Italiani attenti: il giornale di Feltri ora teme l’apocalisse

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Prima di stamattina non credo d’aver mai comprato Libero in vita mia, ma ieri notte, dopo mezzanotte, mentre veniva già a secchi, mi ha incuriosito al Tg3-Linea Notte estate Maurizio Manoni, ingrassato più di me, ma bravo sul serio, e non finto come i miei gerani bianchi e rossi sul poggiolo (foto), esclamare divertito e per nulla preoccupato: “Adesso manca solo il terremoto o il diluvio universale, se non l’apocalisse, e poi sarà successo proprio di tutto”. E questo perché dalla rassegna-stampa avevano appena pescato il titolo d’apertura allucinogeno del giornale di Vittorio Feltri. Che ora vi rileggo potendolo avere sotto agli occhi mentre chiudo il naso con una molletta: “Governo raccapricciante: immigrati in festa”. E sin qui è ancora niente. Il peggio arriva con l’occhiello: “I ministri giurano…di farcela pagare” e col sommario apocalittico: “Con la sinistra al potere aspettiamoci invasione di clandestini, lassismo nella sicurezza, intercettazioni a gogò, tasse sulla casa e probabile patrimoniale”. E ancora non bastasse: “Ecco la svolta di Conte: arrivano i comunisti all’esecutivo e i vescovi stappano le bottiglie”. Evviva. Io brindo con loro per lo scampato pericolo e, già che ci sono, anche al suicidio del Piccolo Dittatore, che Marco Travaglio chiama il Cazzaro, che dalla spiaggia del Papeete aveva chiesto i pieni poteri al popolo fascista in camicia verde con l’appoggio di Giorgia Meloni, un’altra di buona che sentitamente vi raccomando d’invitare prossimamente a cena assieme all’attuale suo compagno (!?!) Andrea Giambruno e alla piccola balilla, Ginevra, che tra due lunedì compirà tre anni e comunque – glielo metto per iscritto – non correrà alcun rischio d’essere mangiata dai comunisti al governo come teme Salvini. Certo è che chi mi ha visto uscire dall’edicola con Libero e il Fatto Quotidiano sotto al braccio, il Gazzettino di Azzurra Caltagirone e la Repubblica di Carlo De Benedetti, deve aver pensato sgomento: quello deve proprio avere poche idee ma confuse. E invece, politicamente parlando, non sono mai stato così lucido e entusiasta come in questa settimana santa. Anche se Bibì Di Maio mi continuerò sempre a stare sulle scatole con quella faccia da angioletto con le corna, ma non si può avere tutto dalla vita. Nemmeno un piccolo richiamo di pallacanestro sulla prima  pagina del quotidiano sportivo di Mamma Rosa e Papà Urbano (Cairo). In fondo sta cominciando su Sky la partita con la Spagna che è decisiva per il futuro azzurro ai Mondiali di Cina senza alcuna via di fuga: perdi e sei fuori dalle prime otto; vinci e sei praticamente nei quarti di finale. No, neanche un rigo manco a pagarlo. O quasi. Dal momento che evidentemente Giannino Petrucci si è invece dimenticato di dare la mancetta e la Gazzetta del nuovo regime non fa più niente per niente a meno che non sia calcio. O a meno che non ti chiami Chales Leclerc o Matteo Berrettini, fantastico semifinalista agli Us Open  di New York stanotte, dopo mezzanotte, contro Rafael Nadal. Mentre Lewis Hamilton tranquillamente ammette di non sbavare dietro alla Rossa. E lo capisco benissimo: con la Mercedes non starà mai a piedi. E, mal che gli vada, con la Grigia vincerà il terzo titolo mondiale consecutivo e il quinto negli ultime sei anni. Chiamalo scemo.