Tutti hanno uno scheletro nell’armadio a partire da Sky

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Dal mazzo di chiavi che aprono gli armadi degli scheletri del basket la prima che ho pescato, e non proprio a caso, altrimenti sarei “falso e vergognoso” come ha detto ieri Alessandro Gentile di Toto Bulgheroni che l’aveva tirato a sproposito per i capelli, è quella di Sky che se la sta passando decisamente male. Tanto che Calcio e finanza non ha escluso l’ipotesi che la piattaforma di Rupert Murdoch o di chi per lui possa essere presto ceduta a Vivendi. Nel qual caso il primo investimento di Vincent Bollorè sarebbe quello di riappropriarsi dei diritti televisivi della serie A di calcio, che non ha avuto e dato a TimDazn il successo sperato (neanche due milioni d’abbonati a pochi euro), penalizzando in primis il basket non appena si sarà accorto degli ascolti ridicoli che sta collezionando la redazione della Banda Osiris di Ciccioblack Tranquillo in pieni playoff di Nba e di EuroLega dopo una regular season da brividi soprattutto sul canale 209 (Sky Sport Nba) che chiuderlo domani sarebbe già tardi. Secondo voi quanti telespettatori infatti hanno raccolto gara 4 tra Brooklyn e Boston o gara 3 tra Efes e l’Armani? Diecimila sarebbero già tanti. E non sto scherzando. Anzi. Sono stato generoso nel dare i numeri. E comunque il nulla sotto vuoto spinto a confronto degli oltre quattro milioni e mezzo che hanno seguito in diretta Manchester City-Real Madrid e dei sei-sette milioni per il derby Inter-Milan e Juventus-Fiorentina di Coppa Italia solo su Canale 5.

Non era mia intenzione oggi d’addentrarmi nel mondo complesso e contorto, a dir poco, del pallone nel quale finisci per perderti come nel labirinto più grande al mondo, che è quello della Masone a Fontanellato, in provincia di Parma, anche perché le soddisfazioni me le danno e me le prendo quasi tutte dagli aficionados della palla nel cestino anche se sono persino più pigri del sottoscritto. Che si era permesso di domandare: preferite che il soprannome di Marco Remondino sia Papà Pig o Merendino come già qualcuno dei suoi colleghi lo chiama? E non ho avuto mezza risposta. Pazienza: lo chiamerò Merendino vi piaccia o meno. Ma come posso stare zitto se Sky ci aveva promesso almeno l’esclusiva della Champions e poi la magnifica semifinale di martedì tra Pep Guardiola e Carletto Ancelotti la si è invece potuta vedere gratuitamente sulla tivù del pregiudicato d’Arcore mentre stasera quella tra Juergen Klopp e Unai Emery, cioè tra Liverpool e Villarreal, sta andando in onda in esclusiva su Prime Video? Un anno magari Sky può anche prenderti per i fondelli, riducendo sensibilmente i prezzi del calcio e stando in piedi solamente per merito delle Rosse Ferrari della famiglia Agnelli, cioè della stessa proprietà della Juventus o della Rubentus, come garba meglio chiamarla ai giornalai ruffiani di Urbano Cairo o agli intertristi più ladri di Renato Rinino, il Lupin della Riviera ligure. Ma quest’estate sarà molto più difficile essere di nuovo abbindolati e così gli abbonati di Sky scenderanno a rotta di collo sotto la soglia dei quattro milioni dove non sarà facile tirare a campare senza dei forti tagli ai costi delle redazioni. Cominciando da quella per l’appunto del basket che è un autentico salasso. Nella quale Mamoli, Bonfard(i)eci o undici, Bevacqua e Vismara tre sono anche di troppo per reggere la coda e fare il verso a Ciccioblack. Che l’altra sera, davvero per sbaglio, ho sentito nella sua rubrica On Air (voto dall’1 al 2) pontificare persino di calcio: “Parlare di mediocrità è insopportabilmente generico quando si allude a 400 stranieri. In quel novero ci sono mediocri e fuoriclasse, fenomeni e scartine e soprattutto molti discreti giocatori. Rappresentare questa eterogenea pattuglia come un monolite di brocchi che usurpano il preteso diritto di chi ha un passaporto italiano è, voglio essere molto soft, miope e retrogrado”, ha detto quel matto con il ciuffo a banana e la pappagorgia del tacchino lesso tirando gli occhi sotto agli occhiali per leggere il gobbo da lui stesso confezionato e cercando di scimmiottare, maldestro e corroso dall’invidia, l’amico di successo Federico Buffa. Per carità di Dio.

