
26 gennaio 2026, lunedì Avevo già deciso stasera di non scrivere dopo una giornata nella quale mi si erano spesso incrociate le dita come diceva il mitico personaggio creato dalla fantasia di Paolo Villaggio, Giandomenico Fracchia. Poi cenando ho avuto la disgrazia di buttare l’occhio sulla seconda Rete di Tele Meloni e mi è andata di traverso persino la minestrina in brodo di cappone che la Tigre mi preparava ogni sera qualche anno fa quando riuscivo a ingoiare questa e poco altro. Stavo seguendo Road to Milano Cortina 2026, la trasmissione allegramente condotta da Sabrina Gandolfi insieme a due o tre ospiti dei quali avrà anche detto il nome nella sua presentazione, ma che non sono riuscito a riconoscere se non Xavier Jacobelli, di professione direttore bergamasco dalla nascita, che non ho per la verità mai visto su una tribuna degli sport della neve o del ghiaccio manco per sbaglio. Tutto bello comunque, anzi bellissimo, e bellissima lei, Virna Lisi, che aveva una splendida villa a Cortina d’Ampezzo e spesso l’ho vista durante la Coppa del Mondo di sci al femminile che prendeva il sole al Camineto di Rumerlo con quel sorriso col quale “poteva dire ciò che vuole”. Come chiudeva il fortunato carosello del dentifricio Chlorodon. Ricordate? Forse no, siete troppo giovani.
Nel servizio della Rai, in occasione dell’arrivo della fiaccola olimpica a Cortina, l’attrice, che non si dava mai arie da prima donna e al contrario era molto disponibile con tutti, aveva accettato di salire quella volta sul bob a quattro guidato proprio dal grande Eugenio Monti e con lui era scesa terrorizzata sulla pista che ancora oggi porta il suo nome. Una pista che francamente io non avrei più ricostruito e non solo per gli alti costi, ma soprattutto per uno sport, il bob, che nel mondo praticheranno a farla grande in mille e non più di mille sfegatati. Sarebbe comunque bastato rimettere in uso quella dei Giochi di Torino 2006 a Cesana Pariol abbandonata vent’anni fa e mai più utilizzata. Ma Matteo Salvini e il compagno Luka Zaja l’hanno voluta rifare a tutti i costi. Bravi. Peccato che poi mantenere in vita l’Eugenio Monti per quattro scavezzacolli in vacanza sulle Dolomiti costerà per la sola gestione un milione a stagione. Se basterà. E quei due signori di sicuro non scuciranno mezzo euro.
Evviva. Sono di nuovo partito per la tangente senza ancora dirvi la ragione per la quale mi è andata di traverso la minestrina in brodo e mi è tornata la voglia di dirne quattro non solo al bob, o allo slittino e allo skeleton, che in pochi sanno di quale disciplina sportiva sto parlando, ma in particolare a chi ha messo in piedi il collegamento con la località ampezzana, che affiancherà Milano o, se preferite gli farà da scendiletto, per le Olimpiadi invernali che inizieranno tra una decina di giorni. Prima tutto okay: l’emozione in studio nel ricordo di Cortina ’56, Eugenio Monti, Toni Sailer, la squadra sovietica che vinse l’oro nella staffetta di fondo, Virna Lisi, i fantastici filmati della Rai che riprese le Olimpiadi per tutto il mondo e il Col Drusciè illuminato a giorno, la pista dello slalom femminile e i boschi intorno finalmente innevati. “A te la linea, Umberto (che ho poi saputo fare di cognome Martini)” che in Piazzale delle Poste avrebbe dovuto descrivere l’arrivo della fiaccola olimpica in mano al mio grande amico Bruno Alberti, compagno di tante abbuffate di pesce, che per un infortunio saltò le Olimpiadi sulle piste di sci di casa sua e nessuno riuscì mai a consolarlo. Anche se fu il portabandiera azzurro quattro anni dopo a Squaw Valley. Così come Zeno Colò, campione olimpico e mondiale nel ’50, fu l’ultimo tedoforo di Cortina ’56.
Ebbene il povero Umberto non sapeva cosa dire e cosa fare mentre la gente con i telefoni rivolti al cielo gli oscuravano la visuale e i cameraman non gli erano d’aiuto perché la regia non inquadrava né lo schermo gigante, né il palco delle cerimonie, né la chiesa e il celebre campanile ampezzano con l’orologio, ma un baracchino del Piazzale del poste che vendeva birre a nastro sotto la reclame della Coca Cola con pizza. Nella confusione generale. Quando improvvisamente è apparsa per un paio di secondi la torcia in mano a Bruno Alberti, che ad aprile compirà 92 anni, e mi sono emozionato io vedendolo ancora in gamba.
