Non mi dispererò se stasera in Juve-Milan vincesse Acciuga

5 ottobre, domenica            Se vi elenco tutti gli avvenimenti sportivi che ho registrato in tivù e non li ho ancora visti, lasciando perdere i film e le fiction, prenderete paura. La lista è lunghissima. Abbiate pazienza. Cominciando dalla tre giorni di Ryder Cup dell’ultimo fine settimana di settembre e le diciotto buche del terribile par 70 del Bethpage Black Course, il campo di golf preferito da Ciccioblack Tranquillo, oltre che dall’amico di Giorgia Meloni, il placido e davvero tranquillo Donald Trump. A Farmingdale, nel Long Island. Sì, lo so. Il torneo match play, che non sto qui ora a spiegarvi cosa mai sia, fatevelo dire dal bravissimo Silvio Grappasonni: adesso ho i minuti contati. Il fantastico match play – stavo scrivendo – è stato vinto dall’Europa come non accadeva negli Stati Uniti d’America da una vita. Questo lo so. Perché è vero che passo la maggior parte delle giornate chiuso nella mia già incasinatissima nuova stanza che mi sono inventato  ricavandola da una vecchia lavanderia-stireria. Dove sto rintanato anche ora. Lontano dalla Tigre che è in salotto o in cucina. Penso in salotto perché oggi non dovrà cucinare. E poi di certo non si sarà persa una parola del discorso di Papa Leone XIV da San Pietro. Il quale si è commosso dicendo che “continua ad essere addolorato per l’immane sofferenza patita dal popolo palestinese a Gaza”, ma anche mostrandosi fiducioso – Beato Lui – che “le trattative di pace possano al più presto raggiungere i risultati sperati per una pace giusta e duratura”.

Pranzerò infatti con due cari amici che vengono da (abbastanza) lontano alla Baracca di Preganziol, un’ottima trattoria di pesce a metà strada tra Mestre e Treviso. Parleremo un sacco di pallacanestro, che è il nostro pane quotidiano, e quindi staremo bene: ne son sicuro. Mentre all’ora di cena, dopo la partita del Palaverde di Villorba, che mi aspetto sarà interessante e carina, tra la Nutribullet del nuovo corso e la squadra bresciana del mio caro Amadeus Della Valle, ex Ricciolino, credo che da qualche parte troverò una pizzeria che mi faccia gustare un’onesta capricciosa.

Bene. Sono seduto davanti al mio pc che potrei anche scrivere con due ci, piccì, come tiggì con un paio di gi, ma, se mi perdo in simili chiacchiere, non finirò mai di spedire questo benedetto articolo, il quinto di fila in cinque giorni, prima di pranzo. Allora aggiungo solo che sto ascoltando alle mie spalle l’amico Guido Meda che strilla alla televisione: “Dopo il semaforo scatenate l’inferno. Prima dentro, gas a martello, e andiamo!”. Ovviamente non sto vedendo, per modo di dire, il Gran Premio dell’Indonesia che si è corso alle 9 in punto mentre ero al Duomo di San Lorenzo per assistere alla santa messa che una volta chiamavano del fanciullo mentre ora, guardandomi attorno, ero tra i più giovani della cinquantina di fedeli presenti nella chiesa quasi vuota, anche senza il “quasi”. Ma la sprint che ho registrato ieri ed è stata vinta non da uno dei due fratelli Marquez come non era difficile immaginare, né da Checco Bagnaia che è partito dalla sedicesima casella e gli veniva da piangere, ma da Marco Bezzecchi sull’Aprilia del Team Gresini che nell’ultimo giro di pista e a poche curve secche dal traguardo ha superato il tenace e spericolato spagnolo Fermin Aldeguer che ha appena vent’anni e diventerà presto campione del mondo. Scommettiamo?

Volevo dirvi anche che non vivo sotto una campana di vetro e quindi sono venuto a sapere – scusate se mi ripeto – dell’inatteso trionfo dell’Europa sugli Usa, ma ugualmente non rinuncerò a rivedere presto in registrata o meglio, in differita di qualche settimana i migliori colpi dei due fenomeni,  Scottie Scheffler e Rory McIlroy, numero 1 e 2 al mondo. Invece desisto dal farvi ora l’elenco della trentina di partite di calcio o basket che non ho ancora seguito in tivù. Per esempio quelle di Champions dell’Inter, del Napoli e del Milan, o dei primi due turni di EuroLega. O la finale di SuperCoppa italiana che non so ancora – credetemi – chi l’abbia conquistata nella finale tra Milano e Brescia. Penso l’Armani. E’ tardi, molto tardi. Arriverò senz’altro in ritardo alla Baracca. E quindi chiudo in due righe: mi ero dimenticato che stasera c’è Juve-Milan, salterò di mangiare la pizza, pazienza, e non mi dispererò se dovesse vincere Max Allegri, il mio Acciuga nella foto (ndr).

Ps: caso mai, di ritorno dal Palaverde, non escludo che due o tre righe, non di più,  su Treviso-Brescia potrei anche buttarle giù. Magari mordendo una mela rossa o gialla e rinunciando alla pizza. Vedremo.  Ps bis: mi sono invece sparato per cena una Coppa del nonno, non scherzo, quella al caffè, mentre la prima partita della Nutribullet di questa stagione, con il signor Rossi (Francesco) in panchina e non più Frank Vitucci per sconsiderata decisione dei “Fioi dea Sud“, gli ultra della curva, ma si può?, è andata troppo per le lunghe, addirittura al supplementare, perché adesso ve la possa raccontare per benino. Vi dirò solo che alla fine l’ha spuntata la Germani di Matteo Cotelli, che era il vice di Peppe Poeta l’anno scorso, per solo un paio di punti: 100-102. Con merito? Non so. Forse sì, forse no. Ne riparliamo domani. Va bene? Anche perché si è rotta la stampante degli score e non so dirvi nemmeno quali siano stati i migliori cecchini della sfida. Penso Della Valle, tanto per cambiare, da una parte e Joe Ragland dall’altra.  Con più di una ventina di punti a testa. E l’mvp del match? Per me Jason Burnell, però mi potrei sempre sbagliare. Ma non penso…