Toglietevi dalla zucca che metta Messin(a) ancora in croce

    6 ottobre, lunedì                   Non fateci caso se oggi ho Claudia Cardinale in copertina del mio breve articolo e se domani vedrete un capriolo, sceso coi suoi piccoli dai boschi del Faloria, che si guarda intorno sospettoso tra le case di Cortina d’Ampezzo prima di mangiare l’ultimo fiore giallo del giardino di mio figlio. Due bellissime foto piene di nostalgia per una diva che non era una diva, ma una donna meravigliosa e un’attrice più grande di Sofia Loren o di Gina Lollobrigida, e per la serena vacanza di un paio di settimane che ho passato quest’estate tra i prati della mia felice gioventù. La prima me l’ha mandata Larry con tutta la sensibilità che ha il mio miglior amico tra i giornalisti, che è nato pure lui a Mestre nel vecchio ospedale che adesso non c’è più, ma è diventato un cimitero d’ammassi, acqua e fango appena comincia a piovere, a centro metri dal centro-città, dove vivono accampati gli avanzi della società, tossici e disgraziati. A non più di cento metri dalla centro città che ha Luigi Brugnaro come sindaco.

Ricordandosi, Larry, della mia grande passione per l’attrice che era nata a Tunisi e che si definiva “africana di Francia”. E sarà per questo che è stata celebrata da Liberation come “un’actrice imperiale e magnetique” e non dai quotidiani e dalle riviste italiane come avrebbe invece meritato. O come ha fatto l’Oggi edito da Urbano Cairo, il più cialtrone degli editori dopo Andrea Riffeser, che non ha nemmeno rivoluzionato la prima pagina del settimanale diretto da Andrea Biavardi, che son guai se non va in Rai ogni pomeriggio, nonostante avesse quarantott’ore di tempo per farlo dopo la scomparsa di Claudia Cardinale e non di Maria la sciantosa. Difatti in copertina di Oggi del 2 ottobre c’era Melania Trump con Re Carlo. E di fianco Emanuele Filiberto, 53 anni, con la fidanzata Adriana Abascal [54] che ho dovuto andare a vedere su Google chi cavolo mai fosse. E’ una modella messicana un po’ stagionata che si è già sposata tre volte e ha tre figli. Brava, anzi bravissima: niente da dire. Se invece pensate che il termine di cialtrone sia un po’ forte, nessuna paura: andate a consultare il Rizzoli-Larousse e lì leggerete: “persona che lavora poco o niente”. Beati loro, Cairo e Riffeser: non s’offenderanno mica? O forse non è vero che il primo passa gran parte del suo tempo dietro il Toro e il secondo a cavallo?

Valerio Bianchini, il Vate della nostra pallacanestro al cui giudizio critico tengo moltissimo, mi ha confessato tempo fa che il mio modo di scrivere gli ricorda parecchio quello di J.D. Salinger in Il giovane Holden. Troppo buono. Lusingatissimo. Però di Salinger, che aveva 91 anni nel 2010 quando è morto nel suo esilio volontario lontano dalla Grande Mela, a Cornish, una cittadina del New Hampshire, mi sono la settimana scorsa precipitato a comprare anche i Nove racconti editi recentemente da Enaudi. Mentre adesso vi leggo l’incipit dell’ultimo capitolo del Giovane Holden: “Questo è tutto quel che vi racconterò. Potrei magari raccontarvi cos’ho fatto una volta tornato a casa, quando mi sono ammalato e via dicendo, e in che scuola dovrei andare l’anno prossimo, quando esco da qui, solo che non mi va. Proprio per niente. Ora come ora, è roba che non mi interessa più di tanto”. Fantastico, unico. Però ad imitarlo, dico la verità, ha ragione Valerio, un po’ ci provo…

Del resto perché ogni giorno dovrei parlarvi di sport e non piuttosto di Rocco, mio nipote, che domani compirà 14 anni e va fuori di zucca per la pallacanestro. Pensando: ma da chi avrà mai preso? Vallo a capire. Mentre mercoledì andrò alla presentazione dell’ultimo libro di Fausto Bertinotti: La sinistra che non c’è. Che ho già acquistato e non ancora letto. Se mai un giorno lo leggerò: non me l’ha mica ordinato il dottore. Oggi non avevo proprio alcuna voglia di scrivere di calcio e men che meno ancora di basket. Perché non posso? Tanto più che già sapete tutto voi, Soprattutto se siete nati a Bologna. E poi chi sono io per affermare senza la minima ombra di dubbio che il titolo d’apertura più azzeccato del giorno che sostiene la prima pagina è stato quello di Tuttosport. Ovvero, bello secco: “Tutto qui?”. Che mi piace sottolineare in corsivo.

In effetti Juve-Milan è stata una brutta roba, come direbbero i padovani. Una partita tremenda, uno strazio, soprattutto bianconero, dopo i tanti strilli e strepito della Gazzetta che ha preferito rimanere sulle sue: “Chi scappa e chi sbaglia”. Riferito forse alla Roma di Gian Piero Gasperini in testa assieme al Napoli del Conte Antonio e al Milan di Acciuga Allegri che si mangerebbe a colazione Pulisic e Leao cucinati con tanto pomodoro per confondere i sapori. Come nel pesce alla livornese. Mi domando e chiedo (rafforzativo): “Perché El Cann non ha preso G.P.G. quando ha deciso di lasciare l’Atalanta? Perché, poveretto, è il più grande perdente d’insuccesso che esiste al mondo nonostante i miliardi che gli escono dalle scarselle. Mentre chissà da dove hanno pescato Jonathan David che alla prima partita con il Parma ho subito battezzato “più brocco di Vlahovic” specie negli stop ad inseguire la palla e nel triangolo no, non l’avevo considerato.

Ps.: solo un pensierino di pallacanestro per quei pochi che mi leggono ancora ogni tanto e mi supplicano ripetutamente di crocifiggere il Messi(n)a. Fatelo voi se avete ancora un po’ di coraggio ma non credo. Io ho già dato, anche a volte sagerando, e non lo farò mai più. Glielo ho promesso ai funerali di Bonamico. Che mi sono inventato a Nantes ’83 di chiamarlo il Marine, ma nessuno me l’ha riconosciuto se non Elena, la cara figlia di Marco. Ettore c’era il 7 d’agosto con quel caldo infame alla Certosa di Bologna che era straboccante di gente che gli aveva voluto un sacco bene. Come campione e come uomo. Però molti suoi vecchi amici e fan sono rimasti in vacanza al mare. O mi sbaglio? Di solito è molto difficile. Così come, indeciso nello stabilire chi sia stato l’mvp del Brescia a Treviso, l’unica partita che ho seguito ieri, tra Burnell, Massinburg e Della Valle in ordine di merito. Tagliando la testa al toro, per una volta premio Saverio Lanzarini (voto 7,5), numero 1 tra gli arbitri del Belpaese, che ha diretto con Silvia Marziali (6.5) finalmente più decisionista e Francesco Cassina (5/6) debuttante, eppure un cincinin sopra le righe. A domani. Forse.