Ora io ce l’avrò anche con Tranquillo, non lo nego, che proprio non sopporto come il 90 per cento della gente normale del nostro basket che me lo confessa bisbigliandomelo nell’orecchio, ma se l’ascoltasse anche solo un nipotino del 91enne Murdoch sono sicuro che gli direbbe: “Ma come parla questo, caro nonno? Non ci capisco un tubo”. Però se lo sentisse nelle sue altrettanto demenziali telecronache urlare della meravigliosa difesa di Paul Biligha o delle doti (occulte) di Tommaso Baldasso, cosa potrebbe pensare? Come minimo: “E’ proprio vero che il nonno butta via i soldi come sostiene mio padre Lachlan”. A Sky basket ci sono anche brava gente come Geri de Rosa, per (sua) fortuna nel fine settimana dirottato al calcio, e Pietro Colnago, inviato nel sottoscala milanese di Comcast e comunque vicinissimo alla pensione, che sono indigesti a Ciccioblack. Per non parlare dei collaboratori Andrea Meneghin e Andrea Solaini che potrebbero benissimo fare insieme da casa tutte le telecronache di questo mondo. Quel che meraviglia, e non solo a me, è che Andrea Duilio, l’amministratore delegato di Sky Italia dallo scorso settembre, non abbia esaminato i dati d’ascolto della pallacanestro sulla sua emittente e non abbia ancora preso paura oltre che drastici provvedimenti.

La verità è che tra la palla nel cestino e la pay-tv fondata da Murdoch non c’è feeling e quindi Giannino Petrucci deve per una volta non farsi mettere i piedi in testa da Ettore Messi(n)a e toglierle la nazionale prima possibile per riaffidarla solo alle reti ammiraglia della Rai e mai e poi mai più a Raisport che addirittura oscura le partite affinché non si possano registrare sui canali satellitari. Ma si può? Anche “a gratis” come direbbe il pretino di Eurosport, Mario Castelli, e mai Hugo Sconochini che pure, non dimentichiamocelo, è argentino. E la stessa cosa dovrebbe fare la Lega di Umberto Gandini che deve rinnovare i contratti televisivi in scadenza a giugno. Magari con il sostegno di un partner eccellente come Infront che lui ha avvicinato al basket e che da anni gestisce benissimo le iniziative media e marketing con la Coppa del Mondo di sci alpino, i Mondiali e le Olimpiadi invernali trasmesse dalla tivù di Stato. Perché molte cose sono cambiate recentemente a Saxa Rubra. Soprattutto nello sport. Dove finalmente ha tolto il disturbo Auro Bulbarelli, in quota Matteo Salvini, che detestava la pallacanestro preferendole persino le boccette, ed è stata sostituita alla direzione dalla napoletanissima Alessandra De Stefano che pure viene dal ciclismo, ma che spalancherebbe volentieri le porte al basket anche sul Due o sul Tre nel tardo pomeriggio del sabato o della domenica purché le sia offerta la possibilità di trasmettere la partita di cartello del fine settimana della serie A. Ovvero un prodotto di qualità. Manifestando questa intenzione anche a Luca Baraldi che ho votato, tanto per capirci, miglior dirigente della stagione in corso. E chi se no?

