25 aprile, la festa del bòcolo più bella (ciao) dell’anno

25 aprile

Mi scuso se ieri ho fatto un po’ tardi e magari siete andati a letto senza poter leggere il mio imperdibile Scacciapensieri a cui ho dato l’invio (e la benedizione) che era ormai mezzanotte passata da un pezzo. Ma spero abbiate capito le ragioni del mio greve ritardo. Al mattino ero stato impegnato con gli esami. E al pomeriggio mi sono svegliato dalla pennichella con un prurito alle dita che era davvero fortissimo. Onde per cui non mi è sembrato assolutamente il caso di scrivere ancora qualcosa su Quello che conoscete tutti molto bene e che mi dà fastidio soltanto nominarlo. E guardarlo con quei riccioli unti che gli si aggrovigliano sulla nuca e il naso adunco che sembra il becco di un rapace. Il quale avrebbe anche voluto che andassimo a votare per le Regionali a luglio, se non anche prima, facciamo pure domenica 7 giugno, San Roberto. Riaprendo eccezionalmente le scuole. Quanta fretta, ma dove corri, dove vai? Gliela faccio cantare, se vuole, anche da Edoardo Bennato. Oggi è infatti il 25 aprile, la festa per me più bella (“ciao, ciao, ciao”) dell’anno. Anche più bella di Pasqua o di Natale. E quindi non volete che Luca Zaia, nel giro di tre o quattro mesi al massimo, non possa marciare su Roma sotto braccio a Matteo Salvini o a Giorgia Meloni, che ha la faccia che sembra proprio un cocomero, per diventare governatore del Veneto vita natural durante senza dover ammassare nei seggi i somari che poi magari, ragliando e scalciando, si prendono anche il coronavirus? Devo però essere sincero: il trevisano nato tra le colline in fiore e le vigne del Prosecco, che vuole rinchiudere in casa i vecchi come me e smarrire la chiave, perché dopo i settant’anni siamo ormai tutti da buttare, ha riaperto i negozi e i chioschi dei fioristi. Oltre ai cimiteri. Così oggi i veneziani, se solo fossero stati informati per tempo da Zaia e se Zaia a sua volta si fosse degnato almeno di dirlo a Brugnaro, che difatti è con lui incazzato nero, avrebbero anche potuto comprare e regalare i bòcoli di rosa alle loro donne come ho fatto io stamane e come è tradizione di ogni festa di San Marco Evangelista. Che cade nello stesso giorno dell’Italia liberata 75 anni fa dai fascisti che in verità non siamo ancora riusciti a toglierci di torno dopo che Silvio Berlusconi li ha legalizzati assieme ai salvinisti. Anzi, mi sento circondato da loro come neanche il generale George Custer a Little Bighorn dagli indiani. Però sono anche sicuro che stavolta li fermeremo prima che arrivino a Roma. E comunque ho cantato anch’io Bella ciao dalle finestre del soggiorno che s’affacciano sul piazzale accompagnato dalle note dei musicisti dell’Anpi della Scala che suonavano nello splendido teatro purtroppo vuoto e mi sono sentito veramente felice. E soprattutto libero. Come il mio blog di satira che non ha padroni e nemmeno sponsor. Né piglia soldi dai club o dalle federazioni come molti bandaosiris che fanno finta di nulla e intanto s’infilano in tasca il nero fischiettando. Oggi www.claudiopea.it, alias Mors tua vita Pea, compie sei anni come le sei rose rosse nella foto. Canestri e canestri d’auguri. Nel corso dei quali spesso non sono riuscito a farmi capire e accettare da tutti. Anche se comprendo che è più facile andare d’accordo con me se siete di sinistra o gobbi o meglio ancora se siete l’uno e l’altro. Però gli aficionados specie negli ultimi tempi sono saliti di numero come la funivia che arriva in cima alle Tofane e questo non potete nemmeno immaginare quanto mi gratifichi e mi dia la forza di tenere duro nonostante tutto. Anche se ho un carattere di merda (non sempre) e sono più testardo di Maurizio Belpietro che si ostina a voler a tutti i costi riuscire simpatico quando è meno gradevole di De Laurentiis e Lotito messi insieme. O di uno stecchino di ghiacciolo al gusto di niente che Zaia, beatificato ogni volta da Alda Vanzan del Gazzettino, neanche permette che lo si possa leccare per strada. E nessuno ha il coraggio di dirglielo in faccia se non il vostro scriba che per questa ragione ha anche perso qualche amico lungo il percorso di duemila e passa giorni. Santa pazienza. Evidentemente non erano amici sinceri, ma forse solo di convenienza. 854 articoli di basket, e nemmeno corti, non sono proprio pochi in sei anni. Oltre a 280 Scacciapensieri e duecento o quasi di calcio e una sessantina di pezzi tra golf e sci. E c’è ancora qualcuno che sostiene che dovrei scrivere anche di più. Bene. Significa che piaccio. Modestia a parte. Così come mi è piaciuto oggi vedere il sindaco di Venezia che cantava sommessamente Bella ciao in riva Sette Martiri nel silenzio dei giardini di Castello. Penso che anche Luigi Brugnaro è molto più a sinistra di quel che si creda in laguna. E difatti basterebbe che prendesse definitivamente le distanze da Luca Zaia e dal Carroccio per stra-ri-vincere al ballottaggio la corsa a Ca’ Farsetti. Senza scendere a patti con nessuno. A testa alta. Sventolando in faccia di chi so io ben due scudetti e la Coppa Italia della Reyer conquistati nelle ultime tre stagioni. Che poi si debbano aprire i bar e non forse ancora le scuole è tutto da discutere. Basta che lo si possa fare, mentre mi sembra che Zaia voglia decidere solo lui. Senza avere la pancia in fuori del Benito con le braccia ad anfora e le mani puntate sui fianchi.