E se la Banda Osiris non avesse più ragione d’esistere?

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L’aggettivo proprio non mi piace e quindi se qualcuno mi dice: “Tranquillo, ci penso io” come minimo lo mando a quel paese. E mi deve pure ringraziare se non l’ho preso anche a pedate sul sedere. Chiedo molto? Sinceramente non penso. In fondo basta che uno mi dica: “Sta sereno” che divento subito un angioletto con le ali e l’aureola. O anche “Non essere inquieto o preoccupato: non ne vale la pena”. E io non mi agito nemmeno se ieri notte è ricominciato il campionato della Nba con Golden StateSan Antonio e quello ha ripreso ad urlare come un ossesso. Neanche avesse un ladro in casa o gli tremasse la terra sotto ai piedi. L’importante è che nessuno si sogni mai di buttarmi lì una frase apparentemente innocente come: “Tranquillo, faremo in tempo” perché allora non ci vedo più e me lo mangio vivo. Lo giuro. Anche a costo di passare il resto dei miei giorni a San Vittore insieme a Fabrizio Corona. In verità devo ammettere che avevo molta nostalgia di Ciccioblack e quindi questo è stato soltanto un pretesto per ricordargli che non mi sono dimenticato di lui e della promessa che fece sul suo blog esattamente il 14 gennaio di quest’anno disgraziato quando ammise d’aver preso il nero da Minucci e non solo da Siena, ma pure “in un paio d’altre occasioni”. Assicurando, senza che nessuno glielo chiedesse, di rivelare pure gli altri peccatucci da lui commessi “in assoluta buona fede, ma con enorme leggerezza e grande ignoranza”. Magari potrei anche aiutarlo a ricordare aggiungendo, per risollevargli il morale da sotto i tacchi, che non è stato né il primo né l’ultimo, né l’unico giornalista, di Sky o non di Sky, che ha intascato importanti somme dal Montepaschi senza poi denunciarle all’erario. Ma preferisco che sia lui a lavarsi la coscienza. In modo tale che da questa imbarazzante faccenda Flavio il Quieto possa finalmente uscire se non proprio a testa alta, almeno un po’ più pulito di mio nipote che si è appena sporcato tutta la faccia con la Nutella rubata di nascosto dalla dispensa della nonna. A meno che Ciccioblack non voglia aspettare che pure quel paio di piccoli imbrogli finiscano in prescrizione come il precedente reato e allora mi cadrebbero davvero le braccia. Autorizzandomi a pensare che un uomo che non è di parola non possa più essere neanche il capo della Confraternità dell’Osiris. Ammesso, e non concesso, che l’ex Banda Osiris abbia ancora una ragione d’esistere dopo che molti membri l’hanno rinnegata, da Paperoga Crespi a Virginio Bernardi, e altri, da Orate Frates a Mammoletta Mamoli, li abbia io depennati quest’estate dalla lista. Avrebbero infatti potuto benissimo voltarsi dall’altra parte e far finta di non vedermi incrociandomi a Cortina in passeggiata per Corso Italia. E invece con l’architetto, molto amato dalle donne, ho anche scambiato due parole al volo raccomandandogli il Totè, tanto disprezzato da Boniciolli, che per me ha buoni margini di miglioramento se il maestro rossonero lo convincerà a non girare alla larga dai canestri. Leonardo Totè, non ancora ventenne, due metri e zero nove, più quattro che cinque, veronese di Negrar, come Matteo Manassero, gioca nella Scaligera in A2, salta come un grillo, non ha proprio una mano quadra ed è di proprietà della Reyer. Insomma, considerato anche che Gas Gas Trinchieri, lontano da Milano e quindi da Ciccioblack, sta facendo molto bene, come del resto CamoMelli con lui nel Bamberg, sono arrivato alla conclusione che solo Davide Pessina ormai riesce a sopportare il Narciso di Sky che si urla addosso. E nessuno più lo ascolta. Nemmeno i quattro sbarbatelli del seminario e Giannino Petrucci. Al quale oggi non ho eccezionalmente dedicato neanche un rigo. Dal momento che i medici mi hanno consigliato di lasciarlo perdere per almeno ventiquattr’ore se non voglio che mi venga anche un attacco di bile. O kappa, ma domani vi racconterò, come già vi avevo promesso, della crostata di mele o pere, prugne o albicocche, comunque favolosa, del Casale romano per la quale il tiranno di Valmontone andava letteralmente pazzo. E non è la solita storia sdolcinata della bisnonna di Hulk Hogan, l’ex re del wrestling, che Federico Buffa si è inventato di sana pianta e racconta ogni volta per imbarcar cucchi.