Ebbene non ci crederete, ma sapete benissimo che non vi racconto mai balle, la telefonata tra la direttrice di Raisport e il numero uno della Virtus Segafredo Zanetti, prima in campionato con 4 e 16 punti di vantaggio sulle piagnucolose Armani e Reyer e semifinalista in EuroCup ad un passo dalla EuroLega osteggiata, checché ne dica l’allenatore e presidente dell’Armani, è stata molto criticata nell’ultima assemblea di LegaBasket da Pallino Sardara, che ancora nel 2022 dal 2014 sostiene il super scoppiato Andrea Bassani, vicepresidente ad honorem della Banda Osiris, e da Marco Picchi che se anche non sapete chi sia non è poi così importante. E comunque ve lo dico io: è il presidente di Derthona con i soldi del miliardario Beniamino Gavio che decide tutto lui come Napoleone Brugnaro faceva a Venezia prima di gettarsi nella politica romana e occuparsi sempre meno della Reyer mai però in crisi di risultati come quest’anno pur avendo speso molto di più che in passato. E allora, aprendo un altro armadietto con lo scheletro, vedi foto, rivelo ai due miopi del Banco di Sardegna e della Bertram quali sono stati i dati d’ascolto delle partite dell’ultimo turno: 100.000 telespettatori o poco più per Napoli-Sassari su Raisport e neanche 25 mila per Varese-Fortitudo su Eurosport. Non so se mi spiego. O forse Baraldi avrebbe dovuto buttar giù il telefono alla gentilissima ed eccellente De Stefano perché la cosa non interessava a Sardara e Picchi che vogliono che in tivù ci vadano le loro squadre anche se il duello tra Sassari e Trento o  Tortona e Cremona non lo vedrei nemmeno se mi puntassero una pistola alla tempia. E qui chiudo perché mi hanno lasciato capire che al Renato Dall’Ara di Bologna sta accadendo qualcosa d’imprevisto e di molto interessante. Vedremo. Io registro tutto. Anche Brooklyn-Boston che Sky pare l’abbia fatto apposta a tagliarmi a un minuto e mezzo dalla fine sul 109-108 per i miei cari Celtics che si sono poi comunque lo stesso qualificati per le semifinali di conference ad Est come i Miami Heat che nella scorsa notte hanno eliminato (4-1) gli Atlanta Hawks di Danilo Gallinari che si conferma il più grande perdente di successo del basket italiano: mi spiace, ma è inconfutabilmente così e anche Matteo SoNaLagna Soragna dovrà finalmente convincersene.

Arrivederci a venerdì o dopo, ma anche prima: ancora non lo so. Certo che è col mio mazzo di chiavi ho da aprire tanti di quelli armadi a quattro ante con gli scheletri dentro che non so se avrò tempo di leggere prima dei playoff tricolori quel che hanno scritto contro di me – dicunt – Daniele Dallera sul Curierun e l’Orso Eleni (Gesù Cripto) sull’Indiscreto in adulazione a Erode il Messi(n)a che non credo sia possibile che non vinca domani ad Instanbul e non vada alle final four di Belgrado (19-21 maggio). Ma forse è meglio che non li legga. Ho già il sangue “cattivo” per conto mio. E poi dagli amici mi guarda Dio. Piuttosto non mi va assolutamente giù che Messi(n)a abbia costretto alle dimissioni Stefano Tedeschi, presidente degli arbitri, con delle antipatiche e squallide dichiarazioni pro domo sua per provare a vincere almeno lo scudetto con i fischietti di comodo (l’arbitro ucraino Boris Ryhzyk in primis) e soprattutto per sostituirlo con Citofonare LaMonica. Robe da non credere: ci mancava solo questa! O che Petrucci abbia inviato una lettera a Pietro Basciano perché desse le dimissioni (non accettate) non essendogli piaciuto che l’ottimo presidente della Lega di A2 e di serie B non avesse appoggiato la sua deroga in favore di Cantù. Del resto ormai nel nostro povero basket gira questo ritornello: la legge è uguale per tutti. A meno che non sei amico di Giannino. Che a me ha giurato che non si presenterà per un’eventuale quarta o quinta candidatura alla presidenza della Federbasket, ho perso il conto, dopo i Giochi di Parigi 2024 anche se andrà in porto la proposta di Giovanni Malagò d’allungare eventualmente il mandato sino alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 a tutti i presidenti delle federazioni che hanno dovuto operare in difficoltà nel corso dei due anni di Covid.

