L’oro impossibile di Super Federica alla faccia della Goggia

                      12 febbraio 2026, giovedì              Stamattina, e se no quando?, già non mi ricordo cosa ho mangiato ieri sera a cena. Riparto: prima dentro, gas a falce e martello, come direbbe Guido Meda. Partenza falsa: del resto Guido, quando seguiva lo sci di Coppa del Mondo e lo prendevo in giro perché era innamorato cotto di Deborah Compagnoni, che non se lo filava manco di striscio, non mi pare che fosse marxista. Anzi, beccava lo stipendio da Silvio Berlusconi a Italia1. Ed era per la verità già bravo, però anche tanto brutto. Senza capelli e con i basettoni grigi. E Deborah, prima d’infognarsi di uno dei Benetton da Maserada, straprovincia di Treviso, diceva che si era invaghita del “bagnino di Bormio”. Balle: flirtava già con il brillante maestro di Santa Caterina Valfurva. Stamattina, vi stavo raccontando, mi ero anche svegliato con la luna buona. Peccato che, ancora stirandomi le ossa, abbia acceso la televisione di fronte al letto che è sempre sul Due della Rai adesso che ci sono le Olimpiadi di Cortina. E mi è apparsa la Madonna di Medjugorie. Magari. E invece, come ad ogni apertura di tiggì di TeleMeloni, anche se ieri abbiamo vinto due medaglie d’oro nel doppio dello slittino con Voetter e Oberhofer e con Rieder e Kainzwaldner, quattro nomi impossibili da dimenticare, c’era la vostra  Giorgina. La quale si scusava se nel tardo pomeriggio era andata a fare la pipì, e forse anche la cacca, nel primo bagno in fondo a sinistra di Palazzo Chigi, sì, proprio a sinistra. Quello di destra, purtroppo, era del rsto occupato, come ci ha tenuto subito a precisare il sovrano dei mezzi busti lecchini, Francesco Maesano, “e Io (con la i ovviamente maiuscola come la di di Duce, ndr) me la stavo proprio facendo addosso”.

Questa è la mia satira, politica o sportiva, che in verità non si dovrebbero mai mescolare tra loro. Prendere o lasciare. Se non vi piace o non vi diverte, nessuna paura: fate a meno di leggermi. Però non ce la faccio assolutamente a sopportare, oltre a Bruno Vespa e Massimo Cacciari, alla Lega Basket di Maurizio Gherardini e la Banda Osiris di Ciccioblack Tranquillo, e a un altro paio di migliaia di persone, nessuna di più, che l’algoritmo, o chi per esso, di Facebook si sia preso soprattutto l’arbitrio di non visualizzare più le mie articolesse. Per quale ragione? E vallo a capire. Forse perché non sono sempre stato carino con i suoi padroni del vapore, che sbandano un cicinin a destra, ma  che un caro amico mi abbia ieri rimproverato: “Perché non scrivi più? Sono almeno tre se non quattro mesi che non ti leggo sul sito”, mi ha mandato in bestia. E, se ancora non basta, su tutte furie.

