
10 febbraio 2026, martedì Potrei raccontarvi che il secondo titolo olimpico conquistato dal Bel Paese nello short track nei XXV Giochi di Cortina, che si disputano anche a Milano e Rho, ma pure ad Assago, Bormio, Livigno, Predazzo, Anterselva e Tesero, mi ha convinto nel pomeriggio a scrivere sul mio blog che è sempre quello, Mors tua vita Pea, alias www.claudiopea.it semplicissimo da pescare nel piccolo lago d’acqua pulita dei post, perché sono un cinin birichino. Che Stefano Terruzzi e Leo Turrini magari scrivono con due erre. Ma non importa: in fondo l’ortografia è ormai diventata un optional di poco conto. Sì, mi diverte prendervi in giro. Dal momento che ieri, parecchio fuori di zucca, anzi di stone, e incazzato nero, più di (I)gnazio La Russ(i)a, avevo giurato su Francesco Maesano, il sottopancia di Giorgina vostra da Palazzo Chigi, che oggi vi potevate benissimo tuffare nella lettura dei quotidiani, consigliandovi Repubblica, perché gli altri sono spesso sporchissimi, che tanto io mi sarei preso un giorno di riposo assoluto salvo alla sera. Quando in Lancia avrei fatto un salto a Sant’Elena, l’isola degli elegantissimi cadetti del Morosini, d’entrambi i sessi e d’inverno sempre in mantella, che frequentano gli ultimi tre anni del liceo classico o scientifico nella scuola navale che praticamente confina con il Penzo. Dove tra un’oretta, alle 20, il Venezia capolista affronterà il Modena che è buona squadra e ha un ottimo allenatore, Andrea Sottil, ex mister dell’Udinese. Uno dei miei preferiti nella categoria cadetti. Dove comunque l’intoccabile numero uno è Giovannino Stroppa. Come vi avevo anticipato a metà luglio nel primo giorno dei neroverdi in ritiro a Falcade (Belluno).
Ora non dico che Sottil interromperà la serie positiva di otto successi di fila di quella che solo gli ultras della Morosini chiamano ancora Unione dopo la fusione del 1983 tra Venezia e Mestre (ex Mestrina d’arancio-nero vestita). Però deve stare molto attenta. E Stroppa lo va predicando da sabato dopo il testa a testa vinto a Frosinone. Perché il Modena ha raccolto quasi più punti in trasferta (16) che in casa (18) ed ha una difesa migliore di quella addirittura dei lagunari (19 reti subite contro 20). Okay. Mi sono perso di nuovo, ma riprendo subito la strada maestra non prima però d’avervi confessato la ragione per la quale li ho qui entrambi, Terruzzi e Turrini, che si firmano anche con cinque erre quando fanno i timidoni. I due, che non hanno mai speso mezza parola contro la Rossa di Maranello e men che meno contro quello che io chiamo El Cann di casa Agnelli, mi hanno un tempo diffamato per tenersi stretto il loro posto a Sky e al giornale da dove non li avrebbero mai cacciati, ma dove la mia firma sarebbe stata a tutti e due molto ma molto ingombrante. Pazienza. Augurandomi che non mi taglino di nuovo la strada perché stavolta non so se schiaccerei di nuovo il piede sul freno.
Non so quanti italiani sapessero prima di oggi cosa mai fosse questo benedetto short track. Due su mille? Sarebbero tanti. Ma va bene lo stesso. Al massimo uno su mille avrà però magari già sentito magari parlare di Arianna Fontana, la valtellinese che con quella vinta nella staffetta mista ha messo in saccoccia o, meglio, in vetrina la sua dodicesima (sic!) medaglia olimpica, una appena in meno del recordman sudtirolese, il simpaticissimo slittinista Armin Zoeggeler. E non è ancora finita visto che sul ghiaccio della Milano Ice Skating Arena, davvero splendida, devo ammetterlo, quella dell’ora di pranzo è stata solo la prima delle gare che deve ancora disputare la fenomenale Fontana d’oro. Oggi più celebre di quella di Trevi. Che sui pattini è probabilmente pure diventata più veloce della luce.
Elisa Confortola, anche lei delle Fiamme Gialle di Bormio, e i due trentini Pietro Sighel e Thomas Nadalini, hanno dato una bella mano ad Arianna nella conquista del titolo olimpico, ma questo fa parte dei giochi, stavolta con la g minuscola, di squadra in staffetta. Dove uno può rompere il giocattolo anche se gli altri tre sono staati delle bombe. Quindi? Come avrete ormai capito non andrò stasera a Sant’Elena, ma mi vedrò ormai tra pochissimo la partita in televisione su Dazn. Avrei dovuto andare da solo come un Cann dal momento che i miei amici, tutti e tre più giovani di me, o avevano il raffreddore o hanno paura del freddo appena sotto i dieci gradi. Ma soprattutto le previsioni del tempo d’Arabba, che non sbagliano quasi mai, mi davano pioggia intensa alla fine della ripresa. E sui distinti non puoi portare l’ombrello come vi avevo confessato ieri.
Sempre ieri non vi ho raccontato storie quando ho deciso di seguire di queste Olimpiadi soltanto quel che mi garba, come dicono i miei cari amici di Siena, e non cambierò di sicuro “la idea”, come diceva il grande Luis Carniglia, allenatore del Bologna nella seconda metà degli anni sessanta. Sarei schlerato. Che non è proprio un italiano corretto, ma ci siamo capiti ugualmente. Difatti dopo aver visto Sofia Goggia uscire alla esse dello Scarpadon evitando però di finire tra le reti e compromettendo comunque la combinata di Italia 1 (che non è la tv di Mediaset) con Lara Della Mea che non si così nemmeno presentata al cancelletto di partenza dello slalom, sono passato a seguire altro sul mio Samsung a cinque stelle. Anche gli highlights della serie A di calcio e di basket: perché no. In attesa della 20 chilometri di biathlon dal laghetto di Anterselva con Dario Pupo e Max Ambesi su Eurosport.
Peccato. Peccato un corno. Solo il sottoscritto del resto già da un paio d’anni va sostenendo che la bergamasca della Valle d’Astino dopo il brutto incidente del febbraio 2024 (frattura della tibia e del malleolo tibiale) non è più stata lei: ha perso fiducia e, dispiace dirlo, non sa più curvare come ai tempi d’oro e come la sua amica (ma in quale film?) Federica Brignone. Mentre il resto del Bel Paese continua ad offrirle le prime pagine dei giornali e un mare di sponsorizzazioni buttando via un sacco di tempo e danaro. O no?
Ovviamente la partita di Sant’Elena è appena iniziata e io la voglio guardare come Dio comanda. E allora sapete cosa faccio? Posto ora sul mio blog le due cartelle d’articolessa che ho sin qui buttato giù con amore e poi ci risentiamo. Così vi racconto pure di Venezia-Modena. Però un titolo lo devo pur fare accompagnando la bella foto olimpica d’Amos Mosaner che con la scopetta (sweeping) pulisce la superstrada alla pietra in granito (stone) a centrare il bronzo olimpico conquistato con l’ampezzana delle Regole battendo 5-3 nella finale per il terzo posto la coppia inglese Dodds–Mouat.
P.S. (post scriptum): Cosa vi avevo detto? Purtroppo.