Mestre-Pielle Livorno: questo è il basket che m’emoziona

taliercio

Piove sul bagnato e non è un modo di dire. Tanto che non avrei messo il naso fuori di casa se la Giorgia non mi avesse chiesto d’accompagnarla sotto l’ombrello, e sotto mezzogiorno, al Forte Marghera che è un’oasi di pace inimmaginabile nel verde tra Venezia e Mestre, ponticelli e canaletti, bacari e cicchetti, musica e cultura. Dove il cordiale presidente della Biennale di Venezia, Roberto Cicutto, e l’amabile Lesley Lokko hanno presentato la Biennale d’Architettura 2023 che sarà inaugurata sabato nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian: un grande The Laboratory of Future che la curatrice ghanese-scozzese della mostra, nonché scrittrice di bestseller, ama semplicemente definire una “bottega artigiana” internazionale che sarà in realtà un grande spettacolo che da qui a fine novembre verrà preso d’assalto da più di mezzo mondo. Ovviamente c’era anche il sindaco Luigi Brugnaro come sempre all’apparenza di buon umore. Con il quale non ho scambiato neanche mezza parola di palla nel cestino. Tanto cosa c’era altro da dire quando la sera prima la Reyer era riuscita a perdere di quasi trenta punti (55-81) in casa con il Banco di Sardara la seconda partita dei quarti di finale dei playoff crollando nella ripresa con la stessa faccia da schiaffi dello scorso gennaio? Se non che ha avuto troppo fretta a far rinnovare da Federico Casarin il contratto a Olivetta Spahija come ho già scritto non più tardi di giovedì scorso su questo blog e sono stato subito coperto d’insulti su Facebook dai tifosi venexiani. Però non voglio adesso fare né il martire, né il fenomeno di cui sono già straripanti le fosse del basket italiano come i fiumi – ahinoi – dell’Emilia-Romagna. Però non potete nemmeno negarmi che lo scaltro allenatore croato vi ha preso tutti per il cesto, e per primo quel pollo dell’Anonimo Veneziano del Gazzettino, inventandosi la favola dei club d’EuroLega che lo volevano. Quale? Mi faccia solo un nome e l’invito a pranzo al Leone di San Marco. Dove va pure lui, mica mona, a mangiare il buon pesciolino dopo l’allenamento.

E’ piovuto, e di brutto, tra la Romagna e le Marche: allagate Cesena (dal fiume Savio), Riccione, Pesaro e Senigallia. Impressionanti mareggiate sul litorale tra Ravenna e Cervia. Oltre 6.000 persone invitate dalla Prefettura ad abbandonare le loro case. Sott’acqua anche il piano terra dell’ospedale Ceccarini di Pesaro e il pronto soccorso che è stato chiuso assieme ai reparti di cardiologia, oculistica e diabetologia. Il Foglia minaccioso è in piena. Anche a Bologna è allarme rosso e stavolta non per la Fortitudo pur sconfitta vergognosamente domenica a Cento 91-73. Domani scuole chiuse ed è pure il giorno 17 o, meglio, il 16+1 del mese. Chiedendomi: ma di questo passo dove andremo a finire? E’ piovuto ancora sul Ghiro d’Italia che è arrivato a Viareggio e non vuole più uscire dal suo primaverile letargo dopo il ritiro per Covid del campione del mondo Remco Evenepoel che ha lasciato la maglia al gallese Geraint Thomas che tra otto giorni compirà 37 anni e presto diventerà nonno.

Maltempo anche agli Internazionali di Roma che vanno avanti a singhiozzo. Con la grande delusione di Jannik Sinner battuto a sorpresa 6-7 6-2 6-2 dall’argentino Francisco Cerundolo sotto gli occhi d’Artiglio Caja che – incredibile ma vero – non ha ancora trovato una squadra come del resto Ray-ban De Raffaele. E con l’eliminazione di Lorenzo Sonego che non ha fatto il miracolo nella continuazione del match sospeso ieri per pioggia contro Stefanos Tsitsipas. Il quale negli ottavi affronterà a mezzanotte e dintorni Lorenzo Musetti che in mattinata ha chiuso a suo favore la rimonta con il più quotato Tiafoe. Pare che Sinner avesse il mal di pancia come è successo anche a me ieri e per questo ho piantato in asso l’articolo che adesso vado a riprendere a scrivere dopo che i San Tommaso hanno avuto in giornata la conferma ufficiale della mia anticipazione della settimana scorsa che voleva Claudio Coldebella a Reggio Emilia alla corte di Veronica Bartoli che, non me ne voglia, ho votato peggior dirigente del 2023. Il trevigiano di Castelfranco che Pieraldo Celada, che chiamavo con molto affetto Alì Babà, cedette  contemporaneamente nell’estate del 1988 a due società, la sua Aurora Desio e la Virtus Bologna dell’avvocato Gigi Porelli, mi ha negato nel pomeriggio d’aver proposto un allenatore greco come successore del povero Dragan Sakota, che si sarebbe meritato la riconferma, e pure di non aver mai contattato Luca Banchi come ha scritto il Resto del Carlino reggiano che non ne indovinerebbe una nemmeno all’Eredità di Flavio Insinna. E allora? Io farei una bella proposta a De Raffaele dal momento che Alessandro Dalla Salda ha altre (buone) idee per Napoli. Mentre GasGas Trinchieri dovrebbe aver preso il posto all’Efes di Ergin Ataman coperto di dollaroni dal Panathinaikos come Paperon de’ Paperoni nella sua vasca dorata.

