Se Bestioni non è stato leale, non lo voglio più in nazionale

             15 febbraio 2026, domenica                     Oggi me la sbrigo in fretta. E poi vado nella churrascaria sotto casa. E non lo dico tanto per dire: dalla mia finestra sulla strada non devo infatti nemmeno allungare il collo per vedere l’ingresso del locale, ampio ed elegante, che da Natale hanno aperto due cinesi proprio carini. Marito e moglie. Che mi hanno anche detto come si chiamano, ma non me lo ricordo. Luis è invece il nome del brasiliano che viene dalla Cascate di Iguazù. Un posto da favola. Non per niente una delle sette meraviglie del mondo. Dove sono stato con Larry e Tattattira nel ferragosto del ’90 durante i Mondiali di basket in Argentina. Ma questo ve l’ho già raccontato. Non vi ho invece ancora spiegato chi è Luis e perché l’ho tirato in ballo durante i Giochi olimpici d’inverno di Cortina che si disputano anche a Milano e Bormio, Livigno e Tesero (al Lago), Predazzo e Anterselva vicino al laghetto che confina, o quasi, con l’Oesterreich.

Luis infilza con la spada un pezzo di carne marinata del bovino ricavato dallo scamone e poi la cuoce alla griglia. Prima il lato grosso rivolto verso il basso, poi quell’altro. Per una quindicina di minuti in tutto. E comunque finché la crosta non è bella dorata. Questa è la picanha che Luis stasera mi taglierà sotto gli occhi e che io con la pinzetta, fettina dopo fettina, acchiapperò per stenderla sul piatto. E infine la mangerò. Se non vi dispiace. In quantità anche industriale. Prima dell’ananas caramellato e pure grigliato. Un’altra prelibatezza. Per la quale vado giù di testa. Pardon, di crapa o di zucca, dipende da situazione a situazione.

Se ho di fronte a tavola per esempio l’arbitro Federico La Penna di Roma, andrò giù solo di testa. Perché non è proprio il caso di dare fuori da matto come hanno fatto – mi dicono – i quotidiani stamattina. Sotto sotto però tutti contenti che abbia perso “immeritatamente” la Juve e che lo scudetto lo vincerà come al solito la Beneamata prescritta o non prescritta. Che sta tanto a cuore alla Gazzetta di Urbano Cairo e ai suoi giornalisti. Difatti ero tentato di scrivere “lo ruberà come al solito”, ma per fortuna non l’ho fatto. Avrei difatti offerto il fianco agli insulti dei disumani tifosi nerazzurri che avrebbero senz’altro tirato fuori presunti simulatori bianconeri del passato, come Cuadrado o Chiellini, la Joya Dybala o Chiesa junior. Ai tempi in cui Agnelli col Conte Antonio, Acciuga Allegri e persino il Benzinaio Sarri vinse nove campionati di fila. E, già che c’erano, mi avrebbero anche potuto tirare addosso dal primo anello della loro curva il motorino con il quale di solito vanno a vedere le partite a San Siro. Dando sempre uno strappo al caporedattore della Gazzetta, del quale adesso mi sfugge il nome, che di loro è riuscito persino a parlar bene in un libro. Bravo. Applauditelo. Che intanto io mi sparo in gola una dozzina di pastiglie d’Acutil Fosforo per migliorare la memoria.

La Penna (a sfera?) ha sbagliato. Su questo non ci piove. Avrebbe dovuto espellere Bestioni e non Kalulu. Per doppia ammonizione. In quanto anche Bastoni, che preferisco da oggi chiamare Bestioni, tanto ci si capisce lo stesso di chi parlo, aveva già beccato un cartellino giallo. Peccato che non l’abbia fatto notare nessuno su Dazn. E figurati su Sky. Neanche l’ottimo Luca Marelli. E men che meno Massimo Ambrosini, assassino seriale della Signora, o Pierluigi Pardo che, se parla un’altra volta in televisione di pallacanestro, di cui non capisce assolutamente nulla, come del resto di calcio, giuro che gli mollo un cazzotto che non si dimenticherà per tutto il resto delle sue telecronache del cavolo. Pardon, mi è scappata la parolina. Mannaggia Carolina.

Tutti i direttori di gara possono sbagliare. E La Penna ha preso un granchio grande come un’aragosta. Soprattutto perché Bestioni gliela ha fatta sotto al naso. Volando in aria e urlando di dolore. Senza che Kalulu lo sfiorasse neanche con il mignolo o l’alluce. E poi esultando, e questo è ancora più grave, quando il capitolino ha mostrato il rosso al povero francese disperato e lui ha dato pure cinque al numero 25 che è tale Akanji, di nome Emmanuel Obafemi, che io non sapevo fosse svizzero e nemmeno che giocasse nella squadra di Chivu, un altro di buono. Come si vede nella foto che ho scattato al mio Samsung e che conserverò nell’album delle reliquie storiche. O delle storiche reliquie. Insomma nell’album di fotografie dei ricordi più importanti. Chissà mai perché? Questo ve lo spiegherò magari dopo. O un altro giorno.

