
4-5 gennaio 2026, domenica e lunedì Vi dico la verità? Non avrei proprio nessuna voglia adesso di scrivere. Soprattutto di folber. Come chiamava Gianni Brera il football. Quando il football era ancora calcio. E non quella schifezza d’oggi. O di sabato in Juventus-Lecce: assurda, orrenda, inguardabile partita. Ma si può oltre tutto far tirare un rigore a quel brocco d’attaccante degli States di cui ora non mi viene in mente per la rabbia neanche il nome? Arrivato quest’estate dal Lilla, dove l’amico Ninetto mi ricorda che ha segnato una valanga di gol. Per la precisione 109 in cinque anni, di cui sette nella scorsa Champions League. Da non credere. Difatti non ci posso credere. Però a parametro zero. Su questo, invece, non ho dubbi. Ci mancherebbe infatti solo che El Cann lo avesse pure pagato per averlo.
Anche se c’è da aspettarsi di tutto dal più grande perdente di successo della storia della Ferrari e di quella juventina. Che da oltre tre anni – sia chiaro – non è più anche la storia degli Agnelli. Come è invece sua mamma Margherita. Che ha avuto John nelle prime nozze con Alain Elkann, non proprio un genero, e un genere, amatissimo dall’Avvocato. Come emerge dalla lettura di “Agnelli Coltelli” di Gigi Moncalvo. Che lavorava con me al Giorno e non so nemmeno quante volte siamo andati a cenare insieme sui Navigli.
Margherita Agnelli – tanto per capirci – si è separata nel 1981 da Alain Elkann, un altro mio collega di lavoro, nemmeno tanto bravo per la verità a scrivere sulla Stampa di sua proprietà. Quindi parlo di quasi mezzo secolo fa. Dopo aver messo al mondo anche il famoso Lapo e la ribelle Ginevra. Alain è infatti il più vecchio dei tre che sono tutti e tre in guerra con la madre per due spiccioli d’eredità. Ed ha, pensa un po’, non l’avrei mai detto, un solo anno meno di me. Eppure sembra mio nonno. O forse sono io che, guardandomi allo specchio, credo d’essere ancora un ragazzino di 76 anni che ne ha passate – è vero – di tutte colori, ma che adesso scoppia di salute, mangia e dorme e l’ultima cosa che pensa è di morire. Toccando ferro.
Nel frattempo mi è venuto finalmente in mente il nome del presunto bomber che ieri sera ha tirato addosso a Wladimiro Falcone, portiere del penoso Lecce di Eusebio Di Francesco, l’allenatore più volte retrocesso in serie B nel Belpaese, un pallone dal dischetto che sembrava, ed era, una mozzarella di bufala. Lo scellerato si chiama Jonathan Christian David, compirà 26 anni tra dieci giorni ed è nato a Brooklyn. Nel cui penitenziario non proprio modello, il Metropolitan Detention Center, è ospite da un paio di giorni il presidente (forse ex?) venezuelano Nicolas Maduro insieme ad altri milleseicento detenuti in attesa di giudizio.
Con l’accusa, assieme alla moglie Cilia Flores, di cospirazione per narco-terrorismo, cospirazione per importazione e distribuzione di cocaina, produzione e traffico di stupefacenti destinati al mercato Usa. Oltre all’uso e possesso di mitragliatrici e ordigni esplosivi. Solo? Insomma, scherzi a parte, Maduro corre sul serio il rischio che il buon Donald Trump, legittimato nel suo blitz su Caracas con 150 tra jet e elicotteri da guerra americani dalla sua cara amica Giorgia Meloni, lo rinchiuda in carcere a doppia mandata e, per non saper né leggere né scrivere, butti via la chiave gettandola nell’East River dal famoso ponte che collega l’isola di Manhattan a New York.
Povero David. Lui magari il rigore non avrebbe nemmeno voluto tirare, ma sono stati capitan Locatelli (7 centri su centri dagli undici metri) o Yildiz (3/3) a consegnarli la patata bollente. Questo ha lasciato credere Spalletti facendo spallucce, ma mi spiace: non gli credo. E semmai mi domando: cosa ci sta ancora a fare il genietto di Certaldo sulla panchina della Juve? Non può soltanto sbagliare ogni volta la formazione iniziale per poi correggerla nella ripresa passando curiosamente agli occhi dei pollastrelli della Gazzetta per un grande stratega. Deve prendersi la responsabilità, Lucianino, anche di decidere quale deve essere il giocatore che nella delicatissima occasione, sull’1-1 e a non molti minuti dal 90esimo, prova a infilare il rete la massima punizione. Mai e poi mai però tirando presuntuosamente a cucchiaio. Come ha fatto il figlio della Grande Mela che un giornale sportivo ha fatto nascere in Canada e un altro in Francia per la serie “la geografia, questa sconosciuta”. Evviva! Io invece mi sono affidato all’Almanacco Panini del 2026 e non penso d’aver sbagliato come il David di Brooklyn. Che comunque guadagna 6 milioni puliti a stagione più due di bonus (!?!) e sarà bianconero sino al 2030. Ma chi glielo ha fatto il contratto? La madre o il padre haitiani? Non certo Giorgio Chiellini. E nemmeno, spero per loro, il presidente Gianluca Ferrero o l’amministratore delegato Damien Comolli. Che altrimenti sarebbe troppo tardi se si dimettessero domattina.
