Quanto è carina Laila: piace molto pure a mamma Siglinde

 

        15 novembre, sabato                 ITALIA in allarme: serve una scossa. Finalmente un titolo che rispecchia il momento difficile di un Paese nel quale ogni giorno che passa è sempre peggio. Finalmente un giornale che si preoccupa d’oltre il 60 per cento degli italiani che fatica ad arrivare a fine mese tra bollette da pagare, mutuo, affitto, sanità, benzina e tasse appesantite da quando, nell’ottobre del 2022, è salita al potere Giorgia Meloni con un governo di destra che si farebbe molto prima a chiamare più onestamente regime. Ma quanto stupido sono? Parecchio. E povero illuso? Ancora di più. Difatti il titolo è del Gazzettino che, con l’avvento di Roberto Papetti, chiamo il Secolo del Veneto accostandolo moltissimo al Secolo d’Italia che non so se si possa ancora trovare in edicola, non credo, ma che on line è comunque considerato l’organo di partito della Fiamma tricolore che un tempo era il Movimento sociale italiano (Msi), poi d’Alleanza nazionale (An) e oggi Fratelli d’Italia (FdI) che è sempre l’editore del quotidiano neofascista. E il titolo del Gazzettino, dicevo, non è un grido d’allarme per l’Italia che sta andando a rotoli, checché ne dica il capo (o la capa?) del governo che è bravissimo (o bravissima?) – è vero – a raccontare le favole  e le frottole, ma del cittì Rino Gattuso che è stato ieri ripreso da ‘Gnazio La Russa, quello che ha il busto di Benito Mussolini sul comodino di casa, perché “non si dice vergogna a chi fischia”. Senti chi parla.

Giovedì a Chisinau, che è la capitale della Repubblica Moldova, credo ma potrei anche sbagliarmi, Gattuso, che non ha in tasca la tessera di FdI, né quella di Forza Italia o della Lega, né ha peli sulla lingua, aveva urlato “vergogna” a quei quattro fascistoni che sullo 0-0 avevano invitato gli azzurri ad andare a lavorare. Assieme a loro in fabbrica? Non credo che quei facinorosi, che la Gazzetta chiama orribilmente tifosi, vadano spesso a lavorare. Non di sicuro nel lungo fine settimana se l’altro ieri sera erano in Moldavia e domani saranno magari a San Siro per seguire la nazionale che, se vorrà andare ai Mondiali 2026 in Canada, Messico e Stati Uniti,  dovrà battere con nove gol di scarto la Norvegia d’Erling Haaland che, di reti,  in questa stagione ne ha segnate appena 32 in 21 partite tra Manchester City e nazionale (13 in 6 gare). Cosa ci vorrà mai? In fondo le percentuali di riuscita sono uguali da quelle di un sei vinto al Superenalotto con una giocata minima di 5 euro.

Ma l’avete per caso letto l’ultimo 4-2-4 azzurro di Gattuso? Vicario; Bellanova, Mancini, Buongiorno, Cambiaso; Tonali, Cristante; Orsolini, Scamacca, Raspadori, Zaccagni. Non mi pare un’Italia di fenomeni e comunque dovete credermi se vi dico che so solo in quale squadra giocano Cambiaso e Orsolini. Il primo è qualche volta titolare nella Juve e non è che ultimamente m’abbia incantato se non con l’Udinese e la Cremonese, ma al punto da meritare al massimo un bel 6 in pagella, non mezzo voto di più. Mentre non mi do ancora pace pensando che la società degli Agnelli, finita purtroppo nelle mani (o tra le zampe?) di El Cann era proprietaria del cartellino di Riccardo Orsolini, capocannoniere del nostro campionato, prima di darlo in prestito all’Atalanta e di cederlo definitivamente al Bologna nel giugno del 2019 per appena 15 milioni. Però ha preso tre anni dopo Dusan Vlahovic che le costa ancora un milione di stipendio ogni mese. Oltre ai 91,9 girati alla Fiorentina. Ma si può?

Io dico di no e allo stesso modo risponderei a chi osasse domarmi se vedrò domani Italia-Norvegia. Sinceramente spero d’aver qualcosa domani di meglio da fare. Come stasera alla prima della stagione 2025-2026 dei comici al teatro Toniolo che dista non più di 84 passi, li ho contati, da casa mia. Con Luca Bizzarri, genovese malato del Genoa, ex magnifico conduttore delle Iene, stavolta separato da Paolo Kessisoglu e dalla Strana coppia. In “Non hanno un dubbio”, spettacolo satirico, come  piace a me, su una campagna elettorale e ispirato al suo podcast e omonimo libro di successo che per la verità non ho letto. Meglio così. Così sarà una sorpresa totalmente intrigante. Avrei potuto per la verità domani anche andare a Reggio Emilia, ma pioverà tutto il giorno e poi il mio compagno di viaggio si è beccato un brutta influenza con febbre. In effetti avrei voluto finalmente seguire l’irresistibile Reyer come l’ha dipinta non più tardi di martedì Federico Casarin: “Vogliamo dire la nostra in campionato ed in EuroCup perché siamo un gruppo completo e di qualità con protagonisti sempre diversi e coordinato da uno staff di livello”. D’accordo. Per quel che riguarda senz’altro Francesco Cuzzolin e Eugenio Dalmasson che è da un pezzo però che non vedo. Mentre non so che fine abbia fatto il nuovo diesse Alessandro Frosini che è scomparso da tutti i miei radar.

Al Pesciolino rosso ha fatto da spalla sempre sul Gazzettino il buon play Leonardo Candi. Al quale bisogna sempre dire “grazie Candy” come faccio io da quando ha debuttato a sedici anni nella Fortitudo: all’epoca portava i baffi, ma poi si è un po’ perso per strada (Reggiana e Derthona). “La difesa rappresenta il nostro punto forte”, ha sparato disinvolto. Peccato che il giorno successivo gli orogranata di Olivetta Spahija abbiano beccato quasi cento punti, per la precisione 93, a Lubiana e abbiano incassato 28 punti di scarto dal Cedevita che non è il Partizan e nemmeno la Stella Rossa. Conquistando 11+11=22 rimbalzi in meno. Può succedere. Basta che lo capiscano i veneziani. Che sempre meno numerosi frequentano quest’anno il Taliercio. Tanto da essere oggi come oggi il club con meno spettatori in serie A.

Ma perché continui a comprare il Gazzettino? E’ la domanda che mi faccio tutti i santi giorni anch’io. Ma alla Tigre non puoi togliere la pagina dei morti e a me in fondo gli elzeviri di Bruno Vespa non dispiacciano. Sono sul serio comici. Come le lettere che Roberto Papetti si spedisce o i corsivi d’Alda Vanzan che grondano d’amore per Luca Zaia. Però adesso basta. Avevo in mente di regalarvi la telecronaca diretta di Sinner-De Minaur, semifinale delle Finals di Torino, ed infatti avevo fatto postare la foto dell’ultima fidanzata di Jannik, la modella danese Laila Haisanovic che ovviamente mi piace da impazzire. Come del resto a mamma Siglinde che l’ha già accolta in famiglia con amore e le sta sempre seduta al fianco durante ogni impresa del meraviglioso figliolo. Ma poi mi sono ricordato che a mezzogiorno erano scesi in campo anche Simone Bolelli e Andrea Vavassori in doppio e che quindi, se non avessi seguito in registrata la loro semifinale, figurati se Elena Pera o chi per lei, e comunque sempre meglio di lei, non mi avrebbe detto il risultato dei due azzurri contro i pericolosissimi  Heliovaara e Patten?