La Banda Osiris a Mestre e io che non sapevo proprio niente

                15 gennaio 2026, giovedì                  Al giovedì vado in palestra che non è lontana da casa: quattro minuti camminando piano e svogliato come capita quando ti sei da poco alzato dal letto e magari un cinin di sole si fa largo nella nebbia che, non l’avrei mai pensato, è più frequente in laguna che a Milano. Dove ho vissuto vent’anni, non uno. E sono stato benissimo. Ogni qual volta passo davanti al Teatro Toniolo, che un tempo era anche un cinema, mi viene piacevolmente in mente di quand’ero poco più di un marmocchio, alto due spanne e mezza, e spiavo dalle fessure del soffitto del cinema-teatro le ballerine del varietà del venerdì pomeriggio che si spogliavano e si rivestivano, si fa per dire, entrando e uscendo di scena. Finché non ci scoprì la mamma di Aldo, il mio amico, che abitava proprio sopra il teatro, e, tirandoci per le orecchie, non ci rinchiuse nello sgabuzzino della soffitta, senza pane e senza acqua, sin quando non finì lo spettacolo degli spogliarelli e cominciò la proiezione del filmetto vietato ai minori di diciott’anni. Che oggi si chiamerebbe a lucette rosse.

Stavolta l’ho apposta a perdermi nei ricordi perché più che parlare di pallacanestro e calcio, che barba che noia!, mi sarei volentieri di nuovo sbrodolato addosso e, come ho scritto sabato scorso, se qualcuno per sbaglio mi ha letto, mi sarei anche sporcato il pullover rigorosamente di cachemire, altrimenti che razza di comunista sarei? Facendo da matti infuriare la Tigre. Ho difatti il sospetto di non essere gradito da quei quattro straccioni di nero vestiti che non si perderebbero un tiggì di Tele Meloni nemmeno dalla cassa di legno. E questo anche lo capisco. Non ho mai nascosto di non poter vedere i miei fratelli di destra, che non sono né Beppi, né Robi, ma quelli che sono appena tornati dalle Maldive e piangono miseria prendendosela con chi ha permesso a tanti emigrati di curarsi nei loro ospedali. Magari dimenticandosi che sono sbarcati nel Belpaese, nudi ed affamati, per fare i mestieri di cui gli italiani non vogliono nemmeno sentir parlare. Soprattutto se il guadagno massimo è di tre euro all’ora.

Sono sgradito a molti, lo so benissimo, ma non a tutti e comunque non al punto di non essere letto da nessuno, sottolineo nessuno, come è accaduto martedì su Facebook dopo che ho postato il mio pezzo che di politico non aveva un filo e che avevo scritto lunedì sera sul mio blog MorstuavitaPea dopo aver visto la partita tra Napoli e Milano che si è ravvivata solo nel finale punto a punto con una stoppatissima e un due più uno vincenti d’Armoni Brooks che la mamma avrebbe fatto prima a chiamarlo Armani. Il sospetto è che il sito un po’ destrosso mi abbia oscurato a modo suo l’articolo dall’innocente titolo “La Virtus vola, la Reyer scoppia, Treviso forse si salva, Trapani è fuori”. Finalmente. Ma sarete voi, amici vicini e lontani, a stabilire se il mio dubbio è fondato mettendo un timido “mi piace” a questo pezzo anche se vi ha fatto proprio schifo. Così mi saprò regolare e comunque i miei aficionados sapranno sempre dove trovarvi. Ovvero su www.claudiopea.it. D’accordo? Come strillava Vanna Marchi.

Vi stavo raccontando, prima di divagare come deliziosa abitudine, che ogni giovedì nel quale vado in palestra passo davanti al teatro Toniolo e anche stamattina ho buttato l’occhio sulla locandina che annunciava lo spettacolo di lunedì prossimo alle 19.30: La Banda Osiris in Le dolenti note. Strabuzzo gli occhi, trasecolo, divento di ghiaccio: sono stravolto. E non so se essere felice o sgomento. Però intanto scatto una foto. Che è poi questa che ora accompagna questo articolo e dalla quale apprendo che la band di Ciccioblack Tranquillo e Iena ridens Bassani trasforma le pagine scritte in un viaggio musical-teatrale ai confini delle realtà. Non ci posso credere. E ancora nel sottotitolo: “Il mestiere del musicista: se lo conosci lo eviti”.

Ma come? Io che ho inventato la Banda Osiris almeno una trentina d’anni fa, se non molti di più, non ero al corrente di questo suo spettacolo a Mestre. Proprio dietro casa mia. Lunedì mi sentono. E gliene dico quattro pure a mia figlia Giorgia che, in qualità di presidente della cultura di Venezia che ha programmato la stagione del teatro, mi aveva tenuto nascosta la cosa. Robe da matti: tutti da legare. Sapevo che si fossero impadroniti della Lega del basket. Era già successo nel 2000. E tutti sanno il disastro che hanno ad inizio secolo combinato Tranquillo, che ancora chiamavo Cicciobello non avendo ancora preso il nero di seppia dalla Mens Sana Siena, e Andrea Bassani, tifoso Virtus. E così sarà anche stavolta. Con la nostra serie A che ha toccato il fondo nell’audience televisivo: in pratica non la guarda più nessuno. Se non il vostro scriba che dopo me:si e delirio è riuscito finalmente a collegare LBATV al mio Samsung. Sudando più di sette camicie e mandando tutti a remengo. Anzi in mona. Senza offendere per carità nessuno.

P.S.: a proposito di Banda Osiris vi ricordo solo che va in giro per l’Italia a cantare anche perché nessuno di loro è stato inviato alla cena dei 90 anni di Dan Peterson. E domani ve ne spiegherò la regione. Cos’ come vi racconterò come sono andate le cose stasera al Taliercio nell’anticipo di A2 tra la Gemini e Bergamo che gioca a Monza. Vallo a capire questo Mascio da non confondersi col gatto di Laura e il Coach, il mitico Macho man.