Dunque finisco di raccontarvi come il vostro vecchio si sia emozionato domenica al Taliercio che è tornato ad ospitare il Basket Mestre dopo 34 anni come non avrei mai pensato e come testimonia la foto del blog che metterò in soasa come diciamo noi a Venezia quando vogliamo incorniciare un evento che ci rimanga nel cuore. C’erano oltre duemila e cinquecento tifosi per la prima partita degli ottavi di finale dei playoff di promozione in A2 contro la Pallacanestro Livorno quando soltanto un mese fa non erano più di trecento, giovani e forti, i fedelissimi sugli spalti nella palestra in campagna, a Trivignano, che seguivano la Gemini in serie B. Tante facce conosciute di sostenitori e amici mestrini che non vedevo da un secolo. Seduti ai loro posti in loggione o in curva come allora. E tra loro pure Federico Casarin con la sua bella famiglia di Mestre: il padre, la moglie e il figlio Davide. Qualche coro contro la Reyer che ci sta se non è offensivo. E non lo è stato.

Stasera, e scrivo stasera perché è già l’una e mezza (passata) di mercoledì, si replica sempre alle 20. Contando sul bis di pubblico al Taliercio e di risultato contro una Pielle che, dopo aver perso il suo sfortunato tiratore scelto Federico Loschi (rottura del tendine d’Achille), nipote trevigiano di Roberto Premier con lo stesso vizietto della tripla che incenerisce i canestri, dovrà rinunciare anche all’esperto playmaker Andrea Piazza che domenica si è rotto il crociato. Ma dai playoff c’è da aspettarsi sempre di tutto. Persino il crollo (71-86) in gara 1 dell’altra Livorno, la favoritissima Libertas, proprio con Desio sul parquet di via Allende e la squalifica del campo per tre turni dopo che i soliti esagitati a fine partita hanno preso a pugni il tunnel d’accesso degli spogliatoi degli arbitri e uno dei due ha beccato anche un calcio sul sedere che per fortuna non gli ha dato dolore. Così che domani la Libertas giocherà gara 2 lontano dal PalaMacchia, a Piombino. Robe da non credere.

Come il match tra Tsitsipas e Musetti che è iniziato otto minuti prima della mezzanotte ed è finito che era quasi all’una e trequarti con la vittoria del greco per 7-5 7-5 sul carrarese che si è battuto come un leone cedendo in entrambi i set il servizio sul 5-6. Il tennis d’Andrea mi piace quasi più di quello di Jannik, ma non ditelo in giro. Mi raccomando. Piuttosto dovete ringraziarmi perché per i miei aficionados ho fatto le ore piccole e ho dato l’esito di un incontro molto atteso che non troverete oggi nemmeno sulla Gazzetta. A patto che nessuno di voi mi dica il risultato non d’InterMilan, che non m’interessa neanche conoscere, ma delle partite che hanno giocato lunedì l’Armani e la Segafredo contro Pesaro e Brindisi che mi piacerebbe vedere stamattina a letto oltre a quella di ieri registrata tra Tortona e Trento per parlarne poi magari insieme. Chiedo troppo? Non penso. Chiudendo con Napoleone Brugnaro, ex tifoso pure lui del Basket Mestre ai tempi di Alì Babà e pure prima, che sabato dalla prima fila del Talierco se è arrabbiato come ai tempi d’oro con Paternicò e non a torto: gli ha contestato infatti la regola del vantaggio concessa a Sassari e a Kruslin che nella pallacanestro non mi sembra ancora esista. Anche se poi qualcoshe ragione in più da contestare all’arbitraggio di Baldini e Borgioni ce l’avesse il flemmatico, forse anche troppo, Pierino Bucchi. Per esempio Dowe buttato fuori dal parquet con la clava di Bramos sul 78-77 e rimessa assegnata agli orogranata…