L’Inter a testa alta come l’Italia con gli All Balcks (3-66)

all blacks

Non sono un gufo e comunque, se porto sfortuna all’Inter, non è che mi sfascio la zucca contro il muro. Anzi. O dovrei fare l’ipocritica e negare che dopo il gol di Eriksen, che mi ha fatto trepidare sino all’80esimo, ho tirato un bel sospiro di sollievo? Temevo infatti che mi crollasse un mito. Quello di mio fratello più piccolo che ogni qual volta, da vent’anni a questa parte, va a vedere la Beneamata allo stadio coi suoi figli, che sono poi i miei carissimi nipoti, c’è poco da ridere: l’Inter sistematicamente perde. Qualsiasi sia l’avversario di turno col quale potrebbe almeno pareggiare. Si chiami SassuoloAtalanta o TottenhamLuigi Garlando, prima firma della Gazzetta, ha scritto oggi col cuore infranto: “In una partita decisiva di Champions il migliore non può essere Borja Valero. Servono campioni di spessore internazionale”. Ancora? “Specie in mezzo. Beppe Marotta sarà già al lavoro”. Marmotta all’Inter? Ma perché allora, quando l’ho scritto su questo sciagurato blog il giorno dieci dell’ottobre scorso, Mamma Rosa e Papà Urbano si sono piegati in due dalle risate? Non ragioniam di lor, ma guarda e passa. Come disse Virgilio a Dante nell’inferno (canto III). Non prima però d’aver di nuovo avvertito la mia Signora: attenta, Marotta vorrebbe portare a Milano nerazzurra anche Fabio Paratici. Senza il quale è una Ferrari a secco di benzina col più vicino distributore a quaranta chilometri. In pieno deserto. A piedi con la tanica e il sole a picco sulla crapa. E manco un goccio d’acqua. Ma il bello è che sino all’altro giorno Vecino e più ancora Nainggolan erano considerati il meglio del meglio al mondo. Così come Perisic. Per non parlare di Icardi assolutamente intoccabile o di Politano già dipinto come il nuovo Giotto del calcio azzurro dopo il gol segnato nell’amichevole di Genk (Belgio) nientepopodimeno che agli Stati Uniti d’America. Mettetevi quindi d’accordo. Ricordandovi magari che a pallone si gioca sempre in undici contro undici. Anche in Europa. E che ieri sera a Wembley il capriccioso Lucianino Spalletti ha portato con lui in panca KeitaLautaro MartinezMiranda e Candreva, oltre a Borja Valero. Che sono tutti costati l’occhio della testa. E comunque l’Inter passerà il turno a patto che Steven Zhang la sera della sfida dell’11 dicembre con il Psv Eindhoven regali un bel viaggio in Cina a mio fratello e a tutta la sua famiglia. E ce li mandi un giorno prima. Assieme pure a Massimo Carboni che così per qualche ora non mi gonfierà più i coglioni con le sue ossessioni nei confronti della Juve scontatamente ladrona. Che Dio Aurelio De Laurentiis chiama Rubentus e nessuno di Sky gli dice mai niente. Come a Carletto Ancelotti che pareggia in casa con il Chievo a quota zero punti in classifica e confessa di non aver perso per questo il sonno. E men che meno io. O a Paolo Condò che ha scritto un libro con il marito di Ilary Blasi e arriverebbe a parlar bene anche di Fabrizio Corona. Che Asia Argento ha piantato in asso al quarto incontro. Usa e getta. E Dio solo sa quanto abbia fatto bene. Mentre ieri non ho visto da nessuna parte in televisione Matteo Salvini e così oggi ho chiamato l’antennista. Continuando a non capire perché la Tigre non mi dà da mangiare le carote oppure voi conoscete qualche coniglio che soffre di diabete? E comunque, se non è preoccupato Sconcertino per la sua Inter che, come sempre, non meritava di perdere, come il quindici azzurro di O’Shea con gli All Blacks, perché dovrei esserlo io? In fondo l’Italia del rugby è uscita dall’Olimpico in festa (53.204 spettatori paganti) battuta dalla Nuova Zelanda solo 3-66, ma a testa alta. Come raccontano le cronache dei gazzettini padani che per la bislunga vanno via di crapa e non si accorgono d’essere diventati più ridicoli di quei giornali di Cairo che continuano a difendere il loro Lucianino sostenendo che è soprattutto sfortunato e magari dimenticandosi che per l’ottava volta su otto ha perso in Inghilterra. Perfida Albione. E forza Inter. Forever.