Queste Olimpiadi per me sono diventate un vero incubo…

                 

                18  febbraio 2026, mercoledì                  Capisco che fingete di credermi sempre. Altrimenti che razza di fedeli aficionados sareste? Pirloni come i falsi amici di Facebook che mi piace prendere per il cesto specie se hanno tendenze neofasciste e non sanno nemmeno cosa sia la satira che per sua stessa natura è libertà d’espressione. Ed in effetti ho esagerato un cinin quando domenica ho scritto che avevo sfasciato due televisori, e manco piccini piccini, come il Samsung che mi è costato una fortuna e  il 65 pollici della Panasonic che ho in camera da letto. Soltanto perché l’arbitro Federico La Penna aveva preso un granchio colossale più delle aragoste dell’oceano Atlantico. Ha sbagliato, ma in buona fede: altrimenti non seguirei più il calcio che già non mi piace come negli anni in cui Gianni Brera, ormai nel secolo scorso, lo chiamava folber sul Guerin sportivo e sul Giorno che è stato il suo giornale dal 1956 al 1979. Quando il direttore Gaetano Afeltra prese me, al suo posto, che ero ancora praticante nel Diario dei De Michelis, Gianni e Ciccio, a Venezia. Altro che Repubblica che si pavoneggia d’averlo inventato. Difatti voglio proprio leggere il libro di Giuseppe Smorto, “I quattro Gianni”, che ho ordinato in libreria perché la Minerva Edizioni, o chi per lei, aveva inviato una sola copia alla Ubik (con la i rovesciata che però non trovo nella mia tastiera). Cosa leggerà mai la gente? Valla a capire. E i giovani? Poco o niente. Tanto da non sapere chi cavolo mai fossero questi quattro giornalisti sportivi tanto famosi. Di cui due, Brera e Clerici, anche Smorto lo deve ammettere che sono più creature del Giorno che di Repubblica.

L’ho già scritto ma mi ripeto volentieri: i quattro Gianni sono per l’appunto Gianni Brera, che a Repubblica è stato legato dal 1982 fino alla morte avvenuta in un terribile incidente stradale alle tre e mezza di notte del 19 dicembre di dieci anni dopo. Di ritorno da una cena al ristorante Albergo del Sole di Maleo in una tavolata di una decina di persone e un trionfo di ragù d’oca. Tra Codogno e Casalpusterlengo. Quando una Lancia Thema travolse a 170 km/h la Ford Serra con Gioann Brera fu Carlo che forse si era appisolato sul retro della macchina. Che lui non guidava mai. Forse perché non aveva nemmeno la patente. M’informerò. Oltre – come dicevo – a Gianni Clerici, Gianni Mura e Gianni Minà. Quest’ultimo nettamente inferiore come penna agli altri tre. Ma forse più avventuroso e curioso come cronista da battaglia. Il libro l’hanno già recensito Emanuela Audisio e Valter Fuochi che sono cento volte più bravi e più ancora svelti di me. Quindi torno in tutta fretta al motivo per cui mi sono messo a scrivere assai prima del solito. Cioè dopo aver saltato il pranzo con uno yogurt senza lattosio alla banana e una pera cotta. Ed aver rinunciato alla pennichella del primo pomeriggio dal momento che stamane mi sono alzato dal letto che era oramai mezzogiorno.

Ah sì, ora ricordo: mi sono seduto al computer abbastanza presto per poter vedere la prima partita della final eight di Coppa Italia di Torino in programma su Sky, ma che io mi guarderò su Lba Tv. Altrimenti cosa l’ho pagata a fare? E invece sono i cento euro da me meglio spesi negli ultimi tempi. Non fosse altro perché così eviterò di fare brutti incontri in tivù con la Banda Osiris di Ciccoblack Tranquillo che comunque ha infiltrato sempre qualcuno dei suoi compagni di merende anche sulla piattaforma  streaming della Lega.  Tanto i quattrini non li tira fuoti lui, che ha il braccino più corto di Dan Peterson e Danilo Gallinari messi insieme con i loro bei granchi nelle tasche, ma le quindici società della Lega di Maurizio Gherardini. O no?  Penso proprio di sì. Per la gioia di Treviso che non ha neanche i soldi per piangere nonostante Bepi De’Longhi e il figlio Fabio rappresentino un patrimonio di oltre 6 miliardi non di noccioline. Beati loro! Però due euro in più potrebbero anche tirarli fuori per una società contestata dagli ultras che ha già un piede nella fossa della retrocessione.

