
giovedì, 25 dicembre Canestri di Buon Natale a tutti. Ma proprio a tutti. Nessuno escluso. Nemmeno Giorgia Meloni. Che è sempre più brava. Dicunt. Difatti, se entrerà in guerra contro la potentissima Repubblica Bolivariana del Venezuela al fianco di quel mitico bonaccione di Donald Trump, io penso che possa anche superare Benito Mussolini nel cuore degli italiani che da un secolo pensano che il Duce abbia fatto anche cose buone durante il suo Ventennio. Come del resto Silvio Berlusconi, santo e martire, ma anche ex pregiudicato per frode fiscale e condannato a quattro anni di reclusione di cui nemmeno un giorno scontato nelle patrie galere. Peccato. Ci sarebbe stato da divertirsi. E comunque a tal proposito vi consiglio di leggere il libr(icin)o nero di Francesco Filippi , che costa appena 12 euro, o di regalarlo ad un amico che pensa come voi che i comunisti anche nel 2026 continueranno a mangiare a sbaffo i bambini piccoli vestendosi come gli straccioni con le pezze sul culo.
Sino all’anno scorso escludevo sempre qualcuno dai miei auguri natalizi. Ricordate? Canestri di buone feste a tutti – scrivevo – tranne che a uno. Ma non confessavo chi mai fosse l’escluso. E sbagliavo. Perché così tutti potevano tranquillamente chiamarsi fuori anche se erano impantanati sino al collo come il mio sindaco, Luigi Brugnaro, nella Palude. Un’inchiesta che finirà comunque in prescrizione: scommettiamo? Uno ha già pagato per tutti. E’ l’ex assessore veneziano Renato Boraso che l’altro giorno ha patteggiato quattro anni e otto mesi, non pochi, quattordici dei quali già scontati tra detenzione in carcere e arresti domiciliari. Oltre a scucire 400 mila euro di maltolto. Mentre il mio Napoleone ha già pagato abbastanza scendendo dal secondo posto all’83esimo tra i sindaci più amati d’Italia. In pratica precipitando nei bassifondi della classifica se le province nel BelPaese sono ordinariamente 86 se si escludono le autonome di Trento e Bolzano. Invece, affondando mani e piedi nella satira, da quest’anno farò gli auguri anche a quel signore o a quella signora che proprio non riesco sportivamente a sopportare. Come Sofia Goggia che pensa che i gay non possano affrontare la discesa di Kitzbuehel. O la Giorgia e sua sorella Arianna. Come Milly Carlucci (71 anni) e le sue sorelle più piccole, Gabriella (66) e Anna (64), che non si capisce bene quale fine abbiano fatto. Anche se non credo che interessi a molti saperlo. Se non a Bruno Vespa (81 e mezzo). Che appare dovunque sull’Uno, persino quando Antonella Clerici, un’altra di buona, spadella due pessime uova al burro, quando invece farebbe molto prima ad andare di corsa in pensione assieme a Littorio Sgarbi (73) e Littorio Feltri (82 portati malissimo). Così ci sarebbe ancora qualcuno al mondo che non s’accorge che sono ormai da buttare via dalle televisioni.
Ps: nella foto il mio albero di Natale in soggiorno: sarà poco bello? Nel soggiorno che era la stanza da letto di mia madre quel giorno d’agosto (tredici) di 76 anni fa in cui mi mise al mondo. A cento metri dalla piazza del paese che era Mestre. Onde per cui se conoscete un mestrino più mestrino di me fatemelo sapere. Per me non esiste!