Poi Sabrina si è ripresa in fretta la linea in studio fingendo di non mostrarsi disperata. Mentre i suoi colleghi gli imponevano di leggere un comunicato del comitato di redazione della Rai che proclamava lo stato d’agitazione nei confronti dei dirigenti esecutivi di Tele Meloni che hanno fatto scelte sbagliate per questa benedetta Milano Cortina 2026 prediligendo – non è scritto, ma è chiaro – i soliti raccomandati di partito. Cominciamo insomma proprio bene. Già la regina delle Dolomiti vive giorni di totale confusione. Col traffico paralizzato e i parcheggi che non ci sono per lavori in corso che chissà quando finiranno. Ringraziando che l’inaugurazione dei Giochi invernali saranno a San Siro e all’Arena di Verona. E che le gare, a parte quelle dello sci alpino di Federica Brignone mezza rotta e Sofia Goggia fuori di testa, si disputeranno altrove.
Di disastro in disastro. Il mio per esempio che vi avevo nell’incipit annunciato. Tra ieri e oggi praticamente non ho mai tolto lo sguardo dal Samsung con il telecomando sempre in mano. Col risultato che ho visto tutto di calcio che mi ero registrato, tranne quella ventina di partite alle quali ho dato un taglio secco, come Napoli-Sassuolo del 17 gennaio e Fiorentina-Milan dell’11, o Verona-Bologna del 15 e Udinese-Inter di non so quale. E delle quali ovviamente non saprò mai come sono terminate. In compenso non so nemmeno niente dell’ultima giornata di basket in serie A se non che Treviso ha ancora straperso in casa, stavolta con Trento, e adesso rischia davvero di retrocedere per giocare il derby con la Gemini Mestre. Ma non me ne stupisco. Ho appreso solo oggi che l’imprevedibile Giovanni Franzoni ha vinto la libera sulla Streif di Kietzbuehel: non so se mi spiego. E me ne vergogno di non averne parlato prima. Forse ho fatto pace con Lucianino Spalletti e con mezza Juve che hanno stritolato il Napoli d’un apparente Conte Antonio sereno ma in verità incazzato da morire. Oltre a Yildiz, Locatelli e Thuram, mi sono piaciuti per l’atteggiamento tenuto il campo anche Kelly e Kalulu, persino David e McKennie. Che Spallucce vuole trasformare in una prima punta, ma gli consiglio di lasciar perdere e piuttosto inviti El Kann ad andarsene non prima però di comprare una punta vera.
Checché ne dicano quei due poveri trombettisti di Sky, che mi pare fossero Federico Zancana e Riccardo Montolivo, ex viola, il risultato è stato bugiardo: i bianconeri avrebbero infatti meritato non di vincere 3-0 ma almeno 5-1. Sempre che Hojlund, o chi per lui, avesse battuto dal dischetto Di Gregorio sul rigore che senz’altro il danese si sarebbe meritato per l’intervento stupido di Bremer ai suoi danni. Mi sono divertito a seguire su Raidue la Coppa Italia di pallavolo, rivinta per la settima volta consecutiva da Conegliano e la sua straordinaria Monica De Gennaro moglie del bravissimo Daniele Santarelli, contro le gustosissime ragazze di Scandicci con la Antropova e la Bosetti in testa. A Torino sugli eleganti spalti infuocati c’erano 13.000 persone. La nostra pallacanestro prenda nota e, già che c’è, si spari con la Banda Osiris di Sky e tutte le televisioni alle quali nessuno si abbona.
Per fortuna che oggi non dovevo scrivere ed ho già superato le cento righe. Oltre che è quasi scoccata la mezzanotte e domani devo alzarmi alle sei per andare a Padova a farmi qualche esamino. Nulla di grave, spero. Se non che sto impazzendo, e lo devo segnalare al professore del Giustinianeo, per colpa di Eurosport che è passata sulla piattaforma di Dazn combinando un casino mai visto con quella rotellina bianca che gira a vuoto e che detesto più della Giorgina vostra. Su Dazn ci sarebbero gli Australian Open in esclusiva, ma che saremo in tre o quattro a seguirli come si deve. Gli altri sono finiti tutti in manicomio. Ho visto un grande Lorenzo Musetti (nella foto, ndr) impartire una gran lezione di tennis al signor Fritz da Rancho Santa Fe con una continuità di rendimento pazzesca che non gli riconoscevo. Anche meglio di Jannik Sinner esagerando. Che non ha avuto problemi col nervosetto italo-argentino Luciano Darderi che ha il padre Gino allenatore. Il ragazzo non è mare ma sarà il caso che vada a lezione di comportamento e signorilità con il nostro altoatesino che non sta proprio benissimo da quel che si può capire. Nei quarti di mercoledì mattina presto Musetti incontrerà il freschissimo Djokovic, mentre Sinner se la vedrà contro Ben Shelton, un altro americano. Usa. E getta?