Tranquilli, l’Italia andrà al Mondiale, ma a farci cosa?

ventura

Nessuno lo dice, perché siete un po’ ipocriti e molto italiani, ma tutti pensate nell’animo che alla fin fine ai Mondiali di calcio a giugno comunque ci andremo. Tranquilli, sarà proprio così: lo credo anch’io. Che pure non mi vestirei a lutto se stasera per sbaglio gli azzurri a San Siro, pieno come un uovo, non dovessero battere la Svezia con almeno un paio di gol di scarto. Ma non accadrà. Perché non può succedere. Cosa poi ci andremo a fare in Russia con VenturaParolo o il Barolo, Dio solo lo sa, ma questo è un altro discorso. Adesso c’importa solo d’essere tutti uniti con la mano sul cuore cantando insieme davanti alla tivù l’inno di Goffredo Mameli. “Sian pronti alla morte, sian pronti alla morte, l’Italia chiamò”. Sì. Ero piccolo, avevo otto anni, e ora mi fate sentire anche vecchio, oltre che un gufaccio, quando nel gennaio del 1958 la nazionale di Alfredo Foni, un signore che di calcio ne capiva molto, forse anche troppo, perse a Belfast contro l’Irlanda del Nord e non si qualificò per i Mondiali di Svezia poi vinti dal Brasile di Pelè. Che in finale contro i padroni di casa (2-5) segnò una doppietta. Come Vavà. Si giocò alle 14.15. Un mercoledì e in quel pomeriggio feriale pochi italiani andarono al lavoro. E ancora meno avevano il televisore. Attorno al quale, che era enorme e più largo del frigo, mio padre aveva radunato tutti i parenti e qualche amico. Pareva un giorno di festa, il telecronista era Nicolò Carosio, mia madre fece i galani e l’Italia era quella degli oriundi: GhiggiaSchiaffinoDa Costa e Montuori. Otto anni prima in Brasile Ghiggia e Schiaffino avevano vinto con l’Uruguay il titolo mondiale. Ci sarebbe bastato un pari con gli irlandesi. Invece dopo mezzora eravamo già sotto di due reti. Nella ripresa firmò Da Costa l’inutile gol del 2-1. E finimmo pure in dieci: espulso proprio Ghiggia. Pioveva che Dio la mandava. Proprio come oggi. Ma non temete. E nel fango fu una tragedia nazionale. Ricordo che a cena nessuno aveva più fame e io meno di tutti: zitto zitto infatti durante la partita mi ero riempito la pancia di galani. Che, fuori dal Veneto, chiamano in un altro modo: frappe, crostoli, bugie, chiacchiere. Le stesse, catastrofiche e fastidiose, che sento fare da venerdì sera dopo la sconfitta di StoccolmaItalia ad un passo dal baratro: ha titolato sabato la Repubblica. E il Corrierun: Mezza apocalisse. Con Sconcerti(no) che butta via il piumino da cipria e va giù con il piccone: “Un insieme di giocatori che non sa cosa fare”. La disgrazia insomma è solo Ventura? Anche. E non un centrocampo imbarazzante? Sarò anche sfortunato, ma io Verratti in nazionale non l’ho mai visto indovinare una partita. Parolo è Parolo e mi ricorda al massimo quel grande vino piemontese. De Rossi non ha un ruolo: difatti Zeman nella Roma non sapeva dove farlo giocare. E stasera comunque si cambia. E batteremo di due o tre gol la Svezia anche con Gabbiadini al fianco di Immobile. Che è un esperimento del cavolo in un’occasione così delicata. Questo lo dico prima e non dopo. Perché parlar dopo sono tutti capaci. Persino Sconcertino. Così come non avrei mai lasciato fuori Insigne. Va bene Jorginho, ma Florenzi mezzala mi sembra più una mossa disperata che con un po’ di sale in zucca. E comunque, mi ripeto, stasera andrà bene tutto perché nessuno ha in tasca la formula magica, nessuno ha interesse che l’Italia resti a casa dal Mondiale di Russia, in primis la Fifa, per non parlare delle tivù e degli sponsor, e nessuno dubita sulla bontà dell’arbitro che ci ha destinato Pierlo Collina. E ci siamo capiti. Domani Ventura diventerà magari anche un eroe incompreso. E piuttosto, mentre la Tigre mi sta preparando le caldarroste, che faranno la stessa fine dei galani del ’58, non capisco la ragione per la quale vi siete arrabbiati tanto quando vi ho confessato che il mio tifo per la nazionale è tiepidissimo e per questo non mi strapperei le vesti se per caso l’Italia dovesse quest’estate stare a casa. Come non credo, nè spero. O forse ho obbligato qualcuno di voi che non è bianconero a soffrire per la Juve a Cardiff? Certo che no. Anche se mi ha indubbiamente dato fastidio che siate saltati sulla poltrona ai gol di RonaldoCasemiro e Asensio. E abbiate riso delle lacrime amare di BuffonChiellini e Barzagli.