Repesa doveva andare a Sassari prima che a Milano

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Tre giorni per capire come sia stato mai possibile che Sassari quest’anno abbia potuto vincere tutto. E nessuno di quelli che ne sanno una più del libro che mi sia venuto in aiuto, o solo incontro, per svelare il mistero gaudioso della nostra pallacanestro risorta. Che resterà tale anche se dovessi pensarci sopra un altro paio di mesi dall’alba al tramonto. E pure se dovessi passare tutte le notti senza chiudere occhio. Sicuramente Milano ha fatto la sua parte. In negativo è ovvio se penso che solo Kleiza, scarto di Obradovic, e Daniel Hackett, a mezzo servizio, sono costati a Giorgio Armani un milione e mezzo di euro al netto delle tasse che diventano al lordo quasi tre. E hanno combinato quello che sono riusciti a combinare. In più c’era e, forse, c’è ancora David Moss che per meno di un milione di dollari nemmeno comincia a soffiarsi il naso sul parquet. Per non parlare di Shawn James. E così, per favore, non venite da me almeno più a chiedere perché è tornato Livio Proli in groppa a Milano o perché non si sente parlare più di Lupo de’ Lupis che a Luca Banchi ha lasciato fare tutto quello che gli passava per la testa. Non hanno vinto i migliori, ma i più forti: questo è il titolo che mi è venuto in mente subito dopo che Drake Diener ha sparato alle ortiche l’ultimo tiro e il Banco di Sardara è diventato campione d’Italia. Completando il tris. Che non chiamerò mai triplete e la ragione la sapete. E questo è il titolo che ancora oggi, ovvero tre giorni dopo, mi convince di più. I migliori erano senz’altro i giovanotti della Grissin Bon che più dei mori di Sassari giocavano a pallacanestro: questo è fuor di dubbio. Più metteteci il cuore e il coraggio. Ma evidentemente non sono bastati. E tutto perché? Semplicemente perché gli altri erano più forti. E meno emotivi. Meglio pagati anche. O no? E più imprevedibili. Cioè capaci di tutto: di segnare solo quattro punti nel primo quarto e poi di vincere la finale che contava di più. Improvvisamente doppiando e triplicando sul Cincia che ha finito per non capirci più niente quando la spia della benzina si è colorata per lui di rosso fuoco. Lawal è più forte di Lavrinovic. O mi sbaglio? Soprattutto se il lituano per tutti i playoff o non ha giocato o è stato in piedi per scommessa. Rakim Sanders è stato l’mvp dell’ultimo match ma probabilmente anche di tutta la serie finale. Difatti, come il nigeriano, andrà a giocare l’anno prossimo dove lo pagheranno molto di più. Anche a Milano: perché no? La butto là. Tanto non mi darete retta. O, meglio, la notizia la farete vostra tra qualche giorno. Come avete già fatto per Cinciarini e Datome. Le (buone) idee io le ho e ve le do. A gratis, come dicono in Rai. Poi ci pensino Proli o chi per lui con i soldi di Armani e non coi miei. Ve lo posso garantire: sul carro dei vinti si sta seduti molto larghi e comunque assai bene lo stesso. Soprattutto con questo caldo. Ricciolino Della Valle era il più incazzato, Super Polonara il più applaudito. E su quello dei vinti? Non lo so. L’ho solo visto che se ne andava nella notte con una montagna di gente a bordo. Tutti accalcati addosso a MaraMeo Sacchetti che però sabato – non voglio crederci – sembra che non sia salito sul charter tricolore che rientrava trionfante in Sardegna per tuffarsi in un mare di folla, ma sia andato a festeggiare lo scudetto, che è soprattutto suo, in una pizzeria di Milano, nei pressi di Parco Ravizza, assieme a Gas Gas Trinchieri e a Laiola Bernardi, che dei due allenatori campioni è l’agente-manager. Uno scudetto, ora che ci penso, che è figlio dei fiori più che del pick and roll. Che tutti gli altri allenatori italiani mettono anche nel caffè. Al posto dello zucchero o della saccarina. Come li accusa sempre il grande Boscia Tanjevic. Del resto se le cose sono andate come le so, e ora provate a dirmi di no, anch’io avrei fatto come MaraMeo e, puntando il pollice sulla punta del naso e agitando le altre dita della mano, me ne sarei andato lontano da Stefano Sardara. Col quale è ai ferri corti da un bel pezzo e col quale sarà difficile andare d’accordo per altri tre anni. A meno che non arrivi in soccorso Avellino. Dopo che nel corso delle ultime partite della regular season, quando il Banco di Sassari perdeva a rotta di collo, il presidente della Dinamo aveva urgentemente convocato nell’isola proprio Virginio Bernardi per rompere il contratto sino a giugno 2018 con Sacchetti e per sostituirlo indovinate un po’ con chi? Neanche ve lo potete immaginare. Sì, proprio con Jasmin Repesa che però, legato al Cedevita di Zagabria, gli ha risposto: grazie, ma ora non posso. E che adesso è finito alla corte di Ale Gentile riconfermatissimo. Facendomi perdere una cena con Simone Pianigiani. Ma di questo, e altro, se ne riparla domani. D’accordo?