Neanche Frank Vitucci gusterà la castradina: va a Scafati

     5 novembre, mercoledì                  Nessuno mi ha chiesto la ricetta della castradina della Festa della Salute che evidentemente già conoscete. Come del resto sapete tutto di calcio e ora, grazie a Jannik Sinner, anche di tennis. Magari cercando di convincerci invano che il carrarese Lollo Musetti, che ha pure lui la residenza a Montecarlo, non vale meno dell’altoatesino che ha fatto le elementari e le medie dove si studia il tedesco, che è poi la sua lingua madre, ma non per questo non è italiano. O mi sbaglio, cari razzisti ad un tanto al chilo? Come Bruno Vespa e Aldo Grasso e magro, tanto per citarne un paio tra milioni e milioni d’italiani più di destra che di sinistra. Per non parlare della palla nel cestino dove siete tutti ormai professori universitari. Soprattutto a Bologna, la Dotta con la gotta, e a Treviso o, meglio, a Tre Visi come l’ha sempre chiamata l’Orso Eleni che ha sposato quella santa donna delle Luisa Zambon, azzurra e prigioniera di un sogno, che è nata a Villorba, ad un tiro di schioppo dal Palaverde in una splendida fattoria di campagna dove i fratelli, tutti rugbysti e ovviamente leghisti, hanno costruito una curiosa piscina di legno nella quale un’estate di cento anni fa ci ho fatto pure un tocio. Uno dei bagni più belli e divertenti della mia vita.

Sapete tutto di tutto? Bene. Io, tranquilli, vado lo stesso avanti per la mia strada. Che poi è quella che gli affezionatissimi aficionados di www.claudiopea.it percorrono assieme a me anche se parlo come ieri quasi o solo di castradina. A proposito della quale, per tenervi aggiornati in vista della grande cena del 21 novembre nel giorno della Madonna della Salute che salvò i veneziani dalla peste, vi confesso che la Tigre ha ordinato dal macellaio di fiducia tre chili e mezzo di cosciotto di montone, che è poi il maschio della pecora, accuratamente affumicato, salato e stagionato. Oltre ad una decina di chili di verze nostrane che non sono poi così facili da trovare al mercato della frutta e della verdura. Insomma ne cucinerà un paio di pentoloni due o tre giorni prima della commemorazione. Uno senz’altro per i miei fratelli ed i parenti più stretti perché, se non lo sapete, ve lo dico io: non ci sono più trattorie almeno a Mestre e penso anche tra calli e campielli, dove nella settimana a ridosso della Madonna della Salute offrono nel loro menù ancora la tradizionale castradina. Che sino alla prima guerra mondiale arrivava dall’Albania sulle imbarcazioni da pesca (trabaccoli) e a vela (tartane), ormeggiate sulla riva degli Schiavoni, dalle quali era servita ai veneziani quella gustosissima zuppa (vedi foto, ndr). Troppo lavoro, dicono, per un piatto molto povero. Nemmeno alla locanda da Rinaldo. Dove Stefano Babato simpaticamente spediva in ritiro la Reyer quando giocava da cani. Cioè quasi sempre negli ultimi tempi. Con Olivetta Spahija al timone e Federico Casarin sotto coperta.

Stefano è andato quest’estate in pensione dal Gazzettino regalandosi la promozione a sorpresa del Basket Mestre in serie A2 dopo ben 37 anni e dopo un girone d’andata da brividi. Poi è arrivato Mattia Ferrari al posto dello smarrito Cesare Ciocca e la Gemini dai probabili playout è passata all’incredibile salto di categoria senza essere probabilmente attrezzata e preparata a farlo. Questo va ricordato in particolar modo all’Anonimo Veneziano che domenica ha scritto un pezzo sul quotidiano di Fausto, pardon, di Roberto Papetti, assolutamente senza cognizione di causa e con molto livore invece nei confronti della squadra del buon Mattia. La quale sabato ha perso la quinta partita di fila a Conegliano contro l’ambiziosa Sebastiani Rieti di Franco Ciani che è seconda in classifica con Fortitudo, Verona, Livorno e Brindisi, non so se mi spiego, a due punti da Pesaro di Alessandro Dalla Salda e Spiro Leka.

