatemi un piacere: non ditelo al primo cittadino di Venezia-Mestre che magari non sa niente. Anche perché queste cose sono sempre successe da quando esiste il basket. Gallinari docet. O, meglio, Gallus docet. E non mi riferisco tanto a Danilo, quanto a suo padre Vittorio, e a Dino Meneghin lasciando in pace suo figlio Andrea. Che è passato a Eurosport con Niccolò Trigari e insieme saranno una signora coppia di serie A. Tanto più che il lituano (ex Banvit) e il croato, i due numeri 4 della Reyer campione d’Italia, non si sono fatti niente e hanno subito fatto pace. Come niente fosse. Bene. Mentre non denuncerò più gli americani che faranno l’alba e alzeranno il gomito di notte. Perché questo è un compito delle società e non mio. Che non faccio parte delle dame dell’Esercito della salvezza. Per carità di dio.