L’Armani impari dalla Reyer come piangono i ricchi

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Adesso c’è da auspicarsi che Livi(d)o Proli l’abbia capita che il lupo c’era davvero nel bosco mentre Simone Pianigiani gridava spaventato e nessuno gli dava bada. Neanche fosse il pastorello della favola di Esopo. Al quale il lupo divorò tutte le pecore. Doveva insomma Milano perdere giovedì con Gran Canaria, e per giunta di nuovo al Forum, perché il presidente dell’Armani si rendesse finalmente conto, o almeno lo spero, che in EuroLega non si scherza mai con il fuoco. Come da tempo dovrebbe averlo ormai imparato a proprie spese. Sino a metà dello scorso mese era in effetti filato tutto liscio. Come una palla da biliardo senza buche. Era il 15 di novembre quando i campioni d’Italia vincono sul Bosforo col Durassafaka la quinta partita su sette in Europa, la terza in trasferta, e sono addirittura quarti in classifica alle spalle delle tre inavvicinabili Real Madrid, Cska Mosca e Fenerbahce. E in campionato le cose vanno ancora meglio: Milano è imbattuta dopo sei turni e solo alla Reyer riesce di tenerle testa. Senza contare che l’EA7 ha anche conquistato, fischiettando con le mani in tasca, la SuperCoppa di Brescia. Eppure, nonostante questo ruolino di marcia da Montepaschi di Siena nel massimo del suo splendore, tredici vinte e due perse (con Real e Cska), c’era qualcosa che non mi convinceva del tutto. Non mi fidavo infatti di chi già aveva cominciato a chiamarla Cannibale e di chi già la vedeva alle final four di Vitoria nei Paesi baschi quando da lustri andava solo dicendo peste e corna di Proli e del suo allenatore. O forse sono io che m’invento che al termine della Convention milanese della Banda Osiris di fine estate i massoni della nostra pallacanestro, di cui sto completando la lista che vi renderò nota davanti all’albero di Natale, sottoscrissero un patto d’acciaio e di guerra all’Armani? Sostenendo che il futuro del nostro basket doveva essere quello vagamente ipotizzato da Andrea Bassani, e sostenuto dalla Repubblica (marinara) di Pisa, e non quello “dilettante” di Re Giorgio che al massimo vince uno scudetto ogni due anni buttando via un sacco di soldi dalla finestra. Domenica 18 l’Armani affronta l’altra capolista al Taliercio senza Della Valle e un Nedovic “sontuoso nel primo tempo col Durassafaka” come ha garantito Vincenzo Di Schiavi, l’unico inviato al seguito delle scarpette rosse ad Istanbul insieme a Marco Aloi, direttore in pectore delle Lega che si vede sempre più spesso accanto a Proli. Gatta ci cova? Forse, ma non è questo l’argomento del giorno. Anche se prima o poi dovrò prenderlo di petto perché del “piano di comunicazione” di Egidio Rossi molte società di serie A ne sanno poco e altre, come la stessa Olimpia e la Reyer, pensano che sia stato un gruzzolo d’oltre mezzo milione d’euro gettato alle ortiche. Stavo dicendo del serbo ex Malaga che si è fatto male di nuovo e così all’improvviso Pianigiani si è trovato con una squadra stanca e sfiatata, le guardie contate, Jerrells fuori fase e persino sovrappeso, e quindi ha chiesto a Proli un rinforzino per due o tre mesi mettendo gli occhi addosso a Dominique Johnson, precario in quel di Pistoia, o a K.C. Rivers che proprio ieri si è accasato a Reggio Emilia. Ma con un primo quarto da favola (11-31) al Taliercio e l’ennesimo successo al fotofinish, stavolta ai danni del team oro-granata di Walter De Raffaele al gran completo, più il 93-90 rifilato a metà settimana al Baskonia, l’Armani avrà anche rimpolpato il suo bottino stagionale (15 vinte, 2 perse), ma Simone si è pure dato la zappa sui piedi. Perché il presidente dell’EA7, mal consigliato, gli ha negato l’acquisto della guardia di riserva da un pugno di dollari non accorgendosi che Milano aveva già la lingua che toccava terra e Mike James le pile scariche specie nei finali di partita. E così sono arrivate le tre battute d’arresto consecutive in EuroLega che hanno ridato speranze a Zalgiris e Bayern per la conquista dell’ottavo e ultimo posto utile per disputare i playoff. Dal momento che anche l’Efes è fuori portata e le due greche, oltre al Barcellona, sembrano avere qualcosa più dell’Armani. Insomma Proli ha pensato che Pianigiani facesse i capricci e non l’ha accontentato. Oppure Simone, che per carità di Dio ha spesso e volentieri le lacrime in tasca, deve però ancora imparare a piangere come i ricchi. E dunque sarà il caso che se lo faccia insegnare in fretta da Casarin, che ha convinto Napoleone Brugnaro a comprare Vidmar perché Watt aveva un ginocchio sfasciato, o da De Raffaele che a Avellino si è presentato – a suo dire – con una Reyer che era un ospedale ambulante, mentre alla fin fine si è trovato con Washington in esubero e di fronte una Sidigas a pezzi da raccogliere con il cucchiaino. E comunque se Proli (nella foto con l’indecente Kuzminskas che ha poco da ridere) non vuole dar retta a me e al suo allenatore ascolti almeno Mamma Rosa che attraverso l’amico Di Schiavi ha scritto dopo il rovescio casalingo con Gran Canaria: “Senza Nedovic e con qualche giocatore al momento improponibile la coperta di Pianigiani è di fatto piuttosto corta. E trovare alternative a James e Micov diventa ora vitale”. Ma cosa ci voleva a capirlo?