Per fortuna che l’eroico Bode Miller non si era fatto quasi niente…

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Non voglio neanche pensare a cosa sarà la discesa di Beaver Creek se già il superG mondiale dell’oro di Hannes Reichelt è stato ieri un grandissimo spettacolo. Stasera, vento e neve permettendo, è in programma quella delle donne. Con Lindsey Vonn di nuovo grande favorita. Soprattutto se Tiger Woods se ne starà in California tra i green e i fairway. E il suo mal di schiena. Come anche lei spera. Dici forse che il Magnifico bugiardo non porti fortuna? Io non dico niente, ma molti lo hanno cominciato a pensare dopo il terzo posto della signorina Kildow, figlia di due avvocati separati, nel superG di martedì. Vinto dalla campionessa olimpica, e ora del mondo, Anna Fenninger che, se la guardate bene, è anche più bella della Maze e della Vonn. La quale già volava verso l’atteso trionfo, più veloce di tutte, quando una raffica di vento l’ha presa di petto frenandone la corsa sull’ultimo salto prima del traguardo. Dove c’era Tiger che la guardava sul megaschermo. E comunque tiferò per Tina Maze. Che è molto più donna e – credo – non giocasse con la Barbie nemmeno quando aveva quattro o cinque anni. Ma non mi dispiacerebbe neanche se Anna centrasse il bis. Staremo a vedere. Sabato sarà poi la volta della discesa maschile. Sempre alle 19. Che sarebbe un bel orario televisivo, prima di Juve-Milan, e pure un probabile boom di audience se la Rai mostrasse la gara su uno dei suoi tre canali principali. Ma a quell’ora guai a chi tocca l’Eredità di Frizzi o la Squadra speciale o il tigi regione del tre. E allora ci dovremo accontentare di Raisport. E pure del due. Perché sull’uno ci sono i campionati italiani di nuoto sincronizzato che non si possono perdere per nessuna ragione al mondo. Con le tre sorelle Materassi in studio: Arianna Secondini, Barbara Merlin e Daniela Ceccarelli. Ivana Vaccari in regia e i tre litiganti in pista, ovvero Davide Labate e Enrico Cattaneo che si vorrebbero mangiare il povero Paolo De Chiesa che invero li interrompe sempre. Ieri dalla discesa di Bode Miller all’exploit di Dustin Cook, sceso con il 28 e medaglia d’argento a sorpresa, è stato un superG proprio fantastico e, come vi dicevo, altamente spettacolare. Bode Miller andava a 110 all’ora, ed era mezzo secondo avanti a Streitberger, come minimo avrebbe centrato il podio, quando alla compressione della pista ha infilato un braccio in una porta ed è andato in testa coda. La figlia si è messa le mani in faccia per lo spavento, ma il papi per fortuna – le dicevano – non si è fatto niente nella pirotecnica caduta. A parte un taglio profondissimo, quasi uno squarcio, al polpaccio, appena dietro al ginocchio, che faceva solo paura a vederlo, ma al quale De Chiesa e soprattutto il duro Labate non hanno dato molto peso, indaffarati com’erano a litigare tra loro per strapparsi il microfono di bocca. In verità il campionissimo di questo secolo, quattro ori iridati e due Coppe del Mondo, quattro vittorie nel dicembre del 2004 in sedici giorni e in ciascuna della quattro specialità dello sci, è stato in serata operato. Sembra che cento punti di sutura non siano bastati per ricucirgli la ferita d’almeno sei centimetri. In più le lamine di uno sci gli hanno anche rescisso il tendine del flessore. Carriera finita? Non credo. Bode ha sette vite come i gatti anche se, a 37 anni, uno potrebbe anche cominciare a pensare di ritirarsi. E comunque, in questo mondo di spericolati eroi della neve, lui per me sarà sempre il più grande. Avevano parlato di stagione finita anche per Aksel Svindal dopo che a metà ottobre, giocando a pallone con i compagni di nazionale, si era rotto il tendine d’Achille, ma ieri il fuoriclasse norvegese è tornato in pista e per poco, senza allenamento, non ha conquistato anche il podio che gli è sfuggito per soli 13 centesimi di secondo. Un vero peccato, ma lui, più di Reichelt e Jansrud, è il vero erede dell’inavvicinabile Bode Miller. Non voglio invece parlare degli azzurri: mi hanno profondamente deluso. Tutti e soprattutto Domme Paris. E per questo sono in silenzio stampa. Almeno sino a domani sera.