Vacanze a Cortina: Renzo Vecchiato e i miei eroi del passato

Neanche ci fossimo dati appuntamento allo scoccar di mezzogiorno all’ombra del campanile di Cortina d’Ampezzo. Inconfondibilmente lungo come il suo naso. Il passo affrettato, in buona forma, maglietta e scarpe tennis, reduce forse da una camminata nel bosco sul sentiero del trenino che un tempo si snodava attraverso tutto il Cadore sino al lago di Calalzo. Deve aver casa dalle parti dello stadio olimpico del ghiaccio. In fondo al paese. Glielo ho già chiesto una volta, una seconda mi farebbe passare per scemo. Come dicono il gatto e la volpe, Petrucci e Sbezzi, e probabilmente anche lo sono. Gli butto le braccia al collo arrampicandomi su quell’armadio. Il mondo è proprio mignon. E sghignazziamo felici di un incontro gradito, quanto imprevisto. Eccezionalmente non piove, ma pioverà. Mentre è nevicato lassù ai 2500 di Ra Valles. Renzo Vecchiato, due e zero otto da mulo, classe 55, nato a Trieste l’otto dell’otto, come il Gallo dalle ginocchia di cristallo. “Ma avessero tutti la sua voglia di giocare in azzurro”. Uno scudetto con la Scavolini nell’88, un altro doppio otto: quasi quasi vado al Casinò e me lo gioco. Cosa? L’otto, è ovvio. Bianchini coach e Scariolo alle prime armi, Costa e Magnifico, Gracis e Zampolini, Darwin Cook e Darren Daye. Milano ai loro piedi. Ed era la Milano di D’Antoni e Meneghin. Altri tempi, altra pallacanestro, altra musica. Vacanze a Cortina. “Anche noi scappavamo calando la corda da quel terrazzo”, mi racconta indicando l’hotel Ancora. “Ma a mezzanotte e mezzo eravamo già a nanna e il cittì faceva finta di nulla”. Quattro chiacchiere al volo tra chi sta correndo a fare una doccia e chi deve andare a comprare il pane prima che Alverà chiuda. Povera Italia: lo diciamo insieme. Ovviamente parliamo del Belpaese dei Petrucci che butta via i soldi per la sua televisione, della Gazzetta che racconta le bugie come Pinocchio e gonfia i palloncini azzurri, degli Sbezzi che nessuno tra gli agenti può vedere manco di profilo. Eppure è il loro capo. Mi raccomando, mi fa Renzo, continua a martellarlo sulla zucca che mi diverto. Non dubitare, ma allora mi leggi? Scusa, ma se non leggo te, chi altrimenti? Di basket non scrive più nessuno che meriti d’essere seguito. Me lo ha scritto anche Zampolini facendomi gli auguri per i 65 anni. E non nego d’essere ingrassato d’almeno tre chili dal momento che pure con Mimmo ricordo di non essere mai stato azzurro tenero. Però quello era un altro mondo: magari di guelfi e ghibellini, ma mai d’ipocriti e farisei. Averne oggi di Zampolini, Costa e Magnifico in nazionale. Ma anche di Gracis e Caglieris. Saremmo a cavallo. E invece mercoledì dovremmo battere la Svizzera a Bellinzona per essere primi in un girone da far ridere i polli. Ci siamo innamorati quest’estate dei Vitali, dei Cervi, dei Magro, dei Polonara (forse con due elle), dei Pascolo. Ma mi faccia il piacere avrebbe gridato Totò. “E dobbiamo pregare in ginocchio Bargnani perché giochi in azzurro. Lui che neanche da ragazzo andava matto per questa maglia”. Parole sante: dieci o undici raduni nelle giovanili al massimo. Però almeno Vecchiato non è disfattista. “Pianigiani è molto bravo”. A me lo dici? “Bravo anche e soprattutto a circondarsi di buoni allenatori e collaboratori a tutti i vari livelli delle squadre nazionali. Piano piano stiamo ricrescendo. Anche in entusiasmo. Sono stato ad Ancona per All Star Games e ho visto centinaia e centinaia di bambini che aspettavano i loro eroi per avere un autografo al termine dell’allenamento. E questo non succedeva neanche ai tempi miei”. Quando hai vinto l’argento olimpico a Mosca e l’oro europeo tra Limoges e Nantes? Non ti credo. “E fai bene. Pensati che nemmeno io lo sapevo”. Cosa? “Che agli Europei dell’83 in Francia ho giocato più minuti di tutti. Più anche di Meneghin”. Quando Villalta o Bonamico erano i primi cambi dei lunghi e Marzorati il terzo playmaker. Non so se mi spiego. Alla prossima, caro Renzo, senza darsi appuntamento e senza cambiare idea sulle cose e sulla gente. Sempre a testa alta. Tenendomi ben stretti, almeno io, i campioni di una volta. Mentre a voi, signor lupo e signora volpe, lascio volentieri questi burattini. Di pastafrolla e di cartapesta, anche se vengono dalla Nba o ci andranno. E intanto perdono con la Russia delle comiche. Davanti a mamma e papà.