
Per ora è solo una bellissima foto dei 70 anni (o più?) di Stefano Gorghetto, leader della meravigliosa Reyer di Paron Zorzi fu Tonino e della Misericordia che non c’è più e non è più dei veneziani dell’isola, ma di quelli di terraferma che, essendo mestrini come me, non possono tifare per una squadra costruita da Federico Casarin con i milioni (tanti) di Luigi Brugnaro, un sindaco che – è bene lo si sappia – a San Marco nessuno ha mai votato. Domani, appena troverò il tempo che strozza le mie passioni, tra le quali in primis c’è quella di scrivere libero e bello come il sole, vi parlerò della magnifica festa che Stefano ha organizzato a Milano dietro a San Siro, allo storico Ribot frequentato dai fratelli Baresi, Beppe e Franco, il Piscinin, dove c’era tutta la mia pallacanestro, quella che amavo e che non finirò mai d’amare. Nella foto non ci sono tutti gli inviati. Perché altrimenti vi sareste persi lo squadrone azzurro che avevo alle spalle: Paolo Vittori, Marino Zanatta, Dino Meneghin, Renzo Bariviera e Fabrizio Della Fiori. Anche se a destra del Fornaretto in rosso, che gli anni li porta meglio di tutti, e della venezianissima Mara Fullin, quindici scudetti, tre più di SuperDino!, c’erano in posa altri due miei tesori senza tempo, Massimo Recalcati e Charlie Caglieris, la guardia e il playmaker che mancavano nel mio quintetto di campionissimi con il quale avrei potuto sfidare il mondo dei canestri uscendo comunque vincente. Soprattutto con il supporto di Dan Peterson, il numero uno degli allenatori d’Italia, che aveva già varcato la soglia del ristorante milanese quando è tornato indietro per dirmi abbracciandomi: “Lo sai, Claudio, che ti voglio sempre bene?”. Ebbene, non ci crederete, ma da quel giorno sono ingrassato minimo tre chili come ne avevo forse anche bisogno. Grazie mille, Stefano!