Apro parentesi: devo adesso chiedere scusa a mani giunte e col capo cosparso di cenere per la precedente imprecisione tra le righe. Anche perché il celebre sassofonista di Viggiù, che ha venduto nel mondo oltre dieci milioni di dischi, è deceduto a Sanremo alla fine del secolo scorso. Mentre in questo Matteo Garbisi è sempre stato molto vicino agli oro-granata di Luigi Brugnaro, disinteressandosi quasi completamente delle sorti cestistiche dei poveri veneziani di terraferma che devono emigrare fuori provincia ogni qual volta le due squadre maschile e femminile del sindaco devono giocare nel nostro TaliercioNoblesse oblige. E chiudo parentesi dicendo che le pagelle del lunedì di Babato sulla Reyer mi mancano da morire. Dopo di che non nego d’essere di parte quando parlo del Basket Mestre e d’essere molto dispiaciuto del suo terz’ultimo posto in classifica assieme a Ruvo di Puglia, due punti sopra Roseto e l’Urania Milano d’Alessandro Gentile che ha colto sabato il suo secondo successo stagionale piegando al Palalido addirittura la capolista Tezenis di Demis Cavina. Pur priva proprio del figlio del grande Nando e di Andrea Amato, ma con un Kevion Taylor (25 punti) che le cronache meneghine hanno definito praticamente perfetto.

Due verità in un regine di bugiardi. La prima: avrei voluto oggi parlare d’altro. Per esempio della Juventus che non mi è dispiaciuta ieri sera seguire in diretta contro lo Sporting di Lisbona. Anche perché quella è la squadra, parecchio modesta, e non è che Boccaccio Spalletti potesse cambiarla con uno schiocco di dita. Infatti non coltivo soverchie illusioni per il futuro prossimo dei bianconeri come invece Bombolone Condò e Alex Del Piero. Già giocare i play-in, o come cavolo si chiamano, della nuova confusionaria Champions dell’Uefa sarà una bella impresa. Mentre in campionato m’accontenterei di un quarto posto, che sarebbe tutto grasso che cola, davanti magari alla Roma di Dybala. Anche perché la mia Joya non può sbagliare un rigore come domenica contro il Milan se non dopo diciotto gol dagli undici metri.

La seconda verità: non dovete meravigliarvi se anche altre volte mi occuperò del campionato di A2. E non tanto perché c’è Mestre che è la mia squadra del cuore quando ancora Ettore Messina aveva da nascere e giocava all’aperto nel campetto di via Aleardi in cui il Messia avrebbe poi segnato i suoi primi canestri. Quanto perché non mi crederete, ma mi diverte molto più di quello maggiore dove ci sono personaggi che mi vanno invece solo di traverso. Come per esempio quello di Trapani, di cui non mi ricordo mai il nome, mi pare si chiami Valerio Antonini, ma mi potrei sempre sbagliare e non è poi comunque importante. Al quale non me la sentirei mai di stringere la mano. Men che meno per un accordo che varrebbe come il due di coppe con briscola bastoni. Adesso mi dicono che il presidente della Shark, partita con 4 punti di penalità – non dimenticatevelo – per irregolarità nei versamenti Irpef e Inps riscontrate in un controllo dell’Agenzia delle Entrate, faccia fatica a pagare gli stipendi ai giocatori italiani, da Cappelletti a Rossato, non dimenticando Petrucelli e Alibegovic, e non a quelli d’oltre oceano. Perchè mai se fattura oltre 300 milioni d’euro e nel commercio internazionale di cereali ha uno scambio di 1,7 milioni di tonnellate di prodotti agricoli. A voi l’ardua risposta. Mentre Gelsomino Repesa, mica scemo, si è fatto pagare il 90 per cento del contratto 2025-26 prima dell’inizio della stagione. Altrimenti sarebbe subito tornato al suo Paese o passato ad un’altra squadra.

