Con questa difesa scolapasta non si va lontano

Belinelli-Italia-Turchia-EuroBasket

E adesso? Adesso, travolti da un pessimismo cosmico, rischiamo davvero di tornare molto presto a casa. Anche giovedì notte. Del resto cosa vi avevo detto alla vigilia dell’Europeo? Che non volevo neanche pensare ad una eventuale sconfitta con i turchi. E adesso? Adesso, scendendo dal pulpito, dobbiamo vincere umilmente tre delle prossime quattro partite di Berlino se l’obiettivo è ancora quello di finire almeno terzi nel girone e d’approdare ai quarti. Con la difesa che ci ritroviamo? Vi capisco: alla luce di quanto visto ieri sera, l’impresa degli azzurri appare ora a tutti titanica. E adesso? Adesso tiro il freno a mano. Perché me l’ha chiesto per favore stamattina Paron Tonino Zorzi. Che mi conosce assai bene. “Mi raccomando: prima di metterti a scrivere conta almeno sino a mille. E, già che ci sei, beviti anche due o tre camomille”. E gli ho obbedito. Però la camomilla mi ha fatto tornare in mente BonoMelli e mi sono venuti di nuovo i nervi. Sia chiaro: non è stata solo o tutta colpa sua se in difesa abbiamo fatto ridere i polli. Ho visto anche molto di peggio: per esempio Bargnani, lungo per niente, Cinciarini, ancora in culla con il figlio, e persino Datome, bruciato spesso e volentieri da Ilyasova e Osman. Che parevano due extraterrestri. E poi CamoMelli è stato sul parquet appena sei minuti. Però nemmeno gli si può dare 6 in pagella, come ha fatto Luca Chiabotti, se ad essere generosi un 5 sarebbe stato già largo di manica. Provo allora a rasserenarmi, ma, leggendo gli amici su Facebook, è improbabile che ci riesca. Lorenzaccio Sani, come al solito geniale, ha scritto: “Bargnani, se sei davvero un Mago, sparisci”. O Max Carboni, la più bella voce del basket alla radio, con sarcasmo: “Occorre una nuova regola di gioco nei cambi: cambiare l’allenatore”. E’ una bella domenica di sole. A 2000 metri è anche nevicato. E non poco. Così temo che nel pomeriggio ce l’avremo dura pure con l’Islanda. Ma non possiamo riperdere: altrimenti mi sparo e sarà ancora più dura difendere Simone Pianigiani dagli attacchi di chi gli vuole male per partito preso solamente perché ha vinto sei scudetti di fila a Siena. Pensavo piuttosto al Mago e a chi gli ha fatto un contratto a Toronto di 10 milioni di dollari all’anno per cinque stagioni. Ora ricordo: Maurizio Gherardini. Quanti ne dovrebbe allora guadagnare l’immenso Danilo Gallinari a Denver? Venti sarebbero ancora pochi. Mi sono appisolato in poltrona: mi succede sempre così quando guardo un Gran Premio. Anche se di Monza. E di nuovo ho avuto gli incubi risognandomi di Cicciobello che giocava con un enorme scolapasta tutto bucherellato che faceva acqua da ogni parte. Proprio come la difesa azzurra contro i turchi. A proposito di Tranquillo, facendomi violenza, ho trovato il coraggio di ascoltarlo dopo non so neanche quanti anni. Ebbene: è pericolosamente peggiorato. Magari non urla più come una volta, ma è diventato spaventosamente egocentrico, logorroico e pesantissimo. Sino allo sfinimento o, meglio, sino a quando gli è scappato testualmente di dire: “C’è una netta prevalenza d’appassionati su Sky che vorrebbero veder vincere l’Italia”. Lui no di certo. E con lui tutta la sua confraternita. Ma non sono più di quattro gatti, anche se pericolosissimi. E poi confessarlo così spudoratamente in televisione mi è sembrato davvero un insulto e un pugno al basso ventre di chi magari anche critica gli azzurri, e pesantemente, come il mio caro Acciughino Pittis in gran forma sempre su facebook, ma è comunque innamorato di una nazionale che vorrebbe tanto rivedere alle Olimpiadi di Rio de Janeiro dopo dodici anni. Difatti qui mi fermo. E, come avrete notato, non dico niente di Marco Belinelli e Alex Gentile. Perché possono dare molto ma molto di più. Ci vuol poco. E’ vero, ma io ci credo ancora al settimo posto dell’Italia. Che sarebbe un suicidio non conquistare con questo Gallo delle meraviglie. Senza più parlare della miglior squadra azzurra di pallacanestro della nostra storia, ma pensando come Margaret Thatcher. E cioè che il gallo può anche cantare finché vuole, ma sono in fondo le galline che fanno poi le uova.