Eroica Virtus ma allora non era solo colpa del Messi(n)a?

           3 gennaio 2026, sabato               Per fortuna che il New Yok Times aveva proposto d’assegnare il Nobel  per la pace a Donald Trump. Il quale ha bombardato oggi Caracas, la capitale del Venezuela, poco prima che spuntasse l’alba in Italia e prima ancora che Stefano alle sette e mezza mi tirasse giù dal letto per consegnarmi i cinque quotidiani  più Sportweek, la rivista della Gazzetta con Marcell Jacobs in copertina, oltre al tredicesimo numero dei racconti in giallo dell’inimitabile Georges Simenon: “La fioraia di Deauville”, “Le tre barche della caletta”, “Il biglietto del mètro” e “Emile a Bruxelles”.  150 paginette in tutto che brucerò tra oggi e domani insieme a tutti i ritagli e le scartoffie del 2025.

Anno nuovo vita nuova. L’ho promesso ieri e lo sto facendo. Anche se nelle ultime ventiquattr’ore mi avete letto in pochi e quindi prima di lunedì non avrete nemmeno la più pallida idea di sapere di cosa sto parlando. Ma la cosa non mi meraviglia affatto. Nel weekend difatti gli amici di FaceBook, che durante la settimana s’ammazzano – raccontano – di lavoro nei loro uffici senza staccarsi un solo secondo dal computer, o dal cellulare, e soprattutto dal  social network più utilizzato al mondo con oltre due miliardi di cretini iscritti (compreso il sottoscritto), sono il sabato e la domenica in ben altre faccende affaccendati per avere anche il tempo di buttare un occhio su Fb.

In verità vi dico che non m’importa un fico secco degli assidui seguaci di Mark Zuckerberg che, quando studiava a Harvard, aveva una gran bella zucca, più tonda di quella di Ciccioblak Tranquillo con la pappagorgia o di Bombolone Condò coi peli sul naso. Insomma non mi sta a cuore sapere se gli amici di FaceBook, che mi hanno già clonato un paio di volte dal Vietnam, siano o meno interessati alle mie articolesse che volgarmente io chiamo pezzi.  So però d’avere tanti aficionados soprattutto nella pallacanestro che, se vogliono leggere le quattro monate che scrivo, sanno benissimo dove andarmi a cercare e trovare. Ovvero su www.claudiopea.it che è il mio amatissimo sito satirico dall’aprile del 2014. Quando ancora mi domandavo che fine avrebbero fatto di lì a poco Paperoga Crespi dopo lo scudetto rubato a Siena da Milano o Figaro Moretti che tutti volevano come il barbiere di Siviglia ed invece è poi rimasto a Pistoia. Mentre Paperoga per sei giornate di Liga e cinque di EuroLega è stato l’allenatore del Baskonia.

Tra le promesse da marinaio del nuovo anno c’è pure quella di essere circonciso. Pardon. Sì, insomma, breve, svelto e conciso: finalmente mi è venuto l’aggettivo. E non più sbrodolone. In modo tale da poter scrivere sul mio blog tutti i santi giorni del 2026. O quasi. Come piacerebbe a Walterino Fuochi che comunque mi ha detto di credere che ciò non sarà mai possibile. E non posso dargli torto, ma ci tenterò. Lo giuro. Sforzandomi e cominciando subito. O quasi. Una cartella di nulla infatti l’ho già vergata e quindi dovrei e potrei anche fermarmi qui. D’accordo. Ma lasciatemi almeno accompagnare il titolo sull’eroica Virtus alla foto di Dusko Ivanovic che ieri sera ho scattato davanti alla tivù.  Sul conto del quale devo ripetermi: Massimo Zanetti o chi per lui, probabilmente il buon Paolo Ronci, non poteva scegliere un tecnico migliore del montenegrino per queste vu-nere che appassionano di partita in partita. Sia che le vincano o anche le perdano. Perché sempre comunque le combattono sino all’ultimo secondo dando ogni volta il massimo del massimo. Trascinate da Hackett o da Alston,  i miei pupilli. O da Pajola e Morgan. Punto.

E invece dispettosamente vado accapo per aggiungere ancora solo un paio di cosette prima di sedermi a vedere la Juventus d’El Cann, che credo sia allenata ancora da Lucia(ni)no Spalletti e affronti alle 18 in casa il Lecce dello sfigatissimo Eugenio Di Francesco, e di darvi appuntamento a domani per approfondire il discorso sull’incredibile 97-85 rifilato in Fiera a Bologna all’Armani con una grande rimonta dal 17-32 del 12’. E io che pensavo da sciocco infedele che fosse una sfida tra scapoli e ammogliati, pensa un po’?, e per questo all’ultimo momento ho rinunciato ad accompagnare Rocco al big match che aveva troppo assenti. E così adesso mio nipote è nero come La Russa, che voleva dare il Nobel a Trump, e non a torto molto arrabbiato col nonno che stasera non l’ho nemmeno portato a Cividale da Stefano Pillastrini, il suo maestro preferito assieme a Mattia Ferrari e Alberto Morea.

In verità come siano andate ieri le cose nel match dell’ultima d’andata in Eurolega vi consiglio di correre  a leggere Dan Peterson sull’AltraCopertina in rosa a pagina 39 e poi di riporre la Gazzetta perché non trovereste null’altro d’interessante o di gradevole da leggere. Men che meno su Trapani che domani non salirà a Bologna per affrontare la Virtus. Cosa ci vuole infatti per scrivere che l’Amaro Antonini con le sue gesta ha ormai falsato questo campionato? Del quale non deve immediatamente più far parte la sua squadra per decisione federale. O no, caro il mio Giannino (Petrucci)Cosa aspetti? Lo so, dispiace pure a me che i tifosi siciliani siano stati ancora presi per il cesto, ma non esiste purtroppo nessun’altra soluzione possibile e immaginabile. O preferisci che te lo chiedano e impongano con le cattive maniere Treviso e Reggio Emilia incredibilmente e disperatamente coinvolte nella zona retrocessione?

Ho finito il pezzo comunque prima dell’ora di cena mantenendo un’altra delle promesse che con l’inizio dell’anno avevo fatto ai miei aficionados. Dovete darmene atto. E, se vi scappa per sbaglio un “bravo”, sappiate che non mi offendo, nè mi dispiace. Semmai, già che ci siete, perché non chiedete al mio DinDonDan se l’Armani avrebbe lo stesso perso contro una Virtus senza il tiratore scelto Edwards e senza un centro di ruolo se sulla panchina dell’Olimpia ci fosse stato il collerico Ettore Messi(n)a e non il gentile Peppe Poeta?