
6 gennaio 2026, martedì Quando penso che bravi giornalisti come il Bec, alias Roberto Beccantini, che è pure di fede juventina, o come il mio amico Max Nerozzi del Corriere della sera, simpatizzante della Virtus più ancora che del Bologna, criticavano la Juve del nono scudetto di fila, ma anche quella delle due finali di Champions perse con il Barcellona di Messi e il Real Madrid di Ronaldo perché disturbati dal brutto calcio – scrivevano loro – che proponeva Max Allegri, mi viene ora più da piangere che da ridere confrontandolo con quello triste e penoso della Juve di Lucianino Spalletti da Certaldo che, tra le vigne del Chianti e le letture di Boccaccio, suo illustre concittadino, o ha alzato troppe volte il gomito o si è perso dietro le novelle pruriginose del Decameron che nella seconda metà del Seicento venne anche messo nell’indice dei libri proibiti. Non si può infatti pensare che un allenatore strapagato come lui, che per altro ha vinto un campionato russo con lo Zenit di San Pietroburgo e un altro con il Napoli in oltre trent’anni di carriera alla guida anche dell’Inter e della Roma, abbia potuto far giocare Jonathan David dal primo all’ultimo minuto contro il Lecce e gli abbia anche fatto tirare il calcio di rigore al posto di Locatelli e Yildiz che non ne hanno mai sbagliato uno.
Personalmente l’avrei mandato al diavolo e cacciato un secondo dopo il triplice fischio del signor Giuseppe Collu da Cagliari. Ma io sono cattivo e non buono come Alessandro Bocci, prima firma nerazzurra del Corrierone, che gli ha dato 6 in pagella. Con questa motivazione: “La sua Juve si ferma sul più bello: il pari con il Lecce è un occasione sprecata”. Per far cosa? In fondo l’Inter, il Milan e il Napoli hanno soltanto sei, cinque e quattro punti più dei bianconeri e dei giallorossi di Gian Piero Gasperini. Peccato che tutte e tre abbiano anche una partita da recuperare e non è difficile ipotizzare che l’Inter strapazzi il Lecce, che è davvero poca roba, e il Napoli castighi il Parma.
Mentre Alex Frosio della Gazzetta, che pure aveva il padre Pierluigi che è stato capitano del grande Perugia d’Ilario Castagner che nel 1979 arrivò secondo in serie A alle spalle del Milan di Nils Liedholm e Gianni Rivera, nonché stimato tecnico d’Atalanta e Como, è stato più generoso ancora con Spalletti che domani magari lo inviterà a cena perché nemmeno lui si sarebbe mai sognato di darsi addirittura sei e mezzo per un punticino conquistato all’Allianz Stadium con la squadra più scarsa della massima serie che ha ottime possibilità di finire in B come rientra ormai nelle abitudini del suo allenatore Eusebio Di Francesco. Il quale, al contrario del mio Acciuga da Livorno, delizia i quotidiani d’Urbano Cairo per il calcio spumeggiante e fantasioso che inventa ogni domenica, ma che purtroppo è perdente come quasi la Rossa di El Cann che non ha vinto un solo Gran Premio nel 2025 nonostante Leo Turrini, che non mi ricordo mai con quante erre si scriva, penso almeno quattro, aveva proposto un testa testa finale tra Charles Leclerc e Lewis Hamilton : lui sì che se ne intende.
Per l’Epifania, che tutte le feste porta via, vi regalo allora la calza nella quale potete trovare il mio desiderio più dolce e segreto: mi piacerebbe che questa Juve costruita con i piedi e non più dagli Agnelli, checché ne dica El Cann, finisca il suo campionato al quinto posto: così Spalletti (nella curiosa foto, ndr) non sarà più l’allenatore dei bidoni, da David a Vlahovic, passando per Zhegrova e il fratello gemello dell’irriconoscibile Cambiaso, e finendo con Joao Mario e Pedro Felipe o Miretti e Milik. Come dal contratto che non prevede a giugno la riconferma di Lucianino se il prossimo anno la Juve non giocherà la Champions. In verità il mio sogno sarebbe che i bianconeri chiudessero il campionato al settimo posto. Così mi risparmierebbero la vergogna di vederli giocare nella coppa della Fiorentina. Cioè la Conference Cup. Ma sarebbe troppo sperare che, oltre alla Roma e al Como, anche il Bologna del montatissimo Italiano di Germania, nato infatti a Karlsruhe, precedesse in classifica la Juve.
