Giorgio Armani in guerra con Proli ora tentato da Pesaro

proli armani

Il film di Danny DeVito ha ormai più di trent’anni: per questo è molto probabile che Giorgio Armani (85) l’abbia visto e che Livio Proli (54) ne abbia solo sentito parlare. Il film, La guerra dei Roses, è la storia di Barbara (Kathleen Turner) e Oliver (Michael Douglas) che s’incontrano, si piacciono e si sposano: il classico colpo di fulmine. Hanno anche due figli, ma dopo un po’ di tempo il rapporto tra loro si guasta senza un vero motivo e così il folle amore si trasforma presto in odio senza un’apparente ragione conflittuale se non la grande villa che nessuno dei due vuole lasciare all’altro. Insomma il loro amore non è durato in eterno come nelle favole di una volta e come capita ancora oggi sempre più frequentemente nelle nostre belle famiglie italiane. Alla Tigre e a me è invece successo che domenica – robe da non credere – abbiamo festeggiato le nozze d’oro. Insomma 50 anni di matrimonio. Tra qualche (piccolo) alto e basso, d’accordo: non fatico ad ammetterlo, ma adesso per favore non andiamo a cercare il pelo nell’uovo perché, se apro io il libro dei cavoli vostri, non so quando mai riuscirò poi a finire di leggerlo. E vallo anche a capire quale sia stato il filo conduttore dietro al quale mi sono di nuovo perso in questo lungo preambolo infarcito di luoghi comuni e di frasi mielose da far schifo. Forse perché è così che oggi scrivono i giornalisti di corte e perché i quotidiani presto chiuderanno bottega come le edicole. Ora ricordo: volevo solo raccontarvi di Giorgio Armani e Livio Proli che per dieci anni, sul lavoro e nel basket, sono stati pappa e ciccia o, meglio camicia e camicia, così nessuno troverà modo di offendersi, mentre adesso sono ai ferri corti, nemici per la pelle, peggio di Gatto Silvestro e Titti o di Mughini e Sgarbi. La cosa ovviamente è risaputa. Specie negli ambienti della grande moda e all’ombra dei canestri con la retina sempre scucita nel fondo, ma evidentemente scotta e allora, tanto per cambiare, toccherà a me raccogliere questa patata bollente e raccontare in chiave moderna l’ultima guerra dei Roses non molto diversa da quella che nel calcio ha improvvisamente diviso Beppe Marotta da Fabio Paratici. I quali, se domenica sera dovessero incontrarsi nella pancia vuota o nella tribuna deserta dell’Allianz Stadium come è assai probabile, sono sicuro che farebbero (e faranno) fatica a salutarsi dopo essere stati per quasi un decennio fratelli di latte sotto lo stesso tetto. Quello di Casa Agnelli. A tal proposito, conoscendo uno dei miei punti deboli e cioè il piacere sottile che ho di divagare piacevolmente saltando di palo in frasca, anche a rischio di scivolare fuori tema e di disorientare i lettori, adesso magari vorreste che vi dessi il mio giudizio sulla tristissima prestazione della Juve ieri sera a Lione in Champions, ma non cado nel tranello e non vi do la soddisfazione di mandare un’altra volta a remengo l’inguardabile calcio di Marx Sarri. Il quale è ormai evidente che non ha ancora capito quale squadra sta allenando. Circa un anno fa, più o meno di questi tempi, Re Giorgio e il Livido devono aver litigato tra loro di brutto non certo per l’eliminazione al primo turno dalle final eight di Coppa Italia a Firenze con la Virtus, quanto per disguidi aziendali o storie di famiglia tra nipoti, amanti e sorelle nelle quali assolutamente non mi permetto di ficcare il naso. Del resto anche a metà febbraio Milano ha perso in Coppa Italia con la Reyer e non mi risulta che Armani abbia intimato al presidente Ettore Messi(n)a di licenziare su due piedi Ettore Messi(n)a. Anzi, l’anno scorso aveva confermato Simone Pianigiani per un’altra stagione ripetutamente assicurandogli che godeva delle sua stima e fiducia più totali.  Non solo, aveva in tutti i modi anche cercato di convincere Proli a restare quanto meno al vertice dell’Olimpia dopo che il suo ex braccio destro non aveva sentito ragione e aveva rinunciato alla poltrona di direttore generale del Gruppo Armani sulla quale era rimasto solidamente seduto dal settembre del 2009 sino allo scorso marzo. Insomma era sembrato un divorzio se non proprio zucchero e miele non di certo al cianuro o al fiele. E invece, da come le cose sono precipitate nell’ultimo mese, e di cui ovviamente nessun giornale ha fatto parola, pare che soprattutto il signor Armani non voglia più vedere dipinto Proli neanche sui muri sotto casa se è vero, come è vero, che ha persino ostacolato (contattando chi di dovere, ndr) l’elezione a presidente della Lega del suo ex fedelissimo manager. Difatti quando Stefano Sardara aveva fatto il nome di Proli, suggeritogli da me e poi da Giannino Petrucci, nel ruolo di nuovo commissioner della Lega, da ieri occupato da Umberto Gandini, non si era in fondo sbilanciato più di tanto dal momento che aveva già ottenuto il sì dallo stesso diretto interessato e da quattordici società di serie A, esclusa logicamente Milano, se non addirittura quindici con la Segafredo e Luca Baraldi ancora un po’ tentennanti. I motivi per i quali il celebre stilista piacentino abbia messo i bastoni tra le ruote al suo ex più stretto collaboratore non mi è dato a sapere. E comunque, se anche li conoscessi, non li verrei certo a spiattellare a voi. Vi posso però confermare che Livio Proli ha tutte le migliori intenzioni di tornare in pista nella pallacanestro. Piaccia o non piaccia a Giorgio Armani e alla Banda Osiris. Già ha le mani in pasta a Modena. Dove per ora è interessato al settore giovanile, nel quale gioca il figlio, più che alla prima squadra che potrebbe però disputare il prossimo campionato di serie B grazie ad un suo pesante investimentoMa sarebbe molto più stuzzicato dalla proposta che nei giorni scorsi gli hanno fatto i nassimi dirigenti di Pesaro per ricostruire la Vuelle ripartendo dall’A2 e puntando subito diritto al ritorno nella massima serie. Con quale incarico? Questo è ancora tutto da stabilire e il ventaglio dei ruoli è comunque assai ampio, ma non è quel che conta. Il bello sarebbe che Proli stavolta si mettesse contro Armani e allora ne vedremmo sul serio di fuochi d’artificio pure alla luce del sole e specie nella notte del Forum.