  1. Dovreste ormai sapere che ho dal 25 aprile del 2014 un blog parecchio seguito, e non lo dico io ma i numeri, di satira non solo cestistica, che è semplice da ricordare www.claudiopea.it. Sul quale vi ho sempre invitato ad andare in primis a cercarmi se vi sconfinfera leggermi perché è qui che ho buttato giù ormai un paio di migliaia di pezzi sportivi senza beccare mai mezza querela.
  2. Posto le mie articolesse in un secondo momento su FaceBook soltanto per fare un favore ai pigroni in quanto, come non ho mai comprato in vita mia il Giornale, nemmeno quando firmavano l’Orso Eleni o Marco Travaglio, così non mi va d’essere ostaggio dei social network e dei leoni di tastiera. E comunque i miei aficionados sanno benissimo dove trovarmi. Ovvero, se siete molto duri di comprendonio, anche mi ripeto: su www.claudiopea.it
  3. Sto comunque risolvendo anche questo imbroglio con FB grazie ad un buon consiglio che mi ha dato un mio buon aficionados di cui vi farò presto sapere facendovi tutti felici e contenti.
  4. Ho ricevuto la solidarietà di molti colleghi. Uno su tutti: Roberto Beccantini. Che al mio fianco combatterà in difesa della libertà di stampa, critica e satira. Mentre anch’io mi sono subito schierato in favore dei giornalisti di Repubblica che hanno scioperato lunedì e martedì contro l’editore John Ekann che si è rifiutato d’incontrare le rappresentanze sindacali per capire in mano a quale acquirente, pare l’armatore greco Theodore Kyriakou, il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari sta per finire.
  5. Tornando ai Olimpiadi ampezzane mi sembra a questo punto pertinente leggervi il comunicato diffuso oggi nel Tg Olimpico delle 11.15 sulla seconda rete della Rai: “Da giorni la redazione di RaiSport è in grave imbarazzo, nessuno escluso e non per colpa nostra, per la scelta del direttore (tale Paolo Petrecca in quota a Forza Italia, guarda caso, ndr) di commentare la cerimonia inaugurale dei Giochi invernali (al posto d’Auro Bulbarelli, in quota alla Lega di Salvini, un altro di buono, sempre ndr) provocando un grave danno d’immagine a lavoratrici e a lavoratori Rai. Questa non è una questione politica ma di rispetto nei confronti di voi telespettatori che pagate il canone. Da oggi sino alla fine dell’Olimpiade (domenica 22 febbraio) le giornaliste e i giornalisti di Raisport ritirano la loro firma da tutti i tiggì, rubriche e telecronache in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore ha creato a tutta la redazione, alla Rai e ai telespettatori. La nostra firma non può essere associata a chi ci ha portato tanto imbarazzo. In rispetto di milioni di persone continueremo a lavorare durante tutti i Giochi con impegno e passione. Finite le Olimpiadi, attueremo il mandato di tre giorni di sciopero che la redazione ha votato dopo la doppia al direttore.
    Cosa ne pensate? Un comunicato molto duro, che non ha precedenti nella storia dell’ente pubblico, ma altrettanto pesante è il momento di fragilità che sta attraversando tutte le componenti della libera stampa e, nel mio piccolo, pure io. E comunque la giornata nata sotto una cattiva stella si è riempita d’immensa felicità sino alla commozione quando sulla pista che ho più a cuore, l’Olimpia delle Tofane, è scesa nel superG che andava dallo Schuss di Pomedes sino al traguardo del Camineto di Rumerlo, la figlia di Ninna Quario, di cui sono buon amico e collega, che ho sempre chiamato così e continuerò a farlo perché mi lega a Federica Brignone un affetto e una stima che non sono mai riuscito a manifestarle per ragioni indipendenti dalla mia volontà che non starò qui almeno adesso a spiegarvi e non perché ho fatto di nuovo molto tardi.

Oggi esiste nei miei pensieri esagerati solo la figlia di Ninna e la sorella di Davide, che è il suo allenatore e molto di più per lei. Il fratello che quattro anni fa ha dato una svolta incredibilmente positiva alla carriera di Federica che avrebbe già potuto accontentarsi degli ottimi risultati ottenuti in gigante come l’oro mondiale ad Are 2019 accompagnata all’argento in combinata e al bronzo in speciale. Ma Davide le ha dato quella velocità che ancora le mancava e soprattutto la fiducia d’essere lei la numero uno dello valanga rosa in tutte le specialità dello sci e non soltanto tra le porte larghe. Altro che Sofia Goggia. O forse ci dimentichiamo che, prima del terribile incidente del 3 aprile scorso, frattura di tibia e perone, e rottura del crociato del ginocchio sinstro, 42 punti di sutura, la Brignone un po’ scorbutica da ragazzina e molto permalosa (sempre) ha conquistato il titolo olimpico a Pechino 2022 in slalom e l’anno scorso la sua seconda Coppa del mondo generale e quella ancora più eccezionale in discesa? Sì, avete inteso bene: in libera!

