Nessuno mi crede, ma Recalcati vorrebbe andarsene

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Ad ogni playoff di giugno è sempre così: mi viene un tremendo prurito ai polpastrelli, peggio di un’orticaria. Dal quale mi posso curare solo scrivendo. E allora scrivo. Di tutto. Anche sui muri. Come Leo Turini o Turrini: con una o due erre? Non lo imparerò mai. E intanto guarisco. La prima cosa che mi salta in mente è il caldo pazzesco che faceva ieri sera al Taliercio. No, grazie: ringrazio il dottore, ma la prossima volta resto a casa e mi guardo le finali-scudetto in televisione. Con l’aria condizionata e, se serve, pure il ventilatore sparato a mille in mezzo gli occhi. A meno che stasera dopo cena MaraMeo Sacchetti non faccia davvero all’Armani Milano il gesto carnevalesco delle dita della mano che si agitano tenendo il pollice sulla punta del naso. Cantando un motivetto di fine anni trenta di Mario Panzeri, il paroliere e compositore anche di Papaveri e papere, Fin che la barca va o Casetta in Canada. Ve lo ricordate? “Maramao perché sei morto? Pane e vin non ti bastava, l’insalata era nell’orto e una casa avevi tu”. In fondo ci vuol poco perché mi torni il buon umore in un lampo, però sino a un paio di minuti fa avevo una di quelle lune che consigliava di starmi lontano almeno qualche miglio. Verde o non verde. E di girarmi molto alla larga. Non solo infatti dall’ospedale di campo di Reggio Emilia mi era arrivata l’ennesima brutta notizia di una settimana da incubo per Max Chef Menetti: dopo Darius Lavrinovic e Federico Mussini anche Drake Diener è ko e irrimediabilmente out da questi playoff. E allora andate tutti a farvi benedire. Ma soprattutto mi ero messo a discutere su face book con un paio di tifosi umanoidi secondo i quali mi sono inventato la storia di Carlo Recalcati che se ne va da Venezia e abdica (giustamente) in favore di Walter De Raffaele. Ora, a parte il fatto che ho tenuto la news chiusa nel cassetto per oltre tre mesi e l’ho tirata fuori solo il 30 dello scorso maggio, quando proprio ho capito che Re Carlo non sarebbe più tornato indietro dalle sue decisioni e la moglie Giovanna l’andava ormai confessando in giro ad amici e parenti, ancora non riesco a capire la ragione per la quale avrei dovuto sparare una bufala del genere. Perché, mi hanno risposto, Gigi Brugnaro ci ha detto che non è assolutamente vero e lui infatti ha riconfermato Recalcati. D’accordo, ma quando proprio non poteva più farne a meno con la Reyer tra le prime quattro dei playoff d’Italia e a un passo dalla storica finale scudetto, tutta Mestre in delirio per il miglior allenatore del 2015 (senza che Buscaglia s’offenda) e lui, Napoleone, molto impegnato a raccogliere consensi anche dal mondo del basket per diventare sindaco di Venezia. E comunque Brugnaro può dirvi quel che vuole. O chi per lui. Si chiami Pesciolino Rosso Casarin o Renato Brunetta o Ugo Bergamo. Per una volta tuttavia dovete credermi: è da tempo che Charlie meditava di chiudere la carriera d’allenatore per cento, e più di cento, buoni motivi. La lontananza da casa e dalla famiglia, la quotidianità del lavoro in palestra che ogni giorno che passa ti diventa sempre più pesante, la voglia e la curiosità di tentare altre avventure, magari dietro ad una bella scrivania, in un club o in Lega o in Federazione, oltre alla possibilità di chiudere in bellezza dopo 34 anni di successi, l’argento olimpico di Atene 2004, il record di vittorie in campionato e nei playoff, gli scudetti con Varese, la Fortitudo e Siena. E il quarto quasi in arrivo se Milano dovesse perdere stasera, ma non credo, e la Reyer vincere, come ora è assai probabile, domani a Reggio Emilia. E poi ci sarebbe anche dell’altro da tirar fuori, ma non è questo assolutamente il momento di farlo. Tempo al tempo e presto anche sapremo chi è il magnifico bugiardo. Mentre intanto mi è passato il prurito ai polpastrelli e sto per sedermi in poltrona davanti alla televisione. Con il cestello di ciliegie di Vignola sulle ginocchia. Tifando sempre per Walter De Raffaele, che si strameriterebbe di guidare la prima squadra dell’Umana senza per una volta i suggerimenti di Re Carlo e i consigli di Napoleone. E, già che ci sono, mi complimento pure con un altro Valter, ma non con la vu doppia, Deanesi, amico e compaesano, medico e chirurgo, nonché ortopedico di valore, che ha ottenuto la promozione in serie B con la Banca Popolare di Vicenza. Bravo e, almeno tu, non mollare.