La prima partita sarà comunque alle 18 in punto Brescia contro Udine che domenica alla Fiera di Bologna mi ha fatto una gran buona impressione. Un duello di cui mi piacerebbe tanto scrivere come del successivo, alle 20.45, tra Milano e Trieste dove invece è scontatissima la vittoria dell’Armani. Però non so se farò in tempo a finire prima questo pezzo. Vorrei sbagliarmi, ma non è proprio scontata la vittoria della squadra campione in carica di Coppa Italia anche se non è più allenata da Beppe Poeta, ma da Amadeus Della Valle. Lo ha ammesso lo stesso Matteo Cotelli, uno dei pochi galantuomini che sono rimasti nella nostra indecente palla nel cestino. Dove tutti parlano, io compreso, ma nessuno combina niente. Però almeno lo ammetto e senza paura punto, bene o male, evidentemente male, il dito sulla Banda dalla quale è iniziata intorno al Duemila la fine di un movimento che mangiava ancora i risi in testa alla pallavolo e al tennis. Così tanto per fare un paio d’esempi tra almeno un’altra dozzina di sport come l’atletica e il nuoto.

Devo assolutamente vedere il match in diretta se tengo ancora un po’ alla mia pelle. E non esagero. Ho deciso infatti di non registrare più niente di niente. Nemmeno la Juventus in Champions o Jannik Sinner che deve ancora scendere in campo sul cemento negli ottavi di finale dell’Atp 500 di Doha contro l’australiano Alexey Popyrin nella notte del Dubai. Avrebbero dovuto farlo alle 17.30 e sono invece per fortuna pure loro in ritardo di una decina di minuti dopo un quarto d’ora di spot infiniti su Sky. La verità, e dovete credermi, vi prego, è che sono due giorni che ho gli incubi mattutini ed è questa la cosa che più mi preoccupa. La notte capitano. Se hai magari esagerato a cena. E invece ho dormito poco e male sino alle 7.28, quando punto la sveglia per ritirare i quotidiani che Stefano mi consegna senza suonare il campanello e svegliare la Tigre. Ebbene è a questo punto che potrei sfogliare sotto le coperte, al calduccio, i giornali del nuovo giorno. Con le tapparelle alzate e l’alba che entra dalle finestre. E invece finisce che mi addormento dal momento che non posso leggere i giornali altrimenti mi svelerebbero cosa è successo nel pomeriggio alle Olimpiadi di Cortina o cosa ha combinato Lucianino Spalletti a Istanbul col Fenerbahce assatanato. Né posso accendere la televisione per l’identico motivo di cui sopra o perché i tiggì della TeleMeloni m’informerebbero subito di come ha passato la notte la vostra Giorgina. Al che mi verrebbe di nuovo voglia come sabato di sfasciare a martellate il Panasonic ai piedi del letto.

Ed è qui che mi vengono gli incubi (vedi foto, ndr) sin quasi a mezzogiorno. E non scherzo. E cosa sogni? Soprattutto che sono in ritardo per mandare l’articolo al mio grande capo, Franco Grigoletti. “Hanno già acceso le rotative e manca solo il tuo pezzo sui Giochi”. Porca miseria. Ma mi hanno chiuso i cancelli del cimitero e sulla tomba di mio suocero giuro che non ho nemmeno il cellulare per chiamare i dimafonisti. E grido disperato che me l’ha portato via Rocco, mio nipote, che non può vivere senza. Un disastro. E intanto Sinner ha vinto il primo set 6-3 e la Germani ha chiuso il primo periodo in vantaggio 23-11. E pare non ci sia confronto. A più tardi. Forse. Con un post scriptum. Vedremo. Ma intanto queste Olimpiadi almeno per me sono diventate un incubo. Nonostante il doppio oro della divina Federica Brignone e il primo nella storia del biathlon della immensa Monna Lisa Vittozzi. Che ancora scrivono con una sola ti. Come io ieri ho chiamato Giacomel – mi spiace – Giocomin, ma figuratevi se io posso citare Tommaso, il mio preferito, già un argento olimpico e tre mondiali, oltre ad una medaglia di bronzo, con il cognome sbagliato. A meno che non sia morto dal sonno e abbia avuto le ossessioni mattutine. Sino a mezzodì.