Anno nuovo vita nuova: ricordate la mia scommessa? Bene. Dal primo gennaio ho scritto tutti i santi giorni. Anche nei tre di festa. Come promesso. Però questo ha finito per compromettere ulteriormente la mia già complicata esistenza davanti al computer (piccì). Dal momento che una sveltina di una quarantina di righe come il Caffè di Massimo Gramellini o l’Amaca di Michele Serra proprio non mi soddisfa. E quindi, scrivendo come oggi i miei poemi di minimo un paio di cartelle sino a tarda sera e con la velocità di una vecchia lumaca in pensione, non trovo più il tempo per leggere durante il giorno i giornali e per seguire tutti gli avvenimenti sportivi in tivù al pomeriggio e la sera. Al punto che ho scoperto dopo cena che alle 18 ha giocato la Roma in casa del Lecce e alle 20.45 su Dazn la Juve a Reggio Emilia contro il Sassuolo. E, peggio ancora, mi sono perso il doppio confronto d’EuroLega su Sky dell’Armani ad Atene con il Panathinaikos e della Virtus quasi in contemporanea alla Fiera di Bologna con lo Zalgiris.
D’accordo, potrò sempre rimediare domani. Con la rassegna stampa al mattino e con le registrazioni delle partite di calcio e di basket in televisione al pomeriggio. Così mi pare scontato che per un giorno salterò di scrivere. E comunque dovrò soprattutto in fretta risolvere la spinosa questione alleggerendo in qualche modo la mia bella ma pesante esistenza. Che non oso, esagerando, nemmeno chiamare vita. Però è strasicuro che da lunedì prossimo sino al 26 gennaio, cioè per due settimane, non mi perderò un solo incontro degli undici italiani in tabellone agli Australian Open di Melbourne. Jannik Sinner non si tocca. Ma nemmeno Lorenzo Musetti. O Matteo Berrettini, Flavio Cobolli, Luciano Darderi e Lorenzo Sonego. Oltre a Jasmine Paolini e Elisabetta Cocciaretto.
E chiudo, sfinito, con la pallacanestro e la sconfitta a Sassari dopo un tempo supplementare di Brescia senza Maurice Ndour e soprattutto Amadeus Della Valle, che è il vero allenatore della Germani. Così la Virtus del numero uno Dusko Ivanovic con un turno d’anticipo ha terminato il girone d’andata della regular season al primo posto. Chapeau. Il che le garantirà la pole position nelle final eight di Coppa Italia (18-22 febbraio) per il terzo anno consecutivo nella lussuosa Inalpi Arena di Torino. Dove sicuramente potranno giocare anche senza di me seduto in tribuna-stampa, però ho già deciso: se ci sarà Trapani, al quale domani dovrebbero comunque dare qualche altro punto di penalità in classifica, non ci sarò io.
Oggi la società dell’inqualificabile presidente Valerio Antonini ha infatti superato tutti i limiti della decenza con la brutta figuraccia internazionale che la sua squadra ha fatto sul campo neutro di Samokov in Bulgaria. Dove, dopo aver rinunciato alla trasferta di campionato a Bologna con la Virtus, ha affrontato gli israeliani dell’Hapoel Holon nel match d’andata dei play-in di Champions League con soltanto cinque giocatori: l’azzurro di Mestre, Riccardo Rossato, che presto andrà a giocare a Brescia, le seconde linee Cappelletti e Pugliatti, e i due sventurati ragazzini dell’Under 18, Patti e Martinelli. Questo per non pagare la salatissima multa della Fiba. Che in queste cose non scherza. Altro che la Fip del nostro caro buon Giannino che un giorno disse d’Antonini: “Averne di presidenti come lui”. Come no!?!
Perché ancora non bastasse, prima si sono infortunati – hanno raccontato – Rossato, Cappelletti e Pugliatti. Poi Patti ha commesso il quinto fallo e in campo è rimasto il solo povero Martinelli che non sapeva a chi passar la palla. Ridete? No, non è proprio il caso. Perché al 6’54’’ del primo quarto, sul punteggio di 38-5 scontatamente in favore dell’Hapoel, gli arbitri hanno fischiato la fine del match: Trapani sconfitta a tavolino ed eliminata dalla competizione. Di qui all’eternità. Così come la nostra federazione dovrebbe fare con Antonini. Mentre mi chiedo: come ha fatto Petrucci a dare l’okay all’iscrizione della sua squadra alla serie A quando già l’anno scorso alla Coppa Italia di Torino si sapeva che l’uomo era sommerso dai debiti e dalle ingiunzioni di pagamento? E l’ho scritto sul mio blog. Ma evidentemente nessuno mi legge. Men che meno Giannino e il suo vice Casarin. E comunque Jorge Garbajosa non la farà passare liscia alla Fip.