Per non parlare della disgustosa diatriba tra lui e il primo cittadino di Trapani, Giacomo Tranchida, di cui vorrebbe prendere il posto dipingendolo come “mediocre, antiquato, eversivo e clientelare“. Solo? Difatti non ne parlo e piuttosto mi chiedo: come fa Giannino Petrucci a spendere sempre una parola buona per Antonini. Forse perché è tifoso della Lazio? O perché spera che attui finalmente la minaccia di trasferire baracca e burattini lontano dalla Sicilia in Roma capitale? Suvvia, non facciamoci ridere dietro che già ci ha pensato il Banco di Sardara, cacciando dopo appena un mese l’eccellente giovane – dicevano – Massimo Bulleriprogrammato per far bene a lungo termine” e prendendo Veliko Mrsic, una vocale in un poker di consonanti slave che sicuramente porterà Sassari in Paradiso. Divertente è pure la Treviso consorziata che non ha ancora toccato palla e si dimentica spesso e volentieri d’essere stata piantata in asso (e con le pezze al culo) non ieri, ma ben tredici anni fa dai Benetton che si fanno ora vivi una volta al mese per riscuotere l’affitto del Palaverde altrimenti muoiono di fame. Una Nutribullet che per dar retta ai suoi esigenti quanto incompetenti curvaioli ha mandato via Frank Vitucci e preso in coppia Alessandro Rossi e Federico Pasquini. Il signor Rossi non lo conosco, però di lui mi hanno parlato tutti bene, mentre del Pasqua garantisco io : è un’ottima persona ed è pure un bravo allenatore. Però non stupido al punto da prendere in mano una squadra di cui il suo presidente e notaio Matteo Contento credeva ad occhi chiusi sostenendo che aveva finalmente preso i giocatori non per salvarsi tra mille stenti come nei sei anni precedenti, ma per giocare una bella Coppa Italia e i playoff da protagonista. Come no? Così parlava entusiasta  John El Cann della sua Juve con Panna Montata Motta e il triste Igol Tudor in panchina.  Peccato che a Treviso non ci sia più un Benetton con i soldini da buttare nello sport. Anche se i De’Longhi, padre e figlio, potrebbero sommergere di quattrini sia John che il fratello Lapo, ma non hanno purtroppo la stessa passione di Gilberto per la palla nel cestino. E intanto mi chiedo: dove sei finito caro Paolo Vazzoler? Ieri ti ho chiamato al telefono, ma non ti ho trovato: spero che tu fossi in volo per chissà dove, ma  soprattutto che tu stessi molto meglio…

Ho comunque fatto bene a parlare oggi di basket dal momento che la notizia di Frank Vitucci che torna a Scafati non potevo non darla con un in bocca al lupo più grande di una casa. Che dico? Di una montagna. Visto che non è facile per un eccellente tecnico di prima serie scendere di categoria. Ma gli starò vicino, glielo prometto. Anche prima che venga a giocare al Taliercio nell’ultimo giorno di gennaio del prossimo anno. Perché è molta dura, e lo sa benissimo, andare d’amore e d’accordo con il re dei pomodoro in scatola, Nello Longobardi, che cambierebbe allenatore ogni giorno manco fosse una camicia. Però di sartoria. Dal momento che gli ha offerto un buon contratto sino a giugno. Peccato però che nemmeno Frank quest’anno potrà gustare la castradina alla Festa della Salute. Nella sua Venezia. E intanto gli butto giù la classifica molto compressa dell’A2 perché si renda conto da dove ricomincia la sua avventura dopo che domenica Scafati ha perso in casa con Cento. Robe da matti.

