
19 gennaio 2026, lunedì Il mio splendido albero di Natale con centinaia di luci e palline tutte bianche (vedi foto e articolo proprio del 25 dicembre scorso) è stato stamattina smantellato. Io l’avrei tenuto acceso almeno sino a giovedì grasso e non a martedì perché cade il 16+1 di febbraio, ma in casa comanda la Tigre. Come la Meloni nel Belpaese. E non ci son santi che tengano. Ho da parecchio tempo la sensazione d’essere circondato dagli indiani come John Wayne, ovvero l’eroico capitano Kirby York doppiato da Mario Pisu nel Massacro di Fort Apache. Ora non so se abbiate presente Mario Pisu. Non credo dal momento che divenne noto al grande pubblico ottant’anni fa, quando va bene vecchio ma non ero ancora nato, nel film di Renato Castellani, “Mio figlio professore”, con il mitico Aldo Fabrizi nella parte del bidello in un famoso liceo romano, l’Ennio Quirino Visconti, che si sacrificò da matti per far studiare il figliolo orfano di madre dalla nascita, sino a farlo diventare insegnante dello stesso istituto. Ma se vi dico che il sottoufficiale Beaufort fu doppiato da Alberto Sordi (nella foto, ndr) all’epoca venticinquenne e mi fate la faccia di chi non capisce di cosa stia parlando, mi domando in quale mondo mai vivete e vi mando di corsa al quel paese. Dove, come cantava proprio il grande Albertone, “E va’ e va’, sapessi quanta ggente che ce stà”.
Ora in queste prime poche righe (22 per l’esattezza, le ho contate) vi ho fornito la prova lampante di quanto mi sia facile perdermi dietro ad un discorso che mi ha attratto pur senza averne avuto in partenza alcuna intenzione d’entrarvi e d’affondarci con tutti i piedi e le mani. Ed è questo il bello dello scrivere da uomini liberi che non hanno il padrone addosso che li obbliga a celebrarlo. Come succede oggi al Corriere e alla Gazzetta. E c’è poco da scuotere la testa. O forse avete mai letto mezza riga che metta in discussione la bravura d’Urbano Cairo come editore o come presidente del Torino? Non c’è risposta. E al massimo senti di lui bisbigliare come vi ho già raccontato: “Non è poi una cattiva persona”. Che se lo dicessero di me, li manderei altro che a quel paese. E non vi dico dove perché, sotto sotto, ma molto sotto, so comportarmi anche da signore. Quando di rado voglio.
Per esempio a pranzo, prima della pennichella alla quale, se posso, non rinuncio mai, stavo pensando cosa avrei potuto scrivere oggi su questo mio personalissimo blog, MorstuavitaPea, alias www.claudiopea.it, nel quale ho già scritto la bellezza di 1572 articoli, 1573 con questo, in undici anni e quasi 9 mesi, che, fatta l’opportuna divisione, sono una media di 133,30 articoli all’anno. Che sono un numero maggiore di tutti i punti messi insieme (111) da Davide Casarin nello scorso campionato (regular season più playoff). E quindi, se il figlio di Federico si è meritato un posto di playmaker, guardia o ala piccola in azzurro, a me oltre al premio Reverberi per la palla nel canestro, dovrebbero assegnare anche il Pulitzer per la letteratura cestistica. Che Giorgia Meloni voleva che dessero per la pace a Donald Trump. Stupite? Io no.
Così come non escluderei che oggi, nell’ipocrita tiggì di regime delle 13.30 sull’Uno che la brava Sonia Sarno, che ha aperto ovviamente con la tragica notizia dello scontro in Andalusia tra due treni che ha causato almeno 39 vittime e 150 feriti, sia stata redarguita a dovere dal presidente della Rai, Antonio Marano, perché non ha dato la priorità al vostro primo ministro in visita a Seul. Che avrebbe anche potuto annunciare che l’Italia è diventato il 51esimo stato degli Stati Uniti d’America. Evviva! Finalmente. Anche se io non posso purtroppo partecipare al brindisi perché cambio canale un secondo dopo aver sentito la magnifica sigla del telegiornale dell’Uno. Come faccio del resto con Ciccioblack Tranquillo un attimo prima che biascichi parola su Sky.
Sky che ci promette tutte le esclusive di questa terra. E poi invece scoprì che nel calcio le migliori partite del turno di Champions le vedi al martedì su Canale 5 e al mercoledì su Premium. E che nel tennis tutte le due settimane degli Australian Open andranno in onda solo sui due canali di Eurosport-Dazn così come del resto il prossimo Roland Garros. E io pago 80,20 euro al mese quando mi va bene. Lo ripeto: sono proprio uno “Sciemo”. Con l’esse maiuscola. Ieri nel primo turno di Melbourne sono passati al secondo (tacchino con patate) Carlos Alcaraz in tre set sull’australiano Walton e Jasmine Paolini che alla bielorussa Sasnovich ha concesso solo tre games. Mentre Flavio Cobolli è stato battuto dal virus intestinale che si è beccato più che dal modesto britannico Arthur Fery. Stanotte dall’1.30 in campo Musetti, Darderi, Nardi e Sonego in ordine d’apparizione. E domattina intorno alle 9 il debutto del bi-campione in carica degli Australian Open, l’immenso Yannik Sinner, contro il francese Gaston. Una passeggiata di salute.
E’ inutile che vi aggiunga che di basket e calcio oggi non ho visto un tubo nemmeno in registrata. E quindi non ho proprio niente da raccontarvi prima di domani. Né ho potuto di nuovo fare la rassegna stampa che altrimenti mi avrebbe rivelato tutti i risultati togliendomi il gusto almeno di seguire gli highlights. Devo assolutamente dare una svolta decisa alle mie abitudini di vita: questo è poco ma sicuro. Prima di finire fuori strada e di non potermi deliziare più con gli aforismi di Francesco Sarti. Scegliendone tre tutti per voi dal capitolo esistenze: “Per nascere servirebbe la parola d’ordine”, “A volte può capitare un malore, mai un attacco di benessere” e “L’unico favore è quello delle tenebre”. Com’è vero! In questo mondo d’ingrati.