Sacripantibus non è più uno della Banda Osiris: l’ho tolto

kaukenas

Rimini, Rimini: ci sono. Ma prima ho fatto un salto a Casa Zanni. Alle porte del Montefeltro. Alle pendici di San Marino insomma. Piadina e Lambrusco. E, già che c’ero, due tagliatelle al ragù di carne. Tagliata al coltello. Precisa Nico, il mio adorabile compagno di viaggio. Massì, facciamoci del male. Sorrido. Questo è ancora il mio mondo. Renzo Vecchiato e Domenico Zampolini: mi è sempre dolce l’amarcord con loro. Anche se l’acustica nell’arena della fiera è terribile e per capirci bisognava urlare. A tal proposito ecco Ciccioblack Tranquillo e Paola Ellisse che stanno bene insieme come una scarpa e uno zoccolo. Ma cosa ci fanno a Rimini? L’esclusiva della Coppa Italia ce l’ha la Raisport. Tempo al tempo: stamane l’ho capito. C’è stato infatti in mattinata un incontro tra allenatori e arbitri di serie A. E c’erano anche i due piccioncini di Sky. A quale titolo? Un giorno anche questa me la dovranno spiegare. Io di certo non sono stato invitato. E comunque grazie, ma di sentire il Patata Di Carlo che s’arrabbia perché ai suoi plavi fischiano ostinatamente fallo in attacco non ne avevo proprio alcuna voglia. Per la verità quelli di Capo d’Orlando, specie i più piccoli, Ivanovic e Laquintana, ti mettono sempre anche le mani addosso, ma lasciamo perdere: altrimenti poi dicono che adesso ho nel mirino il Patata e non è più finita con i lamenti e le lacrime. Sono andato allora a passeggiare sul lungomare prima che il cielo s’imbronciasse e il sole sparisse sul più bello. Peccato. Perché si stava bene anche solo in pullover. L’edicola è chiusa: vendesi o affittasi c’è scritto sul cartello. E io che m’ero illuso che la Gazzetta fosse andata a ruba per via della final eight di Coppa Italia. Che è un evento al quale sono molto affezionato. E al quale, se posso, non rinuncio per nessuna ragione al mondo. Nemmeno per la Juventus. Che stasera gioca con il Palermo alla stessa ora di Reyer contro Brescia e che tradirò dopo vent’anni. Il mio pronostico? Non mi stupirei se vincesse la squadra del debuttante Andrea Diana. Che non si è montato la testa come il Patata. Felice di sbagliarmi: mi pare ovvio. Perché va bene essere mestrino di terraferma, ma sulla carta d’identità ho pur sempre scritto “nato a Venezia”. Come quella magnifica barzelletta che ieri sera a cena ha tirato fuori Virginio Bernardi: già la sapevo, ma ugualmente è stato un gusto sentirgliela raccontare come neanche Gino Bramieri ai miei tempi. Virginio insiste sostenendo che la Banda Osiris è solo una mia invenzione. Ed è vero: l’ho inventata io nel secolo scorso. E comunque esiste. O, meglio, sopravvive se anche uno dei suoi protetti, Pino Sacripanti, che io affettuosamente chiamo Sacripantibus, mi ha affrontato con le buone maniere all’intervallo lungo di Milano-Brindisi e mi ha convinto senza minacce di toglierlo dalla lista in quanto mi ha giurato di non avere alcun rapporto privilegiato con Ciccioblack che della confraternita è il capo storico. Gli credo. E lo cancello all’istante. Molto ma molto volentieri. Sostituendolo magari con il Patata. Pace fatta dunque. Almeno da parte mia. Saranno poi cavoli suoi chiarirsi con Tranquillo. Che da grande avrebbe voluto fare l’arbitro e invece per nostra immensa sfortuna è diventato il miglior telecronista del pianeta come sostiene Alessandro Mamoli. Il quale si era raccomandato con San Carlo, che non è Re Carlo Recalcati, mi raccomando, di battere la GrissinBon e gli è andata male per via di un fallo sciocco in attacco giustamente fischiato a Laquintana. Mi spiace, ma sono bugiardo. Come cantava Caterina Caselli. E comunque non mi sembra bello che tutti ce l’abbiano con Reggio Emilia che dovrebbe essere, al contrario, la squadra più amata dagli italiani. E non ditemi che non è vero. Da Napoleone Brugnaro a Giannino Petrucci. Che mi ha incrociato nel parterre di Rimini e non mi ha abbracciato come invece ha fatto con Dario Colombo, amico mio di vecchia data. Che ce l’abbia con me? Non credo, visto che racconta a tutti che non mi legge. Semmai devo ammettere che Gelsomino Repesa mi ha dato una gran lezione di signorilità stringendomi la mano prima dello stentato successo sulla bella Brindisi di MaraMeo Sacchetti e mi ha anche chiesto come stavo. Io bene, gli ho risposto, ma starei molto meglio se domani Pietro Aradori giocasse l’ultimo quarto come solo lui nel Belpaese sa ancora pennellare dopo che i migliori, dal Gallo a Gigione o da CamoMelli a Alessandro, ce li siamo lasciati portar via.