Non dovevo parlare di folber e invece. Succede. E ora andrei pure avanti a scrivere per tutta la notte. Di tutto e di niente. Scegliendo l’argomento che per primo mi frulla nella zucca. Libero come il sole che si spegne nella laguna di Venezia dietro al campetto di pallacanestro di Sant’Elena che non ha eguali al mondo (vedi foto, ndr). Magari anche chiedendovi se conoscete per caso Roberto Chinzari? Sì,è un giornalista del tiggì uno o del due, è lo stesso: fanno parte entrambi del regime in Rai. E s’occupa 24 ore su 24 al giorno del nostro primo ministro del quale credo sia innamorato cotto. Di fatto appena vedo Chinzari, mi urta. Come il cerchietto di Dazn che gira sempre a vuoto nello schermo nero. E cambio subito canale. Come anche mi succede ogni volta con Antonella Clerici e Mara Venier, Al Bano o Laura Pausini, Mario Sechi e Maurizio Belpietro, Malgioglio o Cacciari. E per favore non chiedetemi il motivo.
Con la Lega del basket sono sceso invece in sciopero ad oltranza dopo la rivoluzione d’ottobre nella quale Claudio Coldebella, prima di rintanarsi a Tel Aviv nel Maccabi, ha fatto saltare in aria assieme ai suoi compagni di merend(in)e Umberto Gandini chissà mai per quale ragione. Spero non per la modella che ballava mezza nuda sul cubo dei cambi durante i time-out del Messi(n)a nella scorsa Coppa Italia a Torino vinta da Trento. La Lega del nuovo corso, poche idee ma confuse, tante promesse e solo ciacole, mi ha comunque sollecitato ad inizio campionato ad abbonarmi in fretta e furia alla sua televisione, la LBATV, che non si vede in televisione, robe da matti, al prezzo speciale di 99 euro. Che oggi è sceso a 59.40 euro per i prossimi dodici mesi. Grazie ai buoni uffici d’Andrea Marini, amministratore delegato di Deltatre (?) del quale non so altro se non che è stato sorprendentemente inserito da Piero Guerrini, nuovo direttore di Superbasket, tra i migliori cento personaggi della pallacanestro italiana. Dai quali è stato invece escluso Dan Peterson. Però! Sinceri complimenti. Che la rivista di Giampiero Hruby potrebbe ora dividere con Deltatre. La quale non è ancora riuscita dalla passata estate a creare un’applicazione in grado di mostrare tutti gli incontri di serie A come l’anno scorso sulla disperata Dazn.
Non bastasse, e adesso capite perché siamo rimasti solo in due o tre, o al massimo quattro con il buon Orso Eleni, a seguire ormai il campionato italiano, mi è stata pure tolta dal primo gennaio la rassegna stampa degli articoli di pallacanestro sui quotidiani. Evidentemente la nuova Lega della Banda Osiris mi considera un giornalista di A2. Buona a sapersi. Tanto più che l’A2 mi diverte e interessa più della serie A. E non lo dico per dire. Soprattutto dopo aver intravvisto l’altra sera l’anticipo tra Varese e Napoli con montagne d’americani sul parquet e pochissimi italiani per giunta abbastanza scadenti. A parte forse Matteo Librizzi (2/7 da tre) e il trevigiano Leo Faggian (6 punti) che la Gazzetta chiama Faggin come Leandro, il Rosso volante bicampione olimpico nel 1956 a Melbourne e poi, da professionista, quattro volte iridato nell’inseguimento su pista. Molto più gradevole è stata del resto Cividale–Mestre (sold out) finita 77-63 per i friulani di Stefano Pillastrini ma incerta sino al 53-51. Quando si è scatenato Francesco Ferrari (18 punti), il talentuoso ventenne che proprio contro la mia squadra del cuore doveva giocare la sua ultima partita con la maglia di Cividale? Da domani sera infatti il Ferrarino di Novara potrebbe anche già esordire in EuroLega contro lo Zalgiris di Kaunas. Dal momento che Paolo Ronci, come vi avevo anticipato da tempo, l’ha soffiato sotto al naso alle miliardarie Armani e Derthona per consegnare nelle forti mani di super Ivanovic che saprà senz’altro fare di lui una stella europea di due metri e quattro. Magari regalando a Massimo Zanetti anche la prima Coppa Italia nelle Final Eight di Torino (18-22 febbraio).
Ps: domenica all’ora del vespero il computer mi ha lasciato in panne con le batterie a terra e così stamattina sono diventato matto per trovare un negozio aperto che me lo riparasse tamburo battente. Oggi è lunedì, volevo ricordarvi. E domani la Befana. Onde per cui milioni d’italiani hanno fatto il ponte tra la domenica e l’Epifania. Che tutte le feste porta via. Dandosi anche malati immaginari. Come non si dovrebbe fare: lo raccomanda persino Matteo Salvini. Finché non ho trovato la bottega di un diabolico cinese che è riuscito a sistemarmi il piccì in quattro e quattro. Così prima di cena, come promesso, ho sistemato verbi e tempi e concluso un pezzo che, caro il mio Focherello Fuochi, pure tu converrai che vale per due. Ovvero per ieri e per oggi. Non tanto per i contenuti, quanto almeno per la lunghezza superiore a ben 160-70 righe. Arrivederci allora a domani. Dopo che avrò potuto vedere anche le altre sei partite della penultima giornata del girone d’andata finalmente sul computer. Compreso il derby tra la Reyer di Olivetta Spahija e la Treviso di Marcelo Nicola. Ma pure il match tra Sassari e Brescia, sostitutivo di Virtus-Trapani finito 0-30 a tavolino, perché l’avevo registrato in televisione, ma Sky ha pensato bene di chiudere la trasmissione sul più bello. Cioè sull’81 pari prima dei tempi supplementare. E’ proprio vero: la nostra pallacanestro di serie A è proprio al tramonto con questa Federazione e questa nuova Lega, Trapani esclusa (prima possibile) dal campionato e una sola retrocessione (Treviso o Cremona?). Come quello del sole a Sant’Elena sul campetto lagunare. Che però è, viceversa, una cosa unica al mondo…