Addio Mabèl, per noi tutti eri la più brava e la più bella

         4 dicembre, giovedì           Viveva da qualche anno per conto proprio. Con la sorella Ambra più piccola di lei. Lontano dai palcoscenici e dalla pallacanestro. In un villaggio della Calabria di cui dirvi non so se non che si chiama San Nicola Arcella ed è una località balneare – ho letto – della Riviera dei Cedri a strapiombo sul mare che deve essere una meraviglia. Non ci vuole molto a capirlo. Così le andava e così se ne è andata. In silenzio. Sino a ieri segreto. Da oggi fragoroso, assordante, magnifico. Dal momento che ne parleranno tutti. Come per Nicola Pietrangeli. Un mito, una leggenda, un monumento, un’icona nella retorica da vendere ad un tanto al chilo o, se preferite, da bere avidamente a sorsi come l’acqua del sindaco. Attaccati al rubinetto di casa. Con semplicità era soltanto invece una grande donna: per tutte e per tutti la più brava e la più bella. Che ricorderanno nei prossimi giorni persino in televisione. Dalla quale per la verità il nostro basket nazional-popolare è sparito che è un bel pezzo. Per colpa specifica di Giannino Petrucci. Al quale però voglio bene e quindi amo dividere le sue grosse responsabilità in materia anche con Alessandra De Stefano. La quale se ne è andata in bicicletta a Parigi dal povero gonzo di cui si è innamorata per affiancare come corrispondente Rai dalla capitale francese Gennaro Sangiuliano. Che non so se ce l’avete presente. Massì, l’ex ministro della cultura del governo Meloni. Che Dio ce ne guardi e liberi. Da chi? Da Sangiuliano o dalla Giorgia? Da entrambi, così non ci si sbaglia mai. Oltre che da Luca Zaja e dalla De Stefano che ha cancellato la diretta di serie A di palla nel cestino del sabato pomeriggio su Raitre o Raisport solo per un suo personale capriccio: avrebbe voluto cucire a mano le due retine dei canestri, ma non glielo hanno permesso. In modo che l’arancia a spicchi cadendo non pasticciasse di succo il parquet e tutti potessero allora riconoscere che meglio dell’Ale non c’era nessuna nella tivù di Stato. Nemmeno Valentina Bisti che all’una e mezza ha condotto il tiggì che sono andato in cucina a vedere, io credo, dopo più di un paio d’anni.

Non è invece colpa del figlio del presidente federale che lavora a Sky dalla capitale e si chiama, ora non mi viene in mente il nome ma prima o poi lo beccherò, statene certi: non sono ancora rincoglionito a tal punto come in molti sperate. Non è comunque colpa, vi dicevo, di Petrucci jr se la redazione sportiva della De Stefano ha sbattuto la porta in faccia alla nazionale di Meo Sacchetti successivamente ereditata da Gian Marco P(r)ozzecco e ora da Luca Duri i Banchi, che peggio di così non avrebbe potuto debuttare in azzurro se non perdendo in casa con l’Islanda. Dove a basket si gioca al massimo da giugno ad agosto. Poi il pallone non rimbalza più sul ghiaccio e allora Elvar Mar Fredriksson, 29 punti sbattuti in faccia all’ottimo Davide Casarin e al frastornato John Petrucelli, prende il bastone e per gli altri nove mesi dell’anno picchia forte il povero disco dell’hockey che assolutamente non merita d’essere trattato in quel modo. Nel frattempo mi sono ricordato il nome del figlio di Petrucci che ogni giorno s’occupa dei bagni e dei massaggi della Lazio di Claudio Lotito e del suo Benzinaio. Massì il Maurizio Sarri che ha inventato il calcio e ha addirittura vinto uno scudetto come l’Eugenio Bersellini, detto Genio, nella seconda metà del secolo scorso. Si chiama Matteo Petrucci. Ed è pure bravo.