P.S. 1 : della Milano Cortina 2026 non so più niente dal primo pomeriggio di ieri semplicemente perché nulla dei Giochi ho più seguito sulle reti della Rai  nell’ultima trentina di ore ed Eurosport, avendo bocciato la sua scelta di passare a Dazn, dove si vede e non si vede a seconda delle lune, mi ha negato di guadare le due staffette del biathlon a cui tenevo tanto. Santa pazienza. Però mi sembra che queste Olimpiadi stiano finendo in sordina con un programma che ha privilegiato nettamente la prima settimana alla seconda. O forse siamo sazi di medaglie. Anche se ho saputo per sbaglio che proprio oggi al tramonto ne abbiamo beccata un’altra, stavolta d’argento e ancora con le donne, nella staffetta dello short track, la quattordicesima per Arianna Fontana che non è ha mai la pancia  piena.

P.S. 2: ora il tennis da Doha che si è sbrigato in fretta. Sinner in meno di un’ora e mezza si è sbarazzato di Popyrin in un match dall’esito scontato, ma comunque attraente specie nel secondo set sino al 5-5 quando l’australiano ha perso il servizio e Jannik l’ha salutato con un 7-5 da non buttar via. Mentre Carlos Alcaraz ha pure conquistato i quarti di finale  dell’Atp 500 ma rischiando d’andare al terzo set con il francese Valentin Royer che si è smarrito sul 5-2 in suo favore nel secondo e ha perso gli ultimi 5 games di fila. Domani nei quarti Jannik sfiderà il ceco Jakub Mensik numero 16 nel rancing.

P.S. 3: e chiudo con il basket, quando è ormai quasi un altro giorno, e i risultati dei due quarti: Brescia-Udine 78-64 (43-32) e Milano-Trieste 94-86 (46-49). Il primo senza storia nonostante la Germani abbia di nuovo dovuto rinunciare a Nikola Ivanovic che in regia è unico e costringe Della Valle ai lavori forzati. Ma Amadeus è Amadeus, come ripete sempre Boscia Tanjevic. Però è quest’anno ulteriormente migliorato, come ha confessato Ettore Messi(n)a a Matteo Bonetti. La qualcosa, detta da lui, ha un doppio valore, se non triplo. Il mio ex Ricciolino (17 punti) ovviamente mvp e Brescia meglio in difesa che in attacco. E Udine? A parte Alibegovic nell’ultimo quarto, e un meno 8 temporaneo da lui firmato, mi ha deluso parecchio. Come non mi ha divertito la seconda partita in un’Alpi Arena mezza vuota che ha fatto dell’altro male alla nostra pallacanestro nonostante gli strombazzi della sua Lega di saccenti fannulloni. Armani tra alti e bassi. Più bassi che alti. Addirittura costretta a rincorrere nella ripresa Trieste senza Colbey Ross che per lei è tanta roba. Il solito eterno Shavon Shields con 28 punti e 10/15 al tiro. Dall’altra parte un super Jahmi’us Ramsey finché Leandro Bolmaro non ha messo le manette alla guardia americana. Domani alle 18 Reyer-Tortona e alle 20.45 Virtus-Napoli. Dovrebbe essere già meglio, ma intanto non sono (più) pentito di non aver raggiunto come l’anno scorso Torino per le final eight. Sarei stato di nuovo molto bene con i gemelli Giorgio e Paolo Viberti e con Riccio Ragazzi.  E sabato sarei potuto andare anche a vedere Juventus-Como. Peccato che per una tribuna Boniperti mi abbiano chiesto 380 euro. No, grazie: non fumo più da un pezzo. E vado a Sant’Elena per il testa-coda Venezia-Pescara. Col mio abbonamento ai distinti di 180 euro…