Dulcis in fundo, quattro chicche che nessuno ha e che nessuno potrà copiarmi senza citare la fonte. Altrimenti stavolta sì che li porto in tribunale all’Ordine. Stefano Tonut non è libero a fine anno d’accasarsi dove gli tornerà più a fagiolo perché è legato ad un altro anno di contratto con la Reyer. Dovrà cioè pagare per liberarsi un buy-out di oltre 200.000 euro. Difatti, conosciuto l’intoppo, il Baskonia, dove il figlio dell’Alberto da Trieste avrebbe preferito andare per evitare di fare la stessa fine di Amadeus Della Valle e degli altri big italiani a Milano sotto le grinfie di Messina, se l’è data precipitevolissimevolmente a gambe. Seconda news pure scontata. Almeno per me. Il fornaretto di Siena o più precisamente di Castelfiorentino, dove i suoi genitori fanno ancora un ottimo pane, Alessandro Magro, sarà meritamente eletto miglior allenatore dell’anno in corso, succedendo a Frank Vitucci che lascerà molto probabilmente Brindisi per andare con Claudio Coldebella (però anche proposto da Messi(n)a addirittura come presidente di Lega) a Treviso, dove ha ancora casa, o a Reggio Emilia dove Artiglio Caja non resterà un secondo di più dopo aver perso oggi pure la finale di ritorno in Turchia (90-74) con il Bahcehir e dopo aver chiuso la stagione conquistando magari anche i playoff con la squadra più mediocre e corta di tutta la serie A assieme a Cremona e senza poter contare nel finale di stagione su Olisevicius, Diouf e il malato immaginario Leonardo Candi che ha già firmato per un grosso club: la Reyer o l’Armani? A meno che Veronica Bartoli non accontenti il padre che risiede a Montecarlo e che ha promesso a P(r)ozzecco la panchina dell’UnaHotels. Ovviamente anch’io ho votato l’allenatore di Brescia che fa fatto i bambini coi baffi: tre sole sconfitte meno di Milano e quattro vittorie più di Venezia. Oltre ad un terzo posto acquisito da leccarsi davvero i mustacchi. Magro è il terzo allenatore della Mens Sana a vincere il premio dopo Carlo Recalcati nel 2004 e Simone Pianigiani (uno solo di sei scudetti!) nel 2007. E un quarto se lo sarebbe strameritato anche Luca Banchi, bravissimo pure quest’anno a portare in salvo Pesaro senza le sofferenze dell’ultimo decennio. A dimostrazioni che Messer Ferninando Minucci è stato, piaccia o non piaccia a Giannino e ai suoi sottopancia, il numero uno tra i dirigenti del XXI secolo. Infine Livio Proli, amministratore delegato di Missoni dopo esserlo stato per lustri con ottimi risultati di Giorgio Armani, sarebbe tentato di tornare nel basket acquisendo i diritti di giocare un campionato di vertice in A2 a Modena, piazza difficile, innamorata solo della noiosa pallavolo, ma stimolante. Se saranno rose, fioriranno. E intanto so che passerò una bella nottata con il sorriso da orecchio a orecchio avendo saputo con certezza dagli incontenibili amici bianconeri di Facebook che l’Inter ha perso 2-1 a Bologna. Bene, mi godrò la partita domattina. Dal primo all’ultimo secondo. Anche se mi toccherà entrare in convento se il Milan vincerà lo scudetto, ma stavolta credo proprio che il gioco valga la candela… Che invece il Venezia abbia licenziato Paolo Zanetti all’ottava sconfitta di fila non è più una notizia: il grande Duncan Niederauer doveva farlo molto prima. E cioè dopo Natale, come mi ero permesso di consigliargli, e non dopo Pasqua. Ora è troppo tardi. (continua -1-)