Non lo nego: stavolta l’ho fatto apposta a tirar per le lunghe menando il can per l’aia, ma non dimenticandomi nemmeno per un secondo di Mabel Bocchi che ho avuto la fortuna di conoscere a Milano nell’accogliente casa EleniZambon e d’appassionarmi a lei come tutti i ragazzi della mia generazione che era poi la sua. Mabel del 1953, io come Renzo Bariviera e Dante Gurioli del ’49. Mentre Rosi Bozzolo, la sua miglior amica, era del ’50 come Dino Meneghin. Una comparazione non casuale: entrambi infatti sotto canestro furono ugualmente grandi. Anzi, grandissimi. Ma, fidatevi per una volta, nessuno è stato immenso come Mabel. Non fosse altro perché nel 1975 dai Mondiali in Colombia l’Italia di Gianfranco Benvenuti tornò con un lusinghiero quarto posto e nel palmo della mano il titolo della ventiduenne Bocchi quale miglior giocatrice e capocannoniere della rassegna iridata. Insieme proprio a Rosi Bozzolo, ma anche a Lidia Gorlin, dieci scudetti e sei Euroleghe. Un’altra pallacanestro: d’accordo. Di cui è stato però molto bello parlarne per tutto il pomeriggio con Renzo Bariviera e Rosi Bozzolo, ovviamente, ma anche con Mara Fullin, la veneziana che ha perso il conto dei campionati vinti, forse quindici, tre più di SuperDino, e con Dante Gurioli, l’inesauribile enciclopedia del nostro basket che ha allenato Mabel per un paio d’anni alla Geas in quelli che sono stati senz’altro i più esaltanti di tutta la sua carriera.

Mabel Bocchi al centro, e nel cuore, di tutti i nostri discorsi molto intimi e, almeno per me, esclusivi. Oltre che piacevoli e carini. Di cui vi racconterò domani.  Con calma. Oggi, dopo il tiggì delle tredici e trenta, ho straordinariamente seguito anche quello delle 20.00 condotto da Giorgia Cardinaletti che, come Valentina Bisti, non ha alcuna colpa se non si è fatto in entrambe le edizioni alcun accenno alla scomparsa di Mabel Bocchi che aveva programmato, o almeno questo aveva confessato recentemente a Gurioli, di raggiugere Milano dalla Riviera dei Cedri prima di Natale per essere operata ai polmoni. Ma purtroppo non ce l’ha fatta o forse a Dante ha raccontato solo una bugia. Come, conoscendola, è più facile pensare. Mentre davanti alla televisione sfogliavo i noiosi titoli Rai della giornata. “Putin vuole tutto il Donbassa” perché non lo si sapeva? “Via libera alla riforma sull’edilizia” ovvero l’ennesima menzogna del regime. “Dna Sempio sulle unghie di Chiara”, ma lasciatela riposare finalmente in pace, poverina. “Ancora maltempo al centro sud” e allora: cosa ci posso fare? Vi serve un ombrello o la canoa? “Il buen camino di Checcho Zalone” che da mo’ mi ha stufato come Antonella Clerici. E infine “La fiamma olimpica al Quirinale verso Milano 2026” con Cortina scendiletto che non andrò a vedere neanche se mi pagano. Che tristezza! A domani. Sperando che almeno Emanuela Audisio mi regali un raggio di sole su Repubblica scrivendo della bella e brava Mabel o, come ai nostri bei tempi, un’intervista a Valerio Bianchini col quale ieri s’accompagnava in macchina.

  P.s.: non so se avete almeno saputo che Repesa è scappato da Trapani. E ha fatto bene. Soprattutto se andrà ad allenare l’Efes. E ora? Ieri si sono allenati in tre, gli unici che hanno preso due soldi se non di stipendio almeno d’ingaggio a settembre. Alibegovic fuori squadra non potrà essere sostituito. E dire che Giannino Petrucci diceva d’averne di presidenti come Valerio Antonini. Davvero? La Shark non dovrebbe giocare domenica a Treviso. Così comunque la Nutribullet del signor Rossi potrebbe finalmente vincere una partita. Mala tempora currunt. Ma i prossimi saranno ancora peggio. Potrebbe difatti Trapani rinunciare al campionato. In modo tale che Brescia, alla quale piace Rossato più di Petrucelli, e sbaglia, potrebbe avere due punti in più in classifica e così sarebbe imbattuta. Mentre Derthona avrebbe due punti in meno: Beniamino Gavio sarà anche pieno zeppo di soldi, ma mi sembra anche un po’ sfigato. Cosa ne pensate?