Nona giornata: Pesaro punti 14; Fortitudo, Libertas Livorno, Verona, Rieti e Brindisi 12; Rimini, Cento e Avellino 10, Juvi Cremona, Cividale, Pistoia, Torino, Forlì, Scafati e Bergamo 8, Mestre e Ruvo di Puglia 6, Roseto e Urania Milano 4. Ecco, quanto ci voleva? Eppure per così poco la Gazzetta di Cairo vorrebbe avere in elemosina un obolo dal presidente della Lega nazionale, Francesco Maiorana. Che non ci sta e fa non bene ma benissimo. Ed infatti gli regalo pure il calendario del prossimo turno di A2: sabato Cento-Ruvo di Puglia, Avellino-Livorno, Fortitudo-Brindisi; domenica: Pistoia-Mestre, Verona-Rieti, Bergamo-Juvi, Roseto-Cividale, Rimini-Torino, Forlì-Urania. E manco a farlo apposta Pesaro-Scafati domenica a mezzogiorno e mezzo in diretta tv su Raisport. Telecronaca di Maurizio Fanelli e Sandro De Pol, bravi e preparati. Mentre il mio caro Edi Denbinski, o come cavolo si scrive, è passato in pianta stabile alla pallavolo e non sa nemmeno lui quanto buona sia stata la sua scelta. E non lo dico – preciso – per prenderlo per i fondelli come illo tempore. Anche perché ora almeno può intervistare l’immenso Julio Velasco e non quello scorbutico di Luca Banchi. In più, e non è roba da poco, non fa più parte della Banda Osiris di CiccioBlack Tranquillo che s’è insediata in Lega con la presenza nella sede bolognese un solo giorno alla settimana di Andrea Bassani, più noto nel mondo degli amici degli animali come la Iena Ridens. Combinando subito un casino dietro l’altro. Come la quinta di campionato disseminata in cinque giornate tra le coppe europee. Così uno non ci capisce più niente se ieri si è giocata Varese-Virtus e oggi a metà pomeriggio Brescia-Armani che ho registrato su Sky. Oltre a Napoli-Trapani che mi vedrò prima o poi su LBA-TV. Mentre domani sono in programma Sassari-Cantù e Cremona-Trento. E venerdì Udine-Venezia e Reggio-Treviso. Ma non è mica ancora finita: mercoledì 12 infatti Tortona andrà a Trieste. Che ha strapazzato ieri i bosniaci dell’Igokea per 115-90.

P.S.: non pensino Cazzullo, la Gramella, Augias e Severgnini d’averla passata liscia con Sinner che neanche per loro sarebbe un italiano vero alla Toto Cotugno buonanima. O Eleonora Daniele, Milly Carlucci e Roberto Chinzari, il sottopancia della Meloni sul TG1, ovviamente per altri motivi. Domani no perché devo mettermi a posto i denti davanti. Magari venerdì. Vediamo. E intanto per scrivere sul mio blog dopo cena mi sono perso Inter-Kairat su Premium. Poco male: sono abbonato pure ad Amazon, ma non l’avrei comunque vista. Non m’interessa. Intanto ho anche da fare un aggiornamento del giorno dopo, cioè di mezzogiorno, giovedì 6 novembre, San Leonardo. Ma è talmente grossa che devo darla subito in pasto: Gian Marco P(r)ozzecco potrebbe volare a Reggio Emilia se l’Una Hotels di Dimitris Priftis dovesse perdere domani in casa anche con Treviso. Impossibile. Però la decisione l’avrebbe già presa la presidentessa  Veronica Bartoli con l’avvallo del padre Enzo. Della quale il Poz è un suo vecchio pallino. Ottima scelta finalmente. E arrivederci alla prossima abbuffata. Io intanto corro a mettere in ordine il castello dei giornali e dei ritagli. Altrimenti la Tigre m’ammazza sul serio. Lei mica scherza come il vostro perfido scriba con la Banda Osiris. Anche se già davvero rimpiango l’amico Umberto Gandini che non aveva figli e figliastri come Maurizio Gherardini per forza di (mille) cose.