Adesso vado al sodo. Che sarebbe tempo e ora. Dunque dicevo che la Penna ha preso un’aragosta dell’Atlantico, come direbbe il mio amico Nico che se ne intende di crostacei e che mi segue solo sul blog, dal momento che Facebook non lo può vedere neanche dipinto, e fa molto bene. Facendosi, l’arbitro, a sua volta prendere per il cesto una seconda volta dal Bastoni, pardon dal Bestione che avrebbe dovuto espellere. Ma ha sbagliato in buona fede. Son sicuro. E per questo non andava lapidato con voti in pagella dal 2 al 3 al 4. Ma con un bel 5 meno meno. Mentre al Var c’era Daniele Chiffi da Padova che conosco di fama. Il quale avrebbe anche potuto informare il fischietto romano che aveva commesso un grave errore cacciando fuori Kalulu. Bastava gridargli in mezzo secondo: “Hai sbagliato, cazzo!”. Come fanno tutti i suoi colleghi. Quando non c’è di mezzo la Juve. Alla quale il Var nel solo 2026 ha sottratto scandalosamente almeno nove punti in classifica. Che un giorno vi segnalerò pure dove. Tre di sicuro ieri. E invece è rimasto zitto e buono per tutto il derby d’Italia. Quasi dormisse. E invece vegliava – mi hanno confidato i suoi amici del Pedrocchi – sull’Inter.

Come vedete non mi sono arrabbiato più di tanto. Ormai ci ho fatto il callo a questi soprusi subiti in serie dal club di John Elkann. Che oggi non ho nemmeno voglia di chiamare alla venexiana El Cann. Per il quale ho anzi ordinato stamattina un libro che sarà martedì in libreria: “L’idiota di famiglia” di Dario Ferrari. Regalando invece all’Alessandro Bastoni da Piadena (Cremona), che mi sta solo un cinin sui coglioni, un’altra rima baciata: “Caro Bestioni, non sei stato leale e allora non ti voglio più in nazionale”. E comunque alla fine del primo tempo mi è passata la voglia di guardare l’Inter contro la Juve in dieci per tutta la ripresa e sono andato, buono buono, a nanna. Dopo aver sfasciato il Samsung e lo schermo gigante a martellate. Semmai mi sono appena appena inquietato quando ho visto all’80esimo l’episodio del sacrosanto rigore di Carlos Augusto ai danni di McKennie che La Penna non ha fischiato e che Chiffi non ha neanche provveduto ad esaminare al Video assistant referee. Forse dormiva e comunque sapete cosa ho fatto? Ho rotto in mille pezzi anche il 65 pollici della Panasonic che ho ai piedi del letto. E buona notte.

Non mi credete? Fate male. E comunque sui due televisori senza vita non ho potuto seguire oggi nè la prima, né la seconda manche del gigante di Federica Brignone, né l’inseguimento del biathlon con buone speranze di medaglia di bronzo per Lisa Vittozzi, quinta nella sprint, che partirà o, meglio, è partita un pugno di secondi (18) dopo la francese Oceane Michelon ieri sorprendentemente terza. Se invece pensate che la Tigre mi abbia concesso di vedere la tivù almeno nel suo soggiorno o in cucina vi sbagliate di grosso come Federico La Penna. “Così impari a prendere a martellate il Samsung e  pure la Panasonic per la tua Juve”. Ma come? Oggi non ci sono né Il Paradiso delle donne, né Un posto al sole. Ho provato a insistere. “E’ vero, ma ci sono Mara Venier, Silvia Toffanin e la Littizzetto”. Capirai. “E poi devo cucinare i piselli e le zucchine“. Ed è qui allora che ho preso la drastica decisione: mi godrò tutto il programma dei Giochi domani pomeriggio su Raiplay e Dazn (Eurosport) dopo essermi comprato due nuovi televisori a MediaWorld ed averli fatti installare. Insomma “Le mie Olimpiadi” possono anche attendere e riposare per ventiquattr’ore. D’accordo? Oggi vi avrei anche potuto raccontare dello zero a quattro del Venezia a Cesena. Ma quando con l’anno nuovo vi ho predetto che Giovannino Stroppa avrebbe portato in serie A la squadra che Pippo Antonelli gli ha sapientemente confezionato e che lui fa giocare che è una meraviglia, cosa devo altro aggiungere? Nulla più di così. Se non che Gabriella Paruzzi, che commenta il fondo, è anche più brava delle campionesse olimpiche Manuela Di Centa e Stefania Belmondo che pure non se la cavano male al microfono di Raidue e Raisport. Così come erano tutte e tre imbattibili nelle maratone dello skating. Altri tempi. Purtroppo.