Prima di mezzogiorno, minuto più minuto meno, è scesa nella nebbia dello Schuss col pettorale numero 6 che a me non dice nulla come numero fortunato, ma che nelle prove veloci indossa la prima sciatrice della top ten e questo, immagino, le abbia dato ancora più fiducia nelle affrontare le porte iniziali non con il freno a mano tirato come nella discesa di sabato. L’ho subito vista curvare molto bene e sotto controllo, sicura e sin quasi disinvolta, rapidissima, ma non avrei mai immaginato che potesse vincere il titolo olimpico di superG. Questo mai, e nemmeno sua madre e suo fratello. E nemmeno Deborah Compagnoni e Isolde Kostner come hanno poi confessato. Del resto sino a due giorni fa le faceva male infilare gli scarponi e non era ancora certa di partecipare alla gara di stamattina volendosi preservare per il gigante. L’aveva molto preoccupata l’incidente di Lindsey Vonn. Addirittura dopo il disastroso ko gli Assoluti di Moena e il calvario di dieci mesi che le si prospettava davanti, ho creduto che non sarebbe più tornata a gareggiare. E invece, per fortuna, ho sbagliato a pensare male e non ho fatto i conti con la sua ferma volontà di guarire e potercela fare.

Potrei buttar giù un libro sull’impresa impossibile, come lei stessa l’ha definita, di Federica, ma chissà in quanti si sono già messi a scriverlo. Ma anche su questo giovedì 12 febbraio che sta finendo con l’Italia seconda nel medagliere (6 ori, 3 argenti e 8 bronzi) alle spalle solo della Norvegia (7-2-5), ma davanti agli scandinavi nel numero dei podi conquistati (17-14) dopo un secondo titolo olimpico di Francesca Lollobrigida nei 5000 di pattinaggio e la tredicesima medaglia conquistata ai Giochi da Arianna Fontana nei 500 metri di short track. Oltre al bronzo dello slittino a squadre sull’Eugenio Monti tra neve e fango ancora con Fischnaller, Hofer, Kainzwalder, Oberhofer, Rieder e Voetter. Sperando che domani non ve li sarete già dimenticati.

P.S.: stasera mi sono fatto fuori due vassoi di strepitosi galani (dalla sfoglia finissima) nati dalle mani sante della Giulietta, l’amica d’oro della Tigre. Che per me è sempre mia moglie con la quale il giorno dopo la fine dei Giochi festeggerò tra alti e bassi ben 56 anni di matrimonio. Pazzesco. Quindi non se la prenda Federica se non la chiamo la Tigre di La Salle. In compenso le ho scattato questa immortale foto con Isolde e Deborah. Ovvero le tre più grandi sciatrici italiane di tutti i tempi. Poche storie. Giù dal podio invece metto Sofia Goggia per la quale – devo essere sincero – non ho mai nutrito una grande simpatia. Come ho scritto proprio ieri sbrodolandomi addosso: “Da un paio d’anni solo io vado sostenendo che la bergamasca della Valle d’Astino dopo la frattura della  tibia e del perone nel 2024 non è più lei: non sa soprattutto più curvare e si smarrisce nei salti (come stamane al Duca d’Aosta)”. E difatti non mi è molto piaciuto che Sergio Mattarella ieri sia andato a far visita nell’albergo delle azzurre, il Franceschi Park Hotel, a Sofia e non a Federica. Ha di nuovo scelto il cavallo sbagliato. Dulcis in fundo i tre aforismi di Francesco Sarti. Fatalismi: “Il destino ha le gambe accavallate”. “Le occasioni entrano dalla finestra”. “Il caso ha una firma illeggibile”. A domani se Tommaso Giacomel va in medaglia nel biathlon (10 chilometri). Come credo.