
6 febbraio 2026, venerdì Nel primo pomeriggio mi sono letto e riletto l’articolo che ho scritto tra mercoledì e giovedì facendo stanotte le ore piccole. Correggendo e sistemando alcune robette da poco o niente. Altro che brodaglia. E’ vero: sono stato un cinin lungo, abbondantemente oltre le duecentotrenta righe, mamma mia! Però devo essere sincero e sfacciato: a me il pezzo è piaciuto. E pure parecchio. Saltando di palo in frasca. Con la liana di Tarzanetto. Che assomiglia molto a Davide Casarin. Che domenica nella sconfitta senza storia (104-86) di Cremona a Sassari non se l’è cavata neanche male: 9 punti e 4/6 nel tiro da due. Il che mi spinge a pensare che Federico, il padre, non sia nel dì di festa volato in Sardegna e non abbia quindi dagli spalti messo pressione addosso al figlio. Che non è più bambino al quale devi dare la Nutella, ma è un giovanotto al quale magari la maglia della nazionale e della Reyer va larga, ma non quella di una squadra di media classifica in serie A. E comunque non si lamenti: prende 80 mila euro puliti all’anno da Aldo Vanoli e altrettanti da Luigi Brugnaro. E quindi, volendo, potrebbe già metter su una bella famiglia.
Questa è, e sarà, la prima puntata della mia quotidiana rubrica “Le mie Olimpiadi” e così sarei dovuto partire subito in quarta con i beneamati Giochi dei cinque cerchi, ma ormai mi conoscete: sono lentissimo a mettermi in modo. Però sulle lunghe distanze non temo nessuno. Del resto da ragazzo correvo sempre. Anche nelle gite in montagna. E sarei anche potuto essere un buon mezzofondista dei rifugi alpini se a quattordici anni non avessi conosciuto le Marlboro di cui sono diventato molto presto un azionista di maggioranza. Bene. Anzi, male. Maledetto fumo. Intanto Stefania Constantini e Amos Mosaner, campioni olimpici (2022) e mondiali (2025) nel doppio misto di curling, ampezzana lei, trentino lui, che ieri ci avevano fatto prendere paura cedendo di brutto (2-7) ai canadesi Peterman e Gallant e così perdendo un’imbattibilità di coppia che durava da ben quattro anni e 23 match, si sono ampiamente riscattati sistemando per le feste (12-4) in mattinata la pericolosa Svizzera e nel pomeriggio più a fatica la sorprendente Estonia per 7-4.
Lo sport delle pietre e delle scopette, che sin anche le Olimpiadi invernali di Torino e Vancouver, era preso per il cesto dagli stessi giornalisti della neve, è da tempo una bella tradizione ampezzana come lo sono le bocce nelle nostre campagne. Ed oggi infatti, nell’affascinante Stadio olimpico di Cortina ’56, che conosco come le mie tasche e ho proprio nel cuore, c’erano intorno alle quattro corsie di ghiaccio, dove si svolgevano altrettante sfide, un’atmosfera davvero magica ed una competenza tale che magari i colleghi dei quotidiani politici avessero nel calcio. Soprattutto quando devono giudicare la Juventus e non hanno capito, o voluto intendere, peggio ancora, che il 3-0 dell’Atalanta ieri sera in Coppa Italia è stato un furto in piena regola, e pure a mano armata, ai danni dei bianconeri di uno Spalletti che mi è sembrata, nel dopo partita, un povero pesce in barile senza arte né parte che non ha trovato nemmeno il coraggio di cantarne quattro al Var e all’arbitro Fabbri di Ravenna senza spina dorsale come Lucianino vostro. E non certo più mio. Fifone lui e pentito io d’averne ieri parlato bene.
Proprio al curling dedico invece nel mio piccolo la prima foto dei 25esimi Giochi d’inverno che ho scattato proprio io mettendo a fuoco l’immagine sul Samsung dirimpetto del divano e circondato da un giardino di fiori di tutti i colori. Tulipani gialli, gardenie rosa, orchidee azzurre, ortensie bianche. Mentre rossi sono i tre stones che la fuoriclasse Stefania Constantini ha piazzato proprio al centro dei quattro cerchi tra i cinque olimpici e che la rossocrociata Brian Schwaller non è riuscita a bocciare. Tre punti e 12-4 per l’Italia al sesto dei nove end. Tanto vale ritirarsi, ha pensato la Svizzera e questo ha fatto. E questa è la classifica al termine degli incontri della terza giornata del round Robin: al comando sono la Gran Gretagna con cinque successi in altrettanti partite e gli Stati Uniti pure a punteggio pieno. Seguono il Canada e l’Italia con 3 vinte e una persa, ma gli azzurri per il momento sono quarti in virtù della sconfitta nello scontro diretto, ma i duelli eliminatorie sono al meglio delle nove sfide e decisive potrebbero più che Italia-Svezia e Italia-Norvegia i duelli al nono end proprio di Constantini e il portabandiere Mosarer con i britannici e gli americani.
Alle 20 in punto sono cominciate contemporaneamente le due cerimonie d’apertura dei Giochi Milano Cortina 2026: una a San Siro con 80 mila spettatori come in un derby Milan-Inter e l’altra a Cortina in corso Italia davanti a quattro gatti come a Predazzo e Livigno. E come volevasi dimostrare. I tre paesi di montagna sono piccini piccini e poi, dopo cena, il freddo è cane e ti può bloccare la digestivo. Devo essere però sincero: non posso far testo in questo mio frettoloso giudizio sui balletti e le musiche della cerimonia inaugurale. Del resto ho partecipato nel secolo scorso a sette Olimpiadi estive e invernali come inviato del grande Giorno di Milano e, pur col biglietto d’ingresso in tasca, ho sempre preferito guardare gli atleti che allora sfilavano spensieratamente con le loro bandiere senza però sventolare in aria gli odiosissimi telefonini che ancora non esistevano. Una bella festa comunque: su questo non ci nevica.
Sono passate le ventidue e vedrei in verità molto più volentieri in tivù le due partite d’EuroLega che ovviamente ho provveduto a registrarmi: Olympiacos-Virtus da Atene e Asvel-Armani con le scarpette rosse obbligate a vincere anche senza Nebo e Bolmaro. Le vedrò più tardi, ma non tardissimo. Domani alle 11.30 c’è la discesa dalla Stelvio. Il favorito è Marco Odermatt e vincerà, credo: l’oro se lo stramerita. Paris, Franzoni, Schieder e Casse saranno il poker azzurro. E una medaglia potrebbe anche cadere nel nostro piatto. Fantastico: Sergio Mattarella è arrivato a San Siro sul tram condotto da Valentino Rossi. L’inno di Mameli è stato cantato da Laura Pausini nello stadio che sarà presto abbattuto: serviva? Non penso. Agli acuti della cantante faentina, che mi non mi è proprio simpatica, ho decisamente preferito il coro degli alpini dalla Perla delle Dolomiti. Alle 22.51 l’amatissimo presidente della Repubblica ha dichiarato aperti i XXV Giochi pacificamente contestati nel pomeriggio da molti ragazzi milanesi che ce l’avevano con JD Vance, il fischiatissimo vice di Donald Trump, pappa e ciccia con la vostra Giorgina Meloni come del resto il segretario di Stato Usa, Mario Antonio Rubio, pure presente a San Siro. E io ero assieme a loro. Ovvero ai giovani. Una lacrimuccia pure per Fierfrancesco Favini: la mia, mentre recitava l’Infinito di Leopardi. Che bellezza!
Andrea Bocelli intona Nessun dorma dalla Turandot di Giacomo Puccini. E io che stavo per coricarmi prima di crollare con la zucca sul piccì. Beppe Bergomi e Franco Baresi, Samanta Cristoforetti e Franco Nones, Manuela Di Centa e Gustavo Thoeni con la fiaccola olimpica: c’è da commuoversi per tutti i gusti di fronte a tanti immensi campioni. Il giuramento degli atleti: Stefania Constantini con il prepotente slittinista Dominik Fischnaller. Infine il clou: i due braceri accesi da Deborah Compagnoni e Alberto Tomba la Bomba all’Arco della Pace di Milano e contemporaneamente da Sofia Goggia in piazza Dibona a Cortina.
P.S.: i tre splendidi aforismi di Francesco Sarti. Concretezze: “Il tempo è galantuomo: usa sempre i guanti”. “C’è chi è lucido solo quando suda”. “Per montarsi la testa non servono le istruzioni”. Mi vien da dire: la classe non è acqua, ma champagne. Chiudendo con l’ennesima brutta notizia del basket nel cestino. La Bergamo di Mascio Man si è ritirata dal campionato di A2 dopo l’espulsione della Trapani dell’Antonini smargiasso dalla massima serie. E adesso Giannino Petrucci si dia una bella mossa comunicandoci almeno cosa vuol fare del suo ennesimo campionato zoppo di una squadra come quello femminile di serie A. Lo sanno tutti: vuole riportare Roma più su. Ma ci sono i soldini? Chissà sa chi lo sa.