Un libro veneziano che dovremmo tutti comprare

 

repesa moretti

Prima de parlar, tasi. Tra tanti libri esposti in vetrina questo mi ha incuriosito più di tutti gli altri. E l’ho comprato. Magia di un titolo? Nostalgia del mio dialetto? Il ricordo della nonna (mestrina doc) che se ne andò quand’ero ancora un bocia? Quattordici euro comunque senza prezzo per la ricchezza dei proverbi e dei modi di dire veneziani che Espedita Grandesso ha amabilmente raccolto in 250 pagine che non vanno lette di fretta, ma magari prima di spegnere la luce e di prender sonno. Non più di cinque alla volta. Vi devo dire la verità. Come sempre. Poi tocca a voi decidere se credermi o meno. A me non cambia nulla. “Prima de parlar, tasi” volevo regalarlo a Napoleone Brugnaro o al primo che avessi sentito dire una baggianata. Come ieri sera l’amico Stefano Michelini in televisione. Poi ho cominciato a sfogliarlo e ora me lo tengo ben stretto. A portata di mano. Come una fonte alla quale attingere ogni giorno. Per esempio neanche il sindaco di Venezia, che è molto superstizioso, penso sappia perché tra ponti e campielli si dica di quello che “porta pegola”. Cioè sfortuna. La pegola è la pece “con la quale si lavorava il legno delle barche per renderlo impermeabile all’acqua del mare”. Già il colore nero. E poi la pece, una volta spalmata, non si stacca più. O quasi. Come la mala sorte. Oppure “aver el grasso che cola”. Letteralmente cuocere pietanze così sostanziose che “il loro grasso si riversa per eccesso”. In una parola vivere al colmo dell’abbondanza “senza colpa e senza merito”. Ora non so se la Reyer abbia pegola o se Cremona sia stata solo fortunata. Fatto sta che i veneziani hanno perso all’over time un’altra partita in volata che avrebbero potuto benissimo vincere. E vincevano a 21 secondi dalla fine di tre punti quando non si qua per quale a me sconosciuta ragione non hanno commesso fallo da due tiri liberi. Permettendo a Turner di segnare la tripla del pareggio sopra le braccia di Goss. Contemporaneamente Savovic, né carne né pesce, né quattro né cinque, ma serviva proprio?, mollava una spintarella a Washington che il vergognoso arbitro Sabetta non vedeva l’ora di fischiare e che è stato tutto grasso che cola per la squadra di Pandoro Pancotto. La pegola della Reyer sta invece forse nel fatto che Green sia fuori uso come Peric e che Goss non abbia speso il quinto fallo su Turner in modo tale da non poter commettere poi l’ennesimo pastrocio (pasticcio) della sua stagione “poco de sesto”. Tornando a Stefano Michelini: amico mio, stavolta anche tu ne hai sparata una di grossa. “Cosa doveva fare la difesa veneziana più di questo?”, ti sei domandato mentre Re Carlo Recalcati e Walter De Raffaele avrebbero voluto semmai fare a fettine Goss e Savovic. Succede, anch’io prima di parlare farei spesso meglio a tacere. Ma come si fa a non essere per esempio d’accordo con l’ottima spalla di Maurizio Fanelli quando bacchetta Ruzzier e Tonut impalpabili anche a Cremona? E come si fa a non consigliare a Paolo il caldo Moretti di comprare pure lui in libreria “Prima de parlar, tasi”? E non ce l’ho con l’allenatore più votato d’Italia nell’anno di grazia 2014, quello dello scudetto della Milano di Banchi, perché quando Varese decide di perdere non conosce le mezze misure e non casca mai in piedi, ma sistematicamente è battuta di 22 punti (64-86 con Milano e 91-69 a Sassari), quanto perché la colpa di tutti i rovesci della Openjobmetis è sempre degli altri e cioè ovviamente degli arbitri e dei suoi giocatori, ma anche della storica società e del consorzio di Masnago, di Coppa e Arrigoni, e persino di Gelsomino Repesa. “Il mio collega ha detto cose indicibili”. Quali? “E qui mi fermo”. Altrimenti? Sai la paura? Ora l’ho già detto cento volte: io sarò anche più curioso di una scimmia, ma il procuratore federale dorme e non piglia pesci perché glielo ha ordinato il dottor Petrucci o proprio perché non ha voglia di far niente? E non c’è forse Sky che microfona tutti gli allenatori d’Italia ad esclusione di Re Carlo? Quindi non poteva l’avvocato Marco Lucente dare uno squillo al direttore sportivo di Murdoch tanto più che sulle pagine gialle può trovare il suo numero di telefono alla voce Giovanni Bruno ma anche Bruno Giovanni. E chiedergli: “Ma cosa ha mai detto Gelsomino a Paolo il Caldo?”. Oppure si è inventato tutto Moretti, come presumo, e allora sarebbe più grave ancora. E comunque ha ragione Artiglio Caja che ha trovato il coraggio d’affermare: “Sinora Moretti a Varese è stato molto più bravo fuori dal campo che in campo”. Sante parole, ma vallo a spiegare alla stampa longobarda, piatta e convenzionale, che proprio da quell’